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Cap 16

Larry si avvicinò a Milady che ancora stava riposando. Le fece una carezza e le dette un bacio vicino alle labbra,  poi iniziò a chiamarla.

«Principessa svegliati, devi venire con me!»

«Larry, sei qui, mi sei mancato! Ti ho sentito sai, ho sentito il tuo bacio, é stato dolcissimo!»

«Principessa mia, se solo tu sapessi quanto desidero baciarti davvero!», pensò fra se.

«Larry io sono pronta, ma non ho niente indosso, come faccio ad uscire?»

«Non preoccuparti, ti ho portato una delle divise da infermiere di corsia, così non darai troppo nell’occhio».

«Grazie, poi un giorno mi dirai chi sei realmente?»

«Certo principessa!»

«Prima di quanto pensi ti dirò tutto!», promise a se stesso.

 

***

 

L’albergo Genny non era molto grande, ma era pulito e confortevole,  avevano scelto quello, perché era un normale 3 stelle,  per nascondere una persona sarebbe stato sicuramente meglio. La stanza prenotata era stata registrata sotto falso nome, nessuno poteva presagire che Milady si trovasse li.

Larry la accompagnò fino all’ingresso della camera.

«Larry ti prego entra con me, solo cinque minuti, solo per…no niente»,  lasciando cadere il discorso.

«Milady non posso, hanno bisogno di me, dentro troverai tutto ciò di cui hai bisogno, per favore promettimi che non uscirai per nessun motivo. Poi dopodomani verrò a prenderti e ti porterò in un posto speciale!»

«Va bene , te lo prometto, ma come farò per mangiare?»

«Hai tutto tutto ciò che può esserti utile, lo vedrai esplorando la camera. Adesso devo proprio andare principessa, mi spiace…»

«Larry per favore, ancora un  attimo, abbracciami, così mi rimarrà un po’ di te per non aver paura!»

«Certo principessa!».

Milady si rifugiò fra le sue braccia, appoggiandogli la testa sul petto, poi alzò il viso e le loro labbra furono così pericolosamente vicine che improvvisamente si toccarono e poi si unirono. Quel bacio fu così dolce, inaspettato e lungo.

«Oddio scusami! Adesso devo andare, non aver paura e se ne avrai pensami! Ciao principessa!», Larry uscì e lei rimase sola e frastornata da ciò che era appena successo.

Chiuse la porta a chiave e si mise ad esplorare l’ambiente.

Sul tavolino, vicino al suo letto,  vide un vaso con dentro uno splendido mazzo di rose , una clip di legno teneva una piccola busta appesa ad uno degli steli. Aprì la busta e lesse il bigliettino scritto a mano e firmato.

Queste sono per te principessa, non aver paura e se ne hai, pensami e ti passerà. Larry

Vicino al vaso con le rose c’era un pacchetto, lo scartò e trovò un cellulare nuovo, molto carino, nella stessa scatola c’era un altro biglietto scritto a mano e firmato.

Principessa questo é tuo, qui dentro non troverai il numero di chi ti ha fatto male, ne lui potrà chiamarti, ma se sentirai un po’ la mia mancanza, chiamami o mandami un messaggio, non preoccuparti, il credito e praticamente illimitato.

Si mise a sedere sul letto, che era morbidissimo, e si fermò a pensare a tutto ciò che le era successo, pensò al fatto che forse, quando lui sarebbe tornato a prenderla, lei gli avrebbe rivelato il suo nome.

«A lui posso dirlo», pensò fra se, «lui non mi farà del male e poi quel bacio…no, lui non mi farà del male ne sono sicura, dopodomani mi porterà in salvo dove James non potrà più trovarmi, me lo ha promesso e io gli credo, ma ho così tanta paura, adesso qui da sola!»

Aprì l’armadio e trovò una serie di abiti appesi e di biancheria della sua taglia riposta nel cassetto e perfettamente piegata. Nel bagno trovò l’occorrente per il trucco e per l’igiene personale, poi un altro piccolo biglietto, purtroppo l’ultimo.

Principessa, spero che queste cose siano come le desideravi, spero di non aver invaso troppo la tua sfera intima. Larry

Più leggeva quel nome e più si incantava a pensare a lui e a quel bacio che si erano scambiati, quasi per caso prima che lui uscisse.

Nel bagno c’era la vasca per fortuna, avrebbe potuto fare un lungo bagno rilassante, Stappò qualche boccetta che si trovava sul bordo, per assaporarne il profumo, con sua grande felicità trovò il suo preferito, quello profumato ai fiori di Argan, svuotò il contenuto per intero nella vasca, già piena di acqua calda, poi entrò e si sdraiò. Aveva bisogno di rilassarsi, di non pensare a niente se non a…lui, a quell’uomo così dolce e gentile che dal primo momento che l’aveva conosciuto, qualche giorno prima, le era entrato così tanto nel cuore.

«Ho paura!», pensò, «chissà se sarò in grado di amarlo come merita, io non so proprio niente dell’amore, non voglio deluderlo, non voglio farlo soffrire, lui non lo merita! Io credo di essere ormai maledetta, chi amerebbe mai una persona che é stata usata come é successo a me e…», improvvisamente scoppiò a piangere, avrebbe tanto voluto che lui fosse li a stringerla di nuovo e farla sentire bene.

 

 

Cap 17

18 maggio 1998  ore 22.30

Sembrava incredibile, ma i due giorni erano trascorsi  senza che Milady quasi se ne accorgesse. Aveva fatto alla lettera tutto ciò che le era stato detto, non era uscita mai, non aveva aperto a nessuno , aveva trascorso tutto quel tempo a riflettere su ogni cosa che le era accaduta, fin da quando era tornata dal college, fino da quando suo padre, che avrebbe dovuto sopravvivere, era invece inspiegabilmente morto in seguito ad un attacco di cuore.

“Mio padre poteva farcela, stava per essere dichiarato fuori pericolo, come é potuto accadere che sia morto?”, pensare ai suoi le aveva fatto scendere un velo di tristezza, inevitabilmente si era ritrovata a piangere di nuovo e questa volta perché, forse, aveva capito tutto.

«Maledetto! Che tu sia maledetto James Lefebre! Per ciò che ci hai fatto, a me e alla mia famiglia! Prima o poi la pagherai te lo giuro, bastardo infame!», i singhiozzi le rendevano difficile parlare.

«Se solo Larry fosse qui, se potessi…», prese il nuovo cellulare fra le mani e iniziò a comporre il numero che lui le aveva lasciato, adesso poteva farlo, ma improvvisamente fu colta dalla paura, paura che lui non rispondesse o che risultasse inesistente. Lasciò cadere il telefono sul letto. Dopo qualche secondo lo riprese. «Magari se gli mando un messaggio forse…», digitò solo due parole: “mi manchi” e attese una qualsiasi possibile risposta. «Milady non devi illuderti, magari sicuramente sarà altrove ad occuparsi di chissà che cosa e figurarsi se pensa a te, magari sarà con la sua…», non ebbe il coraggio nemmeno di pensarla quella parola , sarebbe stato troppo tremendo per lei scoprire che il suo era stato solo un gesto di cortesia, una cosa che avrebbe fatto qualunque altra persona. «Ma quel bacio allora? Poteva mai essere che quel bacio fosse stato solo un gesto così, dovuto al momento?

Milady non poteva immaginarlo, ma Larry era più vicino a lei di quanto potesse pensare.

Il telefono gli vibrò e apparve il messaggio.

«Miriam guarda!»

«Lo vedo Larry, vuoi andare da lei vero?», gli domandò guardandolo negli occhi, ma sapeva già cosa avrebbe risposto, quella donna sapeva leggergli dentro come nessun altro.

«Vorrei, davvero lo vorrei tanto, ma …», rispose.

«Va da lei, Larry, va ad abbracciarla, a rassicurarla, poi torna, ma sta attento agli uomini di Lefebre, potrebbero essere nascosti dove meno te lo aspetti e potrebbero capire dove abbiamo nascosto la ragazza, sarebbe terribile se la trovassero e la riportassero dal loro capo, per lei sarebbe sicuramente la fine e…», Larry la fermò.

«No, non dirlo, non pensarlo nemmeno, lei non può, non deve finire di nuovo nelle grinfie di James, non adesso che io…. forse é meglio che…»

«No, Larry, devi andare. Vai da lei rimani solo un po’ e poi dille di prepararsi per domani quando andrai a prenderla per portarla via con te!», gli mise una mano sulla spalla per rassicurarlo.

«Miriam, ho bisogno di vederla adesso, torno fra poco te lo prometto, farò attenzione»

«La farai felice, ne sono sicura, ti sta aspettando, anche se non lo sa!»

Larry scese dal taxi, guardandosi attorno per controllare che non ci fosse nessuno, ma proprio nessuno in giro, poi velocemente entrò nell’hotel e salì al piano dove si trovava la camera n° 23.

Bussò, Milady si avvicinò alla porta, impaurita.

«Milady! Principessa Milady mi puoi aprire, sono io, Larry, non aver paura!», lei mise una mano sulla maniglia e l’altra sulla chiave per aprire, ma esitò ancora un attimo.

«Larry? Larry sei tu, veramente?», domandò a voce bassa.

«Si, sono io!»

Milady a quel punto girò la chiave nella porta e lo fece entrare, dopodiché richiuse subito. Larry  non le dette il tempo nemmeno di dire una parola, la prese fra le braccia e la baciò di nuovo.

«Adesso non poteva essere il caso, non di nuovo!», pensò fra se la ragazza.

«Principessa stai bene?»

«Adesso si, adesso che tu sei qui, stavo impazzendo a stare da sola, avevo una paura terribile che ti accadesse qualcosa, che tu non…»

«Principessa, non ho smesso un solo attimo di pensarti, mi sei mancata tantissimo!»

