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Noi siamo quelli del “C’era una volta”, si lo so che oggi non si usa più, ma a me, scrittrice vecchio stile, come amo definirmi, é rimasto nel cuore e spesso nei miei racconti continuo ad impiegarlo.

In fin dei conti, iniziare una storia con la frase: “c’era una volta”, attirava l’attenzione di grandi e piccini, spesso nelle vecchie famiglie, quando i soldi e i giocattoli erano pochi e i figli erano tanti, usava farli sedere in cerchio e raccontare loro delle favole, anche inventate sul momento, anche tratte da vita vissuta e chi le raccontava, in genere erano i nonni o magari i bisnonni addirittura, ma indovinate un po’ come iniziavano queste storie?

Bravi proprio così con la frasetta magica, alla fine era proprio magica, un po’ come una formula, che pronunciavi e ti apparivano, draghi streghe, cavalieri e/o principesse. I bambini si incantavano ad ascoltare, i più grandi iniziavano a sognare. Le ragazzine, chiudendo gli occhi, immaginavano principi e castelli e vestiti vaporosi. Tutto quanto prendeva vita da quelle tre parole: “c’era una volta!”

Sono cambiati i tempi adesso, si preferisce mostrare e non raccontare più, si preferiscono altri scenari, dove l’azione inizia già fin dalle prime righe, togliendo spazio e respiro a quella figura romantica e leggendaria che era il “narratore”.

C’era una volta…, eppure una delle storie più famose e tradotta in tutto il mondo, inizia proprio con questa frase.

— C’era una volta… — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. — No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Avete capito bene, sto parlando proprio di Pinocchio, probabilmente il “c’era una volta” più famoso che il mondo conosca e che deve continuare ad esistere perché la magia non deve sparire mai!