«Anche tu, per fortuna che questi due giorni sono trascorsi più velocemente di quanto pensassi. Grazie per tutte le cose che mi hai regalato e per i bigliettini, che mi hanno tenuto compagnia, vorrei che tu rimanessi qui, ma immagino che non puoi vero?», Larry la prese per mano e la portò vicino al letto.

«Vieni sediamoci un attimo, devo dirti una cosa importante», Milady a quella frase si spaventò ed iniziò a piangere, aveva paura che lui le dicesse che non si sarebbero più visti, che lui aveva avuto solo il compito di nasconderla per un po’ ma che adesso avrebbe dovuto cavarsela da sola. Aveva paura di scoprire che si era sbagliata, che magari lui si, aveva provato un po’ di attrazione, ma che era tutto li, un bacio rubato anzi due.

Larry le prese il viso fra le mani, «principessa che c’é, di cosa hai paura? Perché stai piangendo?», ma lei non riusciva a calmarsi, il cuore le batteva senza sosta facendola tremare. La prese di nuovo fra le braccia e si stese sul letto con lei, la tenne così finché non si calmò.

«Principessa ascoltami, fra pochi minuti devo andare, ma tu prepara la tua roba, tutta quella che vuoi portare, mettila in un trolley che troverai dentro l’altro armadio, domattina aspettami,  pronta per uscire, ma non muoverti dalla stanza fintanto che non arrivo a prenderti ok, me lo devi promettere questo!», si era fatto serio.

«Va bene  Larry farò come mi hai detto, ma tu…»

«Principessa non aver paura, io torno, non ti lascio da sola, non ti lascio più!», lei finalmente sorrise e quel sorriso gli riempì il cuore di gioia.

«Me lo prometti?»

«Principessa certo che te lo prometto, perché io…», si fermò un attimo a riflettere,  non sapeva se confessarglielo adesso, ma si rese conto che se non l’avesse fatto, poi non sarebbe riuscito a lasciarla fino al giorno seguente.

«Larry tu cosa?», il cuore le batteva come impazzito a quel punto.

«Principessa io…io…io ti amo!», ecco gli era uscito tutto d’un fiato e ora non si poteva tornare indietro.

«Larry, ma veramente tu… io non so che dire , io…», era confusa, frastornata ed estremamente felice perché non c’era cosa che desiderasse di più di questa.

«Credo di capire, tu non provi quello che provo io per te, vero? Non fa niente, principessa, io…», lei gli mise un dito sulle labbra.

«Larry ascoltami, Sono due giorni che non penso altro che a te, agli abbracci e a quel primo bacio che mi hai dato quando mi hai accompagnata qui, due giorni fa! Mi sei mancato da morire, ho avuto paura di non rivederti, ho pianto perché avendo rotto il primo telefono non potevo più chiamarti!  Come hai potuto pensare che io non… Larry , io non so cosa sia l’amore, nessuno finora mi aveva mai amata, James mi ha… beh lo sai, ma se ciò che provo dentro di me é amore allora io ti amo tanto quanto tu ami me e credo di averti amato fin dal primo giorno, in cui mi portasti in braccio fino alla mia mansarda. Ti amo e…», lui non le dette il tempo di finire, la strinse di nuovo a se e di nuovo la baciò, facendole sentire tutto quello che stava provando in quel momento.

«Principessa mia devo andare, potrebbe essere pericoloso rimanere ancora, ma aspettami domani, torno a prenderti alle 12.00 precise, mi raccomando non uscire, non aprire a nessun altro, promettimelo ok?», alternò quelle frasi ad altri dolci baci, le accarezzò i capelli e la strinse ancora a se.

A Milady scese ancora una lacrima, ma lui gliela asciugò con un bacio.

«Che volevi dirmi prima?

«No, niente che abbia importanza adesso!», lei sorrise.

«Ti amo principessa mia, a domani!»

«Ti amo Larry, a domani!»

Lui uscì e lei rimase di nuovo sola, ma con il dolce sapore dei suoi baci sulle labbra.

Adesso sentiva di avere di nuovo una speranza, aveva ancora paura di James Lefebre, ma sapeva che Larry l’avrebbe salvata, adesso sapeva che lui la amava e questo le dava una gioia incredibile. Non era sicura di saperlo amare, ma era sicura che lo avrebbe fatto nel modo migliore e più dolce possibile.

 

 

 

 Cap 18

19 maggio ore 11.00

La nottata per Milady era trascorsa serenamente, dopo aver salutato il suo Larry, con la consapevolezza che lo avrebbe ritrovato il giorno seguente. Era andata a dormire, subito dopo l’ultimo bacio che si erano scambiati e il suo sonno era stato leggero e rilassato.

Nonostante avesse tutta la mattinata a disposizione, dato che l’appuntamento era per mezzogiorno, lei si svegliò e si alzò molto presto.

Si fece prima di tutto una doccia e si sistemò nel miglior modo possibile, per apparirgli bellissima quando l’avrebbe rivisto.

Si preparò e consumò la colazione dopodiché si mise a radunare le sue cose, o meglio, quelle che Larry le aveva regalato. Mentre piegava  e riponeva i vestiti e la biancheria nel trolley, si fermò a rileggere i bigliettini che le aveva lasciato, poi li sistemò con la massima cura.

I fiori purtroppo erano quasi appassiti, ma un boccio era rimasto e lei lo chiuse dentro le pagine di un libro che qualcuno aveva lasciato nella stanza, prima di lei.

Si vestì, alla fine, indossò uno degli abiti più carini e decise che il suo soprannome “Milady” sarebbe rimasto in quel posto, decise che da quel momento in poi sarebbe tornata ad essere se stessa e basta.

«Chissà  se gli piacerà il mio vero nome?», pensò.

«Chissà se riuscirò a…beh non voglio pensarci adesso, so solo che provo qualcosa di veramente  grande per lui, non conosco l’amore, ma se questo lo é allora lo amo veramente tanto!» continuò a ripetersi questa cosa.

Larry dette uno sguardo al suo cronografo digitale, ormai mancava solo mezz’ora.

«Larry, ormai manca poco, puoi andare se vuoi, vedo che non riesci più a controllarti, sei nervosissimo!», mettendogli una mano sulla spalla per tranquillizzarlo.

«Miriam tu lo sai, mi  conosci molto bene. Ha capito benissimo come mi sento! Dio, se non vado da lei io credo di impazzire! Mi manca così tanto che mi sembra di non respirare! Voglio portarla via da qua, la porterò nella mia tenuta  e giuro che la renderò felice, come mi aveva chiesto suo padre prima di morire!», parlando di lei gli brillavano gli occhi.

«Larry ricordati che con lei devi avere pazienza, io non so se e quando sarà pronta per…insomma mi hai capito!», alla fine lo abbracciò, come una mamma avrebbe fatto con il proprio figlio, anche se lei non era sua madre. Non sapeva se si sarebbero rivisti e questo le dispiaceva tantissimo.

«Larry va da lei, adesso é ora che tu dia inizio all’ultima fase, quella di salvataggio vera e propria, a Civitavecchia troverai tutto quello di cui avrete bisogno, vai lei ti aspetta!»

«Miriam non credere che non mi dispiaccia salutarti, ricordati che ti voglio un infinità di bene!»

Usci dal pronto soccorso e andò a prendere il suo taxi truccato, erano ormai le 11.45 e si affrettò a raggiungere l’albergo Genny, aveva portato con se una divisa ospedaliera per far mimetizzare ancora di più Milady, perché potesse dare nell’occhio il meno possibile.

Parcheggiò di fronte all’entrata e dette uno sguardo intorno per vedere che non ci fossero auto o tipi sospetti in giro poi entrò e salì dalla ragazza.

Bussò due volte come la sera precedente e poi si fece riconoscere.

«Principessa aprimi ti prego!», le disse dolcemente.

Lei sentì e gli aprì, lo fece entrare e richiuse velocemente.

Larry non seppe resistere e la baciò, improvvisamente, proprio lì vicino alla porta, poi di colpo si allontanò.

«Perdonami , principessa perdonami, mi sei mancata da morire!»

«Anche tu Larry, ti prego portami via, non voglio più stare qui!», buttandogli le braccia al collo e stringendosi a lui.

«Va bene principessa, adesso andiamo, però devo chiederti di indossare questi prima di uscire, così ti noteranno meno»

Lei non se lo fece ripetere e li indossò velocemente.

«Andiamo, dobbiamo fare in fretta, mi dispiace non c’é tempo, non possiamo… insomma hai capito! Adesso dobbiamo muoverci!», Milady gli dette un dolce bacio sulla guancia.

«Non temere, ho capito.

Larry aprì di nuovo la porta, controllò e dopodiché uscirono.

Degli uomini di James stranamente, non ce n’era nemmeno l’ombra e questo stupì veramente Milady.

Salirono nel taxi e partirono immediatamente.

 

 

 

Cap 19

«Signor James senta qua, buone notizie!

L’abbiamo stanata finalmente, sta in un alberghetto!», disse Ste entusiasta.

«Allora andate a prenderla, che state aspettando? Ma, mi raccomando, di nuovo, non torcetele un solo capello, anzi dovrete essere gentili, farle credere che non ha nulla da temere, fintanto che non me ne sarò occupato io di persona, poi quando avrò finito, se sarà ancora viva, potrete divertirvi anche voi, prima di toglierla di mezzo!»

Gli uomini si recarono all’hotel Genny, ma quando entrarono nella stanza, si resero conto di essere arrivati troppo tardi, di lei più nessuna traccia. Provarono a tornare alla mansarda (magari prima di andarsene le fosse venuta voglia di recuperare le sue cose), ma nemmeno lì trovarono nulla.

«Ste e adesso chi glielo dice al capo? Quello ci fulmina!»

«Che razza di fifoni che siete però, ok glielo dico io non preoccupatevi, intanto però continuate a cercarla ovunque, non tralasciate nulla nemmeno la più piccola traccia!»

Aveva dato di fifoni a loro, ma a lui stesso tremavano i polsi quando James alzava la voce e sbraitava come un invasato.

Quando l’uomo tornò con le nuove notizie, James se la stava allegramente spassando con una delle ragazze che aveva a disposizione.

Ste apri la porta e la ragazza cacciò un grido.

«Ops scusate, scusa capo ma purtroppo siamo tornati ora dall’albergo e di Milady non c’era più traccia. Siamo tornati al monolocale, ma anche li niente!»

«MALEDETTI IDIOTIIIII! SIETE UNA MANICA DI FALLITI! RIMETTETEVI DI CORSA SULLE SUE TRACCE E NON TORNATE FINCHE’ NON L’AVRETE CATTURATA!  ALTRIMENTI NON VI SCOMODATE A TORNARE PROPRIO!!!! Zuccherino, più mi sfuggi e peggio sarà per te dopo!»

 

***

 

Larry si inserì sull’autostrada per Civitavecchia, dove si sarebbero imbarcati.

«Principessa mia, tutto bene, sei silenziosa, non hai più detto niente da che siamo partiti, per favore dimmi a cosa stai pensando?», accarezzandole i capelli.

Lei improvvisamente scoppiò a piangere, un pianto disperato, senza riuscire a calmarsi.

«Larry, io… io non so se merito il tuo amore… io…», il pianto le rendeva difficile esprimersi.

«Principessa mia, che stai dicendo? Certo che lo meriti! Tu meriti tutto l’amore del mondo, sei una ragazza dolcissima, meravigliosa e…»

«Ma James mi aveva incaricata di…», ancora singhiozzi.

«Lo so tesoro, lo so!», era la prima volta che la chiamava tesoro e per lei fu bellissimo.

«Ma Larry, lui mi ha… mi ha v….», non riusciva a dirlo perché ogni volta le lacrime gli bloccavano le parole in gola.

«Non torturarti più principessa Milady, lui pagherà il male che ti ha fatto, e quello che ha fatto alla tua famiglia!», le accarezzò i capelli e le passò il fazzoletto per asciugarsi gli occhi.

«Tienilo principessa»

«Larry ma dove mi stai portando?»

«Volevo fosse una sorpresa, ma forse é meglio che ti accenni qualcosa, così puoi tranquillizzarti un pochino. Allora stiamo andando a Civitavecchia, come hai potuto leggere dall’indicazione, li ci aspettano…», lei lo interruppe.

«Chi ci aspetta Larry?»

«La capitaneria e altri uomini della polizia internazionale, non temere principessa, fra poco sarai in salvo!»

«Larry che vuol dire che sarò? Tu non verrai con me?  Rimarrò sola di nuovo? Ti prego non lasciarmi sola, ti prego…», ricominciò a singhiozzare più forte, stava avendo un altra delusione o forse era quello che lei credeva. Le aveva detto di amarla, perché adesso avrebbe dovuto lasciarla di nuovo sola?.

«Principessa, ma che vai a pensare? Certo che verrò con te. Come puoi credere che io possa lasciarti sola? », Larry aveva assunto un espressione più seria e lei ebbe paura di averlo ferito.

«Perdonami io… scusa!», non parlò più finché non arrivarono a destinazione.

La motonave era pronta per salpare con già tutti gli uomini dell’equipaggio a bordo. Ci sarebbero stati solo loro in quel viaggio e Larry aveva organizzato tutto perché fosse, non solo, il viaggio della salvezza, ma anche una bellissima crociera. Dovevano solamente uscire dal porto prima possibile.

Arrivarono e Larry parcheggiò nel primo stallo libero che vide davanti a sè. Aiutò Milady a scendere e recuperò tutto quello che avevano come bagaglio, poi, insieme, si diressero verso la nave.

«Benarrivati, possiamo partire adesso!», gli disse una delle guardie della capitaneria.

«Si, per favore, comunichi di uscire più velocemente possibile, grazie,  é importante che mettiamo più miglia di distanza possibile dalla costa, oggi, poi in seguito potremo rallentare un po’».

La guardia riferì l’ordine al capitano e, dopo appena cinque minuti, iniziarono ad uscire dal porto.

«Larry ma é tua questa?», gli domandò meravigliata.

«No, principessa, questa é di proprietà di una compagnia, ce l’hanno messa a disposizione per questo viaggio, vedrai ti piacerà, sarà come stare su una nave da crociera, ma solo per noi due!»

 

Cap 20

Milady continuò ad esplorare quella specie di enorme Yacht, non le sembrava vero che fosse tutto quanto a loro disposizione, e per quanto tempo poi? Lei non aveva la minima idea di quale sarebbe stata la loro destinazione.

«Larry ma veramente é tutto solo per noi?», chiese di nuovo.

«Certo principessa, beh ovvio ci sono i membri dell’equipaggio, non potevo mica governarlo da solo? Non sarei stato nemmeno capace di farlo!», sorrise, «comunque l’equipaggio ha il suo spazio privato, ma vieni adesso, ti porto nella tua cabina, così potrai toglierti questi vestiti da ospedale, e rinfrescarti, vuoi?»

«Si Larry penso di averne bisogno, tu verrai con me vero?»

«Certo! Tu ancora non ci credi vero? Hai paura che possa lasciarti sola?»

«Scusami, io…perdonami Larry! Ti prego abbracciami, come hai fatto ieri e…», non la fece nemmeno finire, la prese fra le braccia e la tenne stretta a se, perché capisse quanto ci teneva a lei, quanto fortemente la amava.

«Guarda, questa é la tua cabina, nell’altra stanza c’é il letto e qui di fianco il bagno, spero tu abbia tutto ciò che ti serve, ho fatto portare qui il tuo trolley così ritroverai le tue cose, io sarò nella cabina accanto alla tua ok, ci rinfreschiamo e poi ceneremo insieme sul ponte, vedrai, ti piacerà!

Stava per lasciarle la mano quando lei gliela strinse di nuovo e lo avvicinò a se.

«Tesoro, tranquilla, sono qui con te, non vado più via!»

Milady entrò nella prima stanza e dette un occhiata, rimase estasiata dalla bellezza degli arredi, poi prosegui verso la stanza da letto dove vide una grossa scatola bianca con un fiocco rosso sopra, una rosa e una busta aperta che lasciava intravvedere un biglietto scritto a mano e firmato.

«Principessa mia, questo abito é per te, l’ho scelto il giorno che ti ho dato il primo bacio, ti prego indossalo per me, per questa sera…Larry», lo tolse dalla scatola e rimase senza fiato per quanto era bello.

Fece una doccia e si preparò accuratamente per indossarlo, «é talmente bello! », pensò. Quando fu pronta aprì l’anta dell’armadio e vide che c’era uno specchio grande, a figura intera, si guardò e scoppiò a piangere. Le sembrava troppo per lei, le sembrava, anzi era quasi sicura di non meritarlo, in quel momento Larry bussò alla sua porta, anche lui si era rinfrescato e cambiato d’abito, adesso indossava un paio di jeans e una camicia dello stesso colore, aperta sul davanti, si era rasato ed emanava un profumo meraviglioso.

«Principessa posso entrare?»

«Si certo Larry, entra pure», aveva ancora gli occhi lucidi, il trucco si era leggermente sciolto ed era scivolato giù tracciando un’esile riga vicino agli occhi.

«Principessa ma tu hai pianto, perché? Non ti piace il tuo vestito, avresti preferito un altro colore o un altro modello?», Milady gli chiuse le labbra con le dita.

«Larry, questo vestito é stupendo, sono io che…», abbassò lo sguardo.

«Principessa mia tu sei splendida,  ti prego, guardami principessa, tu sei bellissima, non hai niente che non va», le alzò il mento e la baciò. Quel bacio le serviva, come l’ossigeno per respirare di nuovo.

«Larry che buon profumo che hai e sei…sei veramente»

«Principessa adesso vieni con me ti prego, però lascia che ti chiuda gli occhi, solo per un attimo, ti aiuterò io».

La prese per mano e la accompagnò sul ponte,  vicino alla piscina, dove era stata apparecchiata una bellissima tavola per due.

Cap 21

ore 22.00

La serata proseguì, la cena servita era stata splendida, milady era estasiata da tutta quella bellezza.

«Larry, posso chiederti una cosa?», gli disse ad un certo punto.

«Certo principessa! Tutto quello che vuoi!», sapeva che era arrivato il momento delle spiegazioni.

«Tu vuoi sapere la mia storia vero? Vuoi sapere chi sono in realtà?», avvicinandosi a lei.

«Si io, ecco si ho bisogno di saperlo…»

«Certo principessa, ma  non qui».

«E dove allora?»

«Vieni, andiamo a sederci su quel divanetto a bordo piscina, la staremo più comodi e… soli»,  percorsero il tratto fino alla piscina, non era molto, solo pochi passi, ma li fecero stringendosi forte la mano a vicenda.

Quando furono seduti, uno vicino all’altra, le prese di nuovo le mani e gliele baciò dolcemente, poi iniziò il suo racconto.

«Principessa ti prego ascoltami, anche se forse quello che dirò potrà essere difficile da ascoltare. Il mio nome non é Larry, o meglio, ne é solo una parte e…», lei lo interruppe improvvisamente.

«Non é il tuo nome, e allora perché…», lui riprese a parlare, sempre tenendole la mano fra le sue.

«Il mio nome completo é Lawrence Arthur McLowery, non sono italiano, anche se lo parlo correntemente, né americano, come te. Io vengo dalla scozia, dove ho una tenuta che appartiene a me e alla mia famiglia da diverse generazioni. Ho una laurea in medicina, ma non sono un chirurgo, non posso entrare nelle sale operatorie, faccio parte della polizia internazionale da diversi anni. C’é un unica cosa che non é vera in quello che hai visto, ovvero il taxi, infatti era una macchina della polizia truccata», Milady era confusa, non riusciva a capire.

«Ma se sei un dottore e provieni da così lontano, perché James voleva che io ti… no niente, scusa!»

«Tesoro, vedi, io conosco molto bene quel James, anche se non avevo idea di tutto  il male che ti aveva fatto. Quando ero ragazzo, dopo la laurea entrai a far parte della polizia internazionale e conobbi Miriam. Lei mi ha praticamente cresciuto, come una seconda mamma…»

«Ma perché la tua…», domandò la ragazza.

«La mia purtroppo si ammalò gravemente e se ne andò nel giro di un anno, dopo di lei anche mio padre. I miei erano così fortemente legati che praticamente lui si lasciò andare, piano piano, fino a raggiungerla. Così, dato che non avevo avuto né sorelle né fratelli, (se non si conta William, che, però, morì pochi giorni dopo la nascita), rimasi da solo. Per fortuna, come dicevo prima, conobbi  Miriam. Decisi di partire, lasciando la tenuta in mano ai dipendenti che vi lavoravano e all’amministratore dei beni di famiglia,  persona fidatissima e amico dei miei da molti anni. Ero molto giovane, un ragazzetto, ma mi affidarono una missione: infiltrarmi in una banda di contrabbandieri, il cui capo si chiamava James Franck Lefebre, per questo voleva che tu mi togliessi di mezzo!», Milady, sempre più stupita e frastornata, lo interruppe di nuovo.

«Ma allora tu hai…»

«Si principessa, ho conosciuto tuo padre; gli ho voluto bene e gliene voglio tutt’ora. Gli feci una promessa: quella di proteggere e vegliare su sua figlia: tu principessa mia! Ma io ho paura di averlo deluso, se sapesse cosa hai dovuto subire da quel mostro, di certo mi odierebbe!», lei lo abbracciò.

«Larry tu… aspetta, posso ancora chiamarti Larry e posso ancora darti del tu?»

«Certo principessa Milady, io sono sempre lo stesso!»

«Ma sei nobile, io invece sono solo la figlia di un umile distillatore di Whisky del Tennessee!»

«Milady tu sei la mia principessa ed eri carina già quando ti vidi la prima volta, avevi il viso più dolce che avessi mai visto, ma non potevo certo farti la corte, allora tu eri piccola! Quando quella sera avresti dovuto spararmi, io ti avevo scorto dal barcone e me ne andai approfittando del fatto che la pioggia ti aveva distratto, lo feci perché tu non fossi costretta a compiere un gesto che ti sarebbe costato tantissimo e di cui ti saresti subito pentita. Non per me, la mia vita non valeva nulla prima, come non vale adesso, ma per te principessa, anche se ti giuro, davvero, io non avevo idea di tutto quello che sarebbe accaduto. Noi sorvegliavamo James e la sua banda, ma ci occupavamo degli affari, purtroppo non potevamo muoverci fino a che non  ci fossero state sufficienti prove. Quanto bastava per poterti sottrarre a lui e metterti in salvo. Io stavo su quel taxi, che, come adesso sai, era una macchina della polizia sapientemente mimetizzata e Miriam si era “nascosta” fra le persone che transitavano in quella strada. Quel giorno all’ospedale, invece, mi trovasti perché un amico mi aveva chiesto aiuto per il pronto soccorso, mancava personale e così aveva chiamato me, ma non potevo sapere che ti sarebbe accaduto quell’incidente».

Milady si avvicinò a lui e gli appoggiò la testa sul petto, lui la strinse a se.

«Larry, mio padre non ti biasima di certo, tu hai svolto il tuo compito, io adesso sono qui con te e ne sono felicissima!»

«Principessa, c’é  un altra cosa che devo dirti, ma non so se adesso sia il momento giusto e…»

«Larry ti prego, me la dici dopo, adesso baciami, per favore!»

La luna rischiarava l’acqua della piscina, in quella bellissima prima sera insieme.

Larry la baciò dolcemente, ma cercando di trasmetterle tutto l’amore che provava per lei ed il coraggio per affrontare la cosa che ancora aveva da dirle.

«Principessa devi essere forte adesso, perché quello che devo raccontarti potrà farti soffrire!», la baciò di nuovo, sempre con estrema dolcezza. Mai per nessun motivo avrebbe usato con lei modi bruschi e violenti.

«E’ una cosa che mi ha fatto James vero? Qualche danno fisico che…»

Larry la avvicinò e la strinse a se.

«Si, é  una cosa che ti ha provocato lui, purtroppo é stata quella ginocchiata che ti ha dato che…», Milady non gli fece terminare la frase, i suoi occhi si gonfiarono di lacrime.

«Larry, ti prego dimmi che non é vero, dimmi  che potrò ancora…», ma le lacrime le rendevano difficile esprimersi.

Larry le accarezzò il viso.

«Principessa mia, ascoltami, ti ricordi quel giorno, quando hai avuto quei dolori fortissimi e ti portarono in sala operatoria?»

«Si mi ricordo, stavo malissimo!»

«Quel giorno la dottoressa fu costretta ad operarti, perché, colpendoti in quel modo violento, lui, ti aveva procurato un’emorragia. Lo so che é brutto da dirsi, ma se quella macchina non ti avesse investita, tu adesso non saresti qui. Probabilmente non ce l’avresti fatta  a sopravvivere, però, lei, con l’operazione, é riuscita a rimettere tutto a posto e così tu potrai…», Milady non lo fece finire, si strinse ancora di più a lui continuando a piangere, Larry la tenne stretta a se.

«Principessa mia, piangi sfogati, arrabbiati e odiami pure se ti fa stare meglio, ma ti assicurò che passerà e te la lascerai alle spalle questa brutta esperienza, non sarà oggi né domani, ma starai meglio e ricomincerai a vivere  e ad amare mia Milady…», lei improvvisamente si calmò e riuscì a smettere di piangere, si asciugò gli occhi e guardò Larry profondamente nei suoi.

«Basta! Milady non deve più esistere, Milady deve sparire per sempre! Avevo preso questo soprannome solo per evitare che quel bastardo sporcasse il mio.  Non voglio mai più sentirlo quel soprannome, ti prego, promettimi che da adesso in poi mi chiamerai con il mio nome reale, per favore!»

«Va bene mia principessa, ma non so quale sia il tuo nome reale, vuoi dirmelo per favore?»

«Certamente, ma prima voglio che tu sappia che io non ti odio affatto, come potrei mai odiarti,  tu mi hai salvato la vita Larry, io posso solo amarti e lo farò con tutto il mio cuore se tu me lo concederai. Il mio nome é Lara Josephine  Wilder, Lara Jo, così mi chiamavano da piccola, oppure anche Josie, ma in quel modo mi chiamava solo mio padre. Strano che non lo sapessi, visto che lo hai conosciuto!»

«Vedi, quando gli parlai prima che lui… beh insomma, non mi disse il tuo nome, mi disse solo proteggi mia figlia, potrà sembrarti strano, ma non lo conoscevo davvero, poi fra me e me già ti chiamavo principessa, anche a quel tempo», sorrise un po’ imbarazzato, lei lo accarezzò dolcemente sui capelli.

«Adesso lo sai, ti prego non chiamarmi più Milady!»

«Te lo prometto principessa mia!»

«Larry ma perché continui a chiamarmi principessa?»

«Perché, te l’ho detto, per me lo sei sempre stata e perché voglio che tu lo sia davvero, per sempre! Lara io non permetterò mai più a nessuno di separarci! Dio solo sa quanto ti amo e se penso al male che quello ti ha fatto, io… credimi io impazzisco!»

«Larry ti prego, non tormentarti, non pensarci più, anzi non pensiamoci, lui é lontano adesso! Noi invece siamo qui insieme!», lo baciò dolcemente.

«Principessa é tardi, forse adesso sarebbe meglio andare a dormire!», le suggerì, vedendo che era molto stanca e provata.

La accompagnò nella cabina e le dette la buonanotte accompagnata da un bacio dolcissimo, poi uscì e andò nella sua.

Lara si infilò nel letto e rimase un po’ a riflettere, per quanto cercasse di sforzarsi, il sonno tardava ad arrivare, quella giornata era stata così strana. Così bella e allo stesso tempo anche dolorosa, nel momento che aveva saputo la causa dell’operazione.

Sentiva di amare Larry sempre più profondamente, anche se forse, per adesso non sarebbe riuscita a… però aveva bisogno di sentirlo vicino in ogni momento. Si alzò, cercando di fare poco rumore e andò a bussare alla sua porta.

«Larry per favore posso entrare?»

«Certo, che ti succede principessa, stai male?»

«No, é che… beh forse ti sembrerò un po’ bambina, ma non riesco a stare da sola, ho paura a stare da sola, per favore puoi abbracciarmi? Solo un po’?

«Certo, tesoro vieni qua, sdraiati vicino a me, ti abbraccerò e dormiremo vicini!»

«Grazie Larry, io voglio solo dirti che ti amo così tanto!»

«Anche io principessa!»

 

 

Cap 22

Trascorsero così la prima notte di navigazione, semplicemente dormendo insieme, Larry aveva bene in mente le raccomandazioni di Miriam, non avrebbe mai fatto nulla per forzare Lara, anche se la voglia di amarla completamente cresceva in lui sempre di più.

La lasciò dormire tranquillamente, adesso appariva così serena. Uscì piano dalla cabina, dopo essersi vestito cercando di fare il minor rumore possibile. Dalla porta le dette uno sguardo.

«Dio mio quanto sei bella! Dormi principessa mia, nessuno mai più dovrà permettersi di farti del male o metterti le mani addosso! Ti amo!», le lanciò un bacio e poi chiuse la porta, dopodiché andò dal capitano della nave per chiedere che distanza avessero percorso. La risposta lo deluse un po’, le miglia fatte non erano ancora abbastanza per potersi considerare fuori pericolo

«Per favore dovreste aumentare ancora la velocità, non voglio che quel contrabbandiere ci possa raggiungere!»

«Va bene, possiamo aumentare ancora, ma non possiamo superare certi limiti»

«Grazie per la collaborazione, capitano!».

Adesso era più tranquillo, andò dal cuoco e gli chiese di preparare una sostanziosa colazione.

Lara si svegliò, gli ci volle qualche momento per fare mente locale, ma poi si ricordò tutto.  Ripensò alla notte dolcissima trascorsa fra le braccia di Larry e a quanto profondamente già lo amasse, poi però d’un tratto scoppiò a piangere.

«Come posso sperare che lui mi accetti, dopo che James mi ha violata in quel modo? Quel bastardo mi ha tolto tutto, non mi é rimasto nulla da dare a chi mi ama davvero!», mentre pensava queste cose a voce alta, Larry bussò alla porta.

«Entra pure!», gli disse.

Larry aprì ed entrò portando un carrello pieno di cose buonissime, c’era proprio tutto quello che si potesse immaginare: caffè, latte, spremuta, pane, burro, marmellata di vario tipo, cioccolata spalmabile, frutta e ancora altro, più un biglietto scritto a mano.

«Buongiorno mia principessa!», amava troppo chiamarla in quel modo.

«Larry! Ma quante cose hai portato?», rispose,  cercando di nascondere un po’ gli occhi ancora lucidi.

«Tesoro, ma tu hai pianto?  Perché principessa mia?», le domandò lasciando per il momento da parte il carrello della colazione e andando a sedersi sul letto vicino a lei.

«Larry abbracciami ti prego!», lui non esitò un istante, ma appena l’ebbe fra le braccia, lei si sciolse di nuovo in lacrime.

«Amore mio che ti succede?», lei si strinse ancora di più quasi come a volergli entrare dentro.

«Larry io … io ho paura di non essere capace ad amare, ho paura che tu non…», le mise un dito sulle labbra.

«Principessa mia io ti amo e desidero tantissimo fare l’amore con te, lo desidero così tanto, che se mi metti una mano sul petto, puoi sentire quanto mi batte il cuore e quanto sto tremando di desiderio, ma non ti sfiorerò, né ti chiederò niente fintanto che non ti sentirai pronta anche tu a farlo ok!», le accarezzò i capelli e la baciò dolcemente.

«Larry io…io voglio farlo! Con te, solo con te per sempre, ma ho paura di non esserne capace, ho paura di non piacerti, di fare qualcosa di sbagliato che…», le accarezzò il viso di nuovo.

«Amore mio, non dirlo nemmeno per scherzo, io sono sicuro che sarà meraviglioso amarsi, fin dalla prima volta, ma adesso non pensarci, accadrà quando sarà il momento che debba accadere. Ti prego, adesso, non piangere più, dai dobbiamo fare onore a questa bellissima colazione, sennò il cuoco si offenderà!», le sorrise.

«Ti amo Larry, ti amo davvero e credimi, adesso non potrei pensare ad un solo momento lontana da te!», lo abbracciò, si aggrappò a lui stringendolo forte a se.

«Ti prego, Larry, ti prego non lasciarmi mai!»

«Te lo giuro principessa mia! Ti amo da morire e non ci penso nemmeno a lasciarti, anzi…», poi improvvisamente smise di parlare.

«Anzi cosa?»

«Che? No, niente tesoro, é una cosa che saprai al momento giusto, ma per ora non posso anticiparti nulla! Dai facciamo colazione, io non so te, ma muoio di fame!»

 

 

Cap 23

Dopo l’intervento tempestivo del suo dottore personale, il ginocchio di James Lefebre era un po’ migliorato, adesso riusciva a compiere qualche passo con l’aiuto di stampelle. Non erano cambiati invece i propositi di vendetta nei confronti di chi l’aveva reso temporaneamente invalido.

Mentre pensava e meditava entrò Ste di corsa.

«Capo senti…»

«Ste, come vanno le ricerche di zuccherino?», lui lo guardò disgustato.

«Non c’é tempo, dobbiamo andarcene, la polizia internazionale é sulle nostre tracce, se rimaniamo qua ci arresteranno prima di sera, dobbiamo fuggire velocemente!»

«Ste, non essere stupido, niente é più importante che trovare e catturare quella sgualdrina!»

«Capo tu fai come vuoi, ma io non voglio andare in galera!»

«Ma non ci andrai brutto stupido!»

«E tu come fai a dirlo, se la polizia é sulle nostre tracce prima o poi verrà qua e troverà…», non lo fece finire.

«Non troverà nulla perché noi avremo provveduto a distruggere ogni cosa che possa incastrarci!»

«Comunque a proposito della ragazza, abbiamo scoperto che lei e il tassista se ne sono andati insieme, però ancora non sappiamo dove e…»

«E allora muoviti a scoprirlo chiaro!!! Adesso vattene e mandami chi sai che voglio di nuovo divertirmi!»

«Capo ma non ti basta mai?!», Ste uscì dalla stanza disgustato.

Stephen Collier, detto Ste era entrato a far parte della banda di Lefebre dopo la morte del suo primo braccio destro, Leo Fabbri, americano di origine italiana.

Ste, diversamente da Leo, era uno sbandato, un teppistello , non certo un delinquente e sicuramente non un violentatore. Il comportamento di James gli dava il volta stomaco. Se avesse potuto sarebbe stato lui stesso a denunciarlo, ma aveva precedenti pendenti per piccoli furti e sapeva che fintanto che fosse rimasto il suo braccio destro, Lefebre gli avrebbe evitato la galera. Gli era mancato anche un po’ il coraggio, ma per Milady gli dispiaceva e quindi stava cercando di darle più vantaggio possibile, facendo attenzione che il capo non se ne accorgesse altrimenti gliel’avrebbe sicuramente fatta pagare.

«Milady io cercherò di darti più tempo che posso, ma tu cerca di metterti al sicuro!», pensò fra se mentre si allontanava dall’ufficio.

 

 

Cap. 24

 

Lara fece tutto il giro della nave poi si affacciò a una delle ringhiere di prua a guardare il mare. Larry la raggiunse e la avvolse in un abbraccio.

«Principessa stai bene?»

«Si, abbastanza, sai a volte la paura mi paralizza, ma poi quando tu mi sei vicino tutto svanisce e mi sento felice come non mai!»

«C’é qualcosa che vorresti fare in questo momento?»

«Si, mi piacerebbe tanto fare un bagno nella piscina, ma…»

«Che problema c’é, puoi farlo, non devi chiedere il permesso, anzi se vuoi lo facciamo insieme.»

«E’ perfetto, ma ho un piccolo problema, non ho il costume da bagno», Lara arrossì e abbassò lo sguardo.

«Certo che ce l’hai il costume, perché non vai a dare uno sguardo nell’armadio della tua cabina?»

«Ma…»

«Niente ma, vai tranquilla, indossa il tuo costume e io indosserò il mio poi ci ritroviamo a bordo piscina», le dette un dolce bacio sulla fronte.

Lara andò nella sua cabina e guardò nell’unica parte dell’armadio che non aveva ancora aperto, dentro, appeso ad una gruccia, trovò uno splendido costume intero, era di un nero brillante. Lo indossò e poi si guardò allo specchio, per la prima volta non fu presa dalla paura e dallo sconforto. Uscì e tornò verso la piscina dove Larry la stava già aspettando, seduto sul bordo.

«Principessa mia mi lasci senza fiato! Sei bellissima lo sai?»

«Larry ci sarebbe una piccola cosa che non ti ho detto perché…»

«Cosa tesoro?»

«Beh ecco vedi io…non é che abbia paura dell’acqua, ma non so nuotare», era arrossita di nuovo.

«Tutto qua? Ti abbatti per così poco principessa mia!»

«E’  che io…»

Larry la baciò intensamente.

«Non aver paura, ti aiuterò io la prima volta e poi diventerai bravissima anche da sola!»

«Larry…»

«Si, che c’é?»

«Io mi fido solo di te, te e basta».

«Ti amo principessa mia».

«Anche io ti amo, con tutto il mio cuore».

Si sedettero insieme sul bordo, vicino alle scalette.

«Tesoro ascolta, adesso io mi tuffo e poi torno a prenderti ok, aspettami.»

La baciò e poi andò dal lato del trampolino e si tuffò nell’acqua.

La piscina era leggermente riscaldata, Lara lo guardò nuotare e tornare verso di lei.

«Tesoro, ti aiuto a scendere da qua oppure preferisci la scaletta?»

«Io… forse é meglio la scaletta»

«Ok, allora non aver paura, metti le mani sulle barre laterali e scendi piano, io sarò dietro di te a prenderti», Lara fece i primi due scalini e poi si fermò, Larry allora le andò più vicino e le cinse la vita con le braccia per rassicurarla.

«Tesoro scendi tranquillamente, ti accorgerai che qua non é profonda, probabilmente toccherai il fondo», lei finì di scendere gli scalini e vide che lui aveva ragione.

«Per favore non ti allontanare!»

«Ma no, non ci penso nemmeno, tranquilla, sono qui!», rimasero almeno un ora dentro e lui piano piano la aiutò a muoversi e fare qualche bracciata.

«Larry inizio ad avere un po’ freddo!», gli disse, stringendosi a lui, «e poi ho…», non proseguì la frase.

«Va bene, meglio che usciamo, vedo che stai tremando!», la prese in braccio e poi la aiutò a risalire le scalette, quando entrambi furono fuori, la avvolse nell’accappatoio e poi la prese in braccio di nuovo.

«Larry io…, ti prego portami nella mia cabina!»

«Va bene tesoro, vuoi rimanere da sola?»

«No Larry, io…ti prego resta con me, non andartene!»

Larry aprì la porta a vetri ed entrò, percorse ancora qualche metro ed arrivò nella cabina di Lara, la adagiò sul letto, le tolse l’accappatoio e poi, senza poter resistere a quella voglia, che ormai gli bruciava dentro, iniziò a baciarla, lei ricambiò i baci, poi si fermò per qualche istante, lui allora capì e smise.

«Scusami, se vuoi me ne vado…», lei gli prese il braccio e lo fermò.

«No, Larry, io… io voglio che…», scoppiò improvvisamente a piangere, allora lui la abbracciò, stretta. Voleva con tutta l’anima farle sentire ciò che provava per lei.

«Amore mio, mia dolce Lara, non aver paura io non ti lascerò mai più e non ti tratterò mai come ha fatto quel James! Ho una voglia incredibile di fare l’amore con te, di trasmetterti tutto ciò che ho dentro, ma aspetterò tutto il tempo che vuoi, fintanto che non ti sentirai sicura e pronta!»

«Larry io… io voglio farlo adesso, lo desidero adesso, così tanto che non immagini nemmeno ma… ecco ho paura di non essere capace, di non riuscire a renderti felice come meriti, io…»

Larry le chiuse la bocca con un bacio.

«Principessa mia, non lo pensare nemmeno! Tu solo perché esisti e perché sei qui con me, mi rendi l’uomo più felice del mondo! Lasciati andare tesoro, non pensare a nient’altro che a noi due, qui insieme!»

«Va bene, lo farò!»

«Lasciati andare, puoi chiamarmi amore, non sono il tuo padrone, sono solo quello che più di tutto al mondo, desidera renderti felice!»

«Lo so, amore mio, allora rendimi felice, amami e lascia su di me solo il tuo dolce profumo ed il sapore meraviglioso dei tuoi baci!»

«Non chiedo altro principessa mia!»

Larry la amò con tutta la dolcezza di cui fu capace, le tolse la paura e le regalò la passione. La avvolse fra le sue braccia e le donò tutto se stesso. Lara ricambiò, per la prima volta si sentiva amata davvero, per la prima volta nessuno la costringeva, poteva chiudere gli occhi e sognare, oppure tenerli aperti e guardare il suo amore, ma in ogni caso sarebbe stato bellissimo. Arrivarono al culmine nello stesso istante e si lasciarono andare una nelle braccia dell’altro, il loro sentimento era così immenso che entrambi provarono un piacere interminabile e così profondo da perderci la ragione.

Rimasero abbracciati a lungo, fu talmente bello per entrambi che si sentirono come se fosse stata la prima volta, per tutti e due.

Per Larry, perché non aveva mai provato con nessun’altra ciò che aveva provato con lei, per Lara, perché quella per lei era stata veramente la prima volta che lo aveva fatto per amore.

Lara si voltò verso di lui e gli prese la mano fra le sue, portandola vicino al cuore.

«Larry tu mi hai salvata, sei il mio primo vero e unico amore, io ti amo, adesso so cosa vuol dire amare! Adesso che amo te! Non voglio trascorrere mai più un solo attimo lontano da te, ti prego promettimelo!», Larry le accarezzò il viso.

«Principessa mia, oggi mi hai fatto il dono più bello che potessi farmi: la tua fiducia. Fare l’amore con te, credimi, é stata l’emozione più bella che avessi mai provato, sentirti finalmente lasciarti andare fra le mie braccia, sentire che non avevi più paura é stato meraviglioso. Amore mio, nemmeno io voglio più trascorrere un solo attimo lontano da te, voglio dormire ogni notte tenendoti fra le braccia. Ti amo da morire principessa mia, non smetterei mai di ripeterlo!»

«Allora non smettere Larry, amami ancora, fintanto che non saremo sfiniti, fintanto che non ci addormenteremo persi uno fra le braccia dell’altra!»

«Certo principessa mia!»

26 maggio 1998

 

Erano trascorsi alcuni giorni di navigazione, Larry pensò che forse, a quel punto, avrebbero anche potuto rallentare un po’ e prendersela comoda come una crociera e non come un battello in fuga.

Questo era successo anche grazie al fatto che Ste aveva volontariamente rallentato le ricerche.

Durante questi giorni, Lara aveva quasi perfettamente imparato a nuotare, lei e Larry non avevano più trascorso una sola notte lontani, si erano amati ancora, più volte, le piaceva da morire e adorava sentirsi chiamare “principessa”, anche in quel momento, quando si lasciava andare e gli donava tutta se stessa.

Le giornate si erano molto allungate, a lei piaceva stare a prua a sentire il vento sul viso, da dove veniva lei l’oceano era lontanissimo e non lo aveva mai visto, adesso adorava il mare e non se ne sarebbe mai allontanata.

Larry come sempre le andava vicino senza farsi sentire e poi la abbracciava all’improvviso.

«Principessa mia, tutto bene?»

«Si amore mio, quando mi sei vicino sto bene!»

«Tesoro devo dirti una cosa, forse ti dispiacerà un po’, ma devo farla e non posso portarti con me!»

Lara scoppiò a piangere, improvvisamente, senza riuscire a calmarsi, Larry allora la strinse forte a se.

«Amore mio ascoltami, starò via solo poche ore, quando tornerò faremo una cena speciale e avrò delle sorprese per te, ti prego aspettami e non aver paura, sarò di nuovo qui prima che tu possa sentire la mia mancanza!»

«Ma tra quanto devi andare?», domandò lei con la voce ancora un po’ alterata dal pianto.

«Facciamo colazione insieme, poi verrà un elicottero a prendermi e…»

«E’ tuo?»

«Cosa, l’elicottero? Si quello ce l’ho da molto tempo, anzi ce l’abbiamo, perché appartiene alla mia famiglia», lei lo guardò con gli occhi ancora carichi di lacrime.

«E dove ti porterà?»

«Questo, principessa mia, non posso proprio dirtelo, ma sappi che non correrò alcun pericolo, in meno di quanto pensi sarò di nuovo qua con te,  faremo di nuovo il bagno in piscina e faremo ancora l’amore! Ti amo Lara non te lo dimenticare mai!», la baciò con tutta l’intensità e l’amore che provava per lei.

Fecero colazione insieme e poi lei lo vide salire sull’elicottero e andare via.

Sapeva che sarebbe tornato, glielo aveva promesso, ma ugualmente il suo cuore tremava di paura.

“E se James l’avesse raggiunta in quel momento, quando era sola? Se l’avesse portata via di nuovo e lei non avesse più avuto la possibilità di rivedere il suo amore? Oppure se fosse successo qualcosa a lui? Come avrebbe potuto vivere senza averlo vicino?”, queste domande l’avevano di nuovo fatta sprofondare nel terrore, paralizzandola.

Andò a rinchiudersi nella cabina dove, nei giorni precedenti, avevano dormito insieme e fatto l’amore, si rannicchiò sul letto tenendo strette a se le lenzuola che avevano ancora il suo dolcissimo profumo.

Non riuscì a resistere e improvvisamente le lacrime di nuovo si impadronirono di lei e iniziarono a bagnarle le guance, poi senza rendersene conto sprofondò nel sonno.

A Larry era dispiaciuto tantissimo doverla lasciare sola, anche se per poche ore, ma era per lei e per loro due che stava preparando questa cosa. Voleva chiederle di sposarlo e voleva farlo nel modo più dolce e romantico possibile. Le avrebbe comprato un abito bellissimo e dei gioielli, tra cui ovviamente un meraviglioso anello. Avrebbe preso uno smoking per essere super elegante ed un bellissimo bouquet di rose rosse per dirle quanto profondamente la amava.

Al cuoco di bordo aveva dato disposizioni la sera precedente e lui era già al lavoro per preparare la loro cena, mentre lui sarebbe rientrato nel primissimo pomeriggio.

I vestiti li aveva fatti confezionare da un atelier di Parigi e doveva solamente ritirarli, i gioielli e l’anello invece, li avrebbe scelti personalmente sul posto.

 

 

 Cap 26

 

Quando Lara si risvegliò era passata da poco l’una del pomeriggio, Larry le mancava da morire e, nonostante il cuoco le avesse preparato qualcosa per pranzo, lei non se la sentì proprio di mangiare, per l’ansia le si era chiuso lo stomaco.

Decise di farsi un bagno, ormai era diventata piuttosto sciolta nel nuotare, per non pensare iniziò a percorrere la piscina facendo vasche senza sosta.

Non voleva fermarsi perché se si fermava le veniva da pensare e se pensava, il dolore per la lontananza da Larry le faceva male.

Quando, però, sentì di essere esausta, uscì e andò a rifugiarsi nel suo posto preferito a prua. Rimase lì a farsi accarezzare dalla brezza e dagli schizzi delle onde infrante dalla nave e non si accorse del tempo che stava passando.

Ad un certo punto sentì  che qualcuno le metteva la mano sugli occhi, inizialmente si spaventò, ma poi, quando si accorse che era lui, si voltò di scatto e gli saltò con le braccia al collo.

«Giurami che non lo farai mai più! Ti prego giuramelo!», piangendo a dirotto, ma di gioia.

«Te lo giuro amore mio, non lo farò mai più, mi sei mancata da morire!», la baciò a lungo, le fece sentire quanto le era mancata. Durò talmente tanto che quasi restarono entrambi senza fiato.

«Ti amo! Ti amo, vorrei prenderti a pugni per quanto mi hai fatto stare in pena e invece ho solo voglia che tu mi ami!»

Lui le mise un dito sulle labbra poi la prese per mano e la portò nella loro cabina. La amò con tutta la passione che aveva dentro di se, le fece sentire quanto le era mancata.

Si lasciarono andare entrambi come non avevano fatto ancora fino a quel momento e quello che provarono fu talmente grande e intenso da fargli quasi perdere i sensi.

Gli ci volle un po’ prima di riprendersi da quell’enorme ondata di sensazioni che entrambi avevano provato.

«Larry posso chiederti cosa dovevi fare di tanto importante questa mattina, quando te ne sei andato?»

«Vuoi proprio saperlo?»

«Si per favore!», rispose, quasi supplicandolo come una bambina.

«Ma se te lo  dico ti perderai la sorpresa!»

«Ok, allora facciamo così, dimmi solo una piccola parte e io me lo farò bastare, lo prometto!», sorrise.

«Principessa mia, quanto sei bella quando sorridi!», a lui piaceva tanto vederla sorridere, avrebbe dato la sua vita per non vederla più soffrire. Per Lara la vita era lui, amarlo e averlo accanto ogni giorno.

«Va bene tesoro, allora sappi che dovevo acquistare e ritirare alcuni oggetti e che stasera sarà una serata speciale in cui potranno accadere delle cose…basta non pretendere di più perché non ti dirò altro!», la baciò all’improvviso sulle labbra.

«Amore mio tu per me sei già speciale così come sei, solo per il fatto di esserci e di amarmi! Larry posso dirti una cosa?»

«Certo tesoro, tutto quello che vuoi!»

«Prima di fare l’amore avevo così tanta paura, tanta che nemmeno ti rendi conto e…»

«Perché avevi paura?», Larry la strinse a se, sentì che lei ne aveva bisogno in quel momento.

«Credevo di non essere in grado, credevo che mi sarei bloccata, che non ci sarei riuscita, per tutto ciò che lui mi aveva fatto. Ma quando tu mi hai amata per la prima volta è stato così bello e dolce e naturale, mi sono resa conto di amarti ancora più profondamente. Quando mi abbracciasti per la prima volta e poi la seconda, sentii che il mio cuore iniziava ad appartenerti e che starti lontana mi faceva un male terribile. Quando poi mi baciasti mi resi conto di essere ormai totalmente persa di te, quei due giorni all’albergo avevo paura non passassero mai. Ti amo più di ogni cosa al mondo, mio padre sarebbe felice di vederci insieme amore mio, spero che tutto questo ti faccia piacere e…»

«Se mi fa piacere? Principessa mia, mi regali una gioia così immensa che non immagini, ma voglio dirti che per me è stato lo stesso in questi giorni passati e il saperti in balia di quel delinquente mi faceva annebbiare la mente, ma purtroppo non potevamo agire ancora, vorrei ucciderlo con le mie mani per il male che ti ha fatto!»

«No, Larry, amore mio, lui merita di marcire in galera e sarà quella la sua fine! E’ ancora un po’ presto per la nostra cena, vuoi fare di nuovo l’amore con me?»

«Dio mio si! Lo desidero talmente tanto!», accarezzandole i capelli.

«Allora amami, perché io voglio sentirmi per sempre soltanto tua amore mio!»

Lara si lasciò andare completamente, adesso si sentiva libera, poteva provare tutto ciò che aveva nel cuore, vicino lui e lui ricambiò con tutta la dolcezza e la passione che provava per lei.

“Larry se solo immaginassi ciò che desidero adesso…”, la mente di Lara cullava un sogno bellissimo, in quello stesso momento, un ondata di sensazioni forti, profonde e interminabili si impadronì di entrambi facendoli tremare come il mare mosso dalla brezza persistente.

 

 

Cap. 27

 

26 maggio 1998  ore 19.30

 

Per Lara e Larry amarsi, quel pomeriggio, era stato speciale, li aveva uniti ad un tale livello che nemmeno immaginavano potesse essere possibile.

Erano rimasti a lungo abbracciati, senza pensare a niente, solo per il piacere di essere uniti uno all’altra e Lara non immaginava che presto uniti lo sarebbero stati veramente, grazie alla sorpresa che le aveva preparato lui.

«Larry, cosa facciamo adesso?», lui le accarezzò il viso.

«Adesso andremo a farci una bella doccia rinfrescante e…», lo interruppe.

«Insieme?»

«Se lo desideri, certo, poi andrai nella tua cabina dove troverai una sorpresa ad attenderti e…»

«E tu?»

«Io ti raggiungerò in pochissimo tempo ok!»

«Larry ricordi? Hai promesso di non lasciarmi sola!»

«Ho promesso e te lo giuro, amore mio, non ti lascio! Io non ti lascio più ti amo da morire!»

«Anche io, Larry!»

«Allora, vuoi farla con me la doccia?»

«Si, per favore, ti prego!»

Entrarono nella cabina insieme, si insaponarono e massaggiarono a vicenda, ma non seppero resistere alla voglia di amarsi ancora e con più passione di prima.

I loro movimenti, i gemiti, tutto si confuse con l’acqua che scorreva sulle pareti di plexiglass, i loro corpi si unirono, le anime si fusero una con l’altra tanto da non separarsi più, il piacere che si donarono a vicenda fu così forte, intenso e lungo da farli quasi svenire abbracciati e avvolti da una dolce nuvola di vapore.

«Tesoro è stato meraviglioso!»

«Sei tu che fai diventare tutto speciale!»

«Adesso vai a vedere la tua sorpresa in cabina, giuro che fra pochi attimi sarò da te, non aver paura, tra poco capirai tutto!»

La baciò di nuovo, con molta dolcezza, sulla fronte poi lei uscì e Larry rimase a finire di prepararsi. Si era fatto confezionare un elegantissimo smoking di taglio moderno.

Lara entrò nella sua stanza e trovò un grosso pacco sul letto, con un grande fiocco rosso sopra e una busta.

«Principessa mia, questi sono per te, indossali questa sera ti prego! Ti amo tantissimo! Larry»

Il biglietto profumava di lui  e la sua calligrafia era lineare, bellissima e nobile come lui era. Lara tolse il coperchio e quello che le apparve di fronte la fece quasi svenire per l’emozione.

Un romantico abito di raso panna e un costume da bagno dello stesso colore, ma non era finita, la scatola conteneva anche dei bellissimi sandali con laccio alla caviglia e tacco non molto alto (Larry sapeva che Lara non amava i tacchi altissimi).

Indossò tutto quanto e poi andò nel bagno a truccarsi, leggermente, come suo solito, si sistemò i capelli in uno chignon alto con ciocche che le scendevano giù a incorniciare il viso. Appena terminato tornò in camera e aprì l’anta dell’armadio che conteneva lo specchio, ma appena si guardò l’emozione le fece un brutto scherzo e gli occhi iniziarono a lacrimare, facendole sciogliere un po’ la matita a lato.

«Non ho mai avuto un abito così bello, non credo di averlo nemmeno mai sognato prima d’ora!»

Larry entrò e rimase imbambolato da quella visione, Lara era così bella da togliergli il respiro.

«Principessa mia tu… tu sei… oddio non riesco nemmeno a parlare! Sei così bella!»

«Lo credi davvero?»

«Certo, tu non immagini quanto mi sta battendo il cuore adesso, mentre sei di fronte a me!», La ragazza gli mise una mano sul petto, sopra la camicia immacolata, lui le prese anche l’altra mano e la avvicinò a se.

«Larry baciami ti prego, ho paura di sognare e di risvegliarmi!»

«Svegliati pure principessa mia, siamo qui, insieme. Non aver paura!»

La baciò con infinita dolcezza e le asciugò le piccole lacrime che stavano colorando la sua guancia.

«Ho una piccola cosa per te!», le porse il bouquet di rose, dello stesso colore degli intarsi del suo vestito.

«Larry è bellissimo, ma mi stai viziando, mi fai tanti doni e io non so se…»

«No, per favore, non dire che non li meriti, tu meriti tutto l’amore e tutte le cose belle di questo mondo! Ti amo e questa non sarà l’unica sorpresa della serata, ma adesso andiamo che la nostra cena ci aspetta!»

Il ponte alto della nave era stato perfettamente addobbato, con gli stessi colori del vestito di Lara, ma lei non poteva saperlo, durante tutta la giornata, quel punto della nave era stato opportunamente nascosto proprio perché fosse una sorpresa.

C’era un tavolo tondo, splendidamente apparecchiato, un pianoforte e ghirlande di rose di stoffa tutto intorno, Lara rimase incantata.

«E’…è… bellissimo!»

«Principessa mia, vieni siediti qui», le spostò la sedia da gran signore e poi la fece riavvicinare al tavolo.

Il cameriere servì loro una cena ottima e raffinata, la musica, suonata dal pianista, li accompagnò per tutta la sera.

Lara era estasiata da tutta quell’atmosfera così dolce e romantica e non aveva assolutamente idea di quali altre sorprese le riservasse il suo Larry

«Principessa mia come va?  Stai bene?», domandò prendendole la mano.

«Si sto bene, è tutto così magico e dolce, mi sento come in una bolla e spero tanto che non si rompa!»

Larry si alzò e andò vicino a lei.

«Vuoi ballare con me?»

«Lo desidero tanto, ma dovrai aiutarmi però perché io non so ballare!»

Larry la prese per mano e la guidò in un valzer romantico e dolcissimo, poi la condusse vicino alla punta della nave, quello stesso punto dove lei amava andarsi a rifugiare.

«Principessa devo parlarti, devo dirti una cosa molto importante, ti prego ascoltami!», si inginocchiò e tolse dalla tasca la scatola con l’anello.

«Larry che stai facendo?»

«Lara io voglio chiederti una cosa seriamente e voglio che tu altrettanto seriamente mi risponda, ti prego»

«Certo Larry, ma così, in ginocchio?»

«Si proprio così, è importante», aprì la scatolina, le mostrò l’anello e le fece la domanda.

«Lara, io ti amo, vuoi sposarmi? Vuoi diventare mia…», non gli dette nemmeno il tempo di finire la frase.

«Si, si, si! Amore mio certo che voglio sposarti! Con tutto il mio cuore lo voglio!»

«E allora fallo, tesoro mio, sposami!»

«Ma quando?»

«Adesso principessa mia, sposami adesso!»

«Qui? Questa sera? Ma come facciamo?», intanto il capitano era arrivato sul ponte e attendeva solo che Larry lo chiamasse.

«Principessa il capitano può sposarci e poi quando arriveremo a destinazione registreremo il matrimonio.

La piccola cerimonia iniziò, con il pianista e il cameriere che fecero da testimone, il comandante lesse la formula di rito, Larry e Lara la ripeterono a turno, poi lui le prese la mano e le infilò all’anulare la bellissima fede di brillanti e zaffiri che aveva ritirato quella mattina dal gioielliere.

Il comandante concluse con la frase che entrambi aspettavano: «Vi dichiaro marito e moglie, adesso può baciare la sposa!», beh insomma forse l’ultima parte non la sentirono proprio perché già erano persi nel primo bacio come marito e moglie.

«Larry io quasi non ci credo! Adesso sono davvero…»

«Si sei davvero solo mia, la mia principessa per sempre! Sei felice?»

«Se sono felice? Me lo chiedi  pure? Mi sembra di camminare su una nuvola!»

«Adesso sei diventata ufficialmente: Lara Josephine Wilder McLowery, e io ti amo più della mia vita!»

«Larry anche io ti amo e credimi, così tanto che non riesco nemmeno ad esprimerlo fino in fondo, posso chiederti una cosa adesso?»

«Amore mio, tutto ciò che desideri, ma potevi farlo anche prima! Cosa volevi chiedere?», Larry non immaginava la gioia che avrebbe provato di lì a poco.

«Larry io spero che tu… ecco io…», non riusciva a parlare, aveva paura a dirlo, soprattutto dopo ciò che le era successo.

«Tesoro non aver paura, ti prego! Sono qui per te, coraggio dimmi cosa volevi  chiedere!»

Lara prese fiato e poi le parole le uscirono tutte insieme.

«Io…io vorrei un bambino, con te! Ecco, adesso l’ho detto!»

A Larry si riempirono gli occhi di lacrime di gioia, dopo quello che le era capitato, non avrebbe mai pensato ad una tale richiesta, almeno non subito, aveva appena imparato a fare l’amore per amore!

«Lara, amore mio ho sentito bene?»

«Si, hai sentito benissimo, desidero un bambino con l’uomo che amo più della mia vita, lo desidero da morire!»

La prese in braccio e la fece volteggiare per tutto il ponte.

«Lara tu non immagini la gioia che mi hai dato chiedendomi questa cosa! Io credo che il cuore mi stia scoppiando per la felicità che provo in questo momento!»

«Larry vieni con me!», lo prese per mano e lo portò verso la loro cabina. Dalla prima sera non avevano più dormito un solo giorno separati, ma adesso potevano farlo a maggior ragione, da marito e moglie.

«Larry ti prego amami, adesso!»

Iniziarono a spogliarsi a vicenda e si amarono con ancora più passione di prima, con ancora più dolcezza e amore, adesso che erano uniti per sempre.

 

 

Cap. 28

 

Alcuni giorni erano trascorsi, da quella sera magica in cui Lara e Larry erano stati uniti in matrimonio, dal capitano della nave, su cui stavano viaggiando per mettersi in salvo.

Lara si svegliò di soprassalto, spaventatissima. Corse in bagno a sciacquarsi il viso e dopo poco anche Larry la raggiunse.

«Tesoro che ti succede?»

«Larry credo di aver avuto un incubo su quell’uomo e mi son sentita paralizzare di nuovo dalla paura!», iniziò a piangere, Larry la strinse a se.

«Tesoro mio non ci pensare, é lontano e probabilmente ancora non si potrà muovere per la ferita alla gamba e quando potrà noi saremo già lontanissimi!»

«Perdonami Larry, mi terrorizza, ti prego, adesso che torniamo a letto puoi abbracciarmi?»

«Certo amore mio, posso abbracciarti, posso baciarti e posso…amarti!»

«Allora amami, ho bisogno del tuo amore!», iniziò a baciarlo, prima sulle labbra poi sul petto poi più giù, lui sentì che un ondata di piacere stava per travolgerlo, lei continuò a baciarlo ed accarezzarlo, lui strinse il lenzuolo con le mani poi improvvisamente, un ondata di piacere gli fece inarcare la schiena e lo fece tremare come mai prima di quel momento.

«Basta principessa mia, voglio amarti e sentirti e non umiliarti come…»

«Larry ti amo!», si sdraiò e lui la prese dolcemente, avvolgendola con il suo corpo e tenendola fra le braccia come le aveva promesso.

Era stato meraviglioso farlo in quel modo, le paure di Lara, per quel momento non esistevano più, c’era solo la felicità provata insieme, nello stesso istante, tremando fino a perdere i sensi.

Non avevano pensieri, se non il loro amore che cresceva ogni giorno di più e la speranza di avere presto il bambino che sognavano.

 

 

Cap 29

 

James Lefebre era ormai quasi ristabilito, certo, purtroppo non avrebbe camminato più perfettamente come prima, il ginocchio gli era rimasto lesionato per sempre.

Aveva ordinato ai suoi di distruggere qualunque cosa potesse essere compromettente, perché la polizia, perquisendo, facesse un colossale buco nell’acqua.

Nonostante la difficoltà di movimento, però, la voglia di spassarsela con le ragazze non gli era passata, anche se non aveva più la sua preferita da maltrattare, si accontentava delle altre.

Ultimamente aveva preso a non fidarsi più tanto di Ste, aveva infatti ordinato ad altri di tenerlo sotto sorveglianza e se avesse fatto qualche mossa strana, di ucciderlo.

Per spaventarlo e metterlo in guardia, decise di “farsi un giro” con la sua donna.

«Andy vieni qua subito!», urlò all’altro uomo attraverso il telefono interno.

Andy si precipitò.

«Capo che ti serve?»

«Vai a prendermi Silvia, subito, muoviti!»

«Capo ma Silvia é la fidanzata di Ste, se lo scopre mi uccide!»

«E se non lo fai ti uccido io! Muovitiii!»

«Ok ok vado!»

«Caro Ste, adesso mi presterai la tua donna e quando deciderò di essere soddisfatto forse te la rimanderò o forse la ucciderò, non sono ancora deciso, dipende da come si comporterà!», pensò fra se James mentre attendeva la ragazza.

Andy ricomparve dieci minuti dopo, portando la ragazza sottobraccio.

«Adesso lasciaci soli e chiudi la porta! Mi raccomando, acqua in bocca con Ste!»

Silvia era molto giovane, appena ventitreenne, si era innamorata di Stephen (Ste) e lui le aveva promesso che si sarebbe allontanato da Lefebre non appena avesse potuto farlo, glielo aveva giurato quando le aveva confessato di amarla anche se molto più giovane di lui.

«Ragazzina avvicinati!», lei tremava di paura, quell’uomo le faceva ribrezzo così come a Lara.

«La prego non mi faccia del male! La supplico!»

«Avvicinati, subito!», le gridò e lei iniziò a piangere sempre più forte. James si infuriò.

«Maledetta sgualdrinella! Adesso ci penso io a te!», si avvicinò a lei immobilizzandola contro il muro, la umiliò obbligandola a subire le sue violenze, proprio come aveva fatto con Milady.

La costrinse ad un rapporto violento, la fece gridare più volte di dolore, mentre lui veniva soddisfatto.

«Sei quasi meglio di zuccherino, almeno tu non mi hai vomitato addosso, ma adesso voltati che non ho ancora finito con te, voglio prenderti in ogni modo possibile!», Silvia avrebbe voluto morire in quel momento, solo per far si che tutto quel dolore finisse di colpo. Ste le aveva raccontato cosa, quel mostro, era stato capace di fare a Milady.  Lei adesso si trovava proprio nella stessa condizione e sembrava che James volesse farle scontare anche la rabbia che provava verso “zuccherino”.

«Grida, piangi oppure stai zitta, ma muoviti veloce altrimenti mi arrabbierò anche con te e sai quanto posso diventare cattivo!», le disse mentre la forzava contro la scrivania.

«Lei ebbe la forza di pronunciare il nome “Ste” più a voce alta e lui per risposta le tirò tanto i capelli fino quasi a strapparglieli.

«Non ci provare proprio! Le tue belle labbra usale per soddisfarmi!»

Questa volta anche Silvia non riuscì a resistere senza vomitargli addosso, lui le dette un calcio nelle costole e la buttò a terra. Cadde in ginocchio e lui ne approfittò, per darle l’umiliazione finale, la peggiore di tutte, la più dolorosa, proprio come aveva fatto con quella che adesso voleva morta a tutti i costi.

Improvvisamente Ste aprì la porta ed entrò, vedendo la sua fidanzata in una maschera di sangue e dolore, si avventò su James come una furia e liberò la ragazza che cadde a terra svenuta.

Ne nacque una colluttazione violenta in cui  James riuscì ad avere la meglio. Dopo aver preso il coltello dalla tasca dei pantaloni, colpì Ste almeno quattro volte e lo ferì a morte

Ste cadde a terra in un lago di sangue. Silvia, che proprio in quel momento si stava riprendendo, vide la scena e si gettò su James cercando di vendicarsi, lui la colpì col coltello proprio in pieno petto e lei cadde giù di colpo, come un corpo morto cade.

«Andy!!! Porta via questi rifiuti!», gridò con quanta voce aveva.

Stephen e Silvia vennero lasciati per strada, nello stesso punto dove era stata lasciata Milady.

Qualcuno, vedendo che forse uno dei due respirava ancora, chiamò l’ambulanza. Furono portati al pronto soccorso.

Il cuore di Silvia purtroppo aveva ceduto, definitivamente, durante il viaggio, era morta così, a soli 23 anni, per mano di un mostro senz’anima.

Stephen aveva resistito, non si sa come, data la gravità delle sue ferite, fino all’arrivo in ospedale. Ai medici che lo soccorsero riuscì solo a dire queste parole: «Prendete Lefebre, ha ucciso la mia Silvia e salvate Milady!», poi anche il suo cuore smise di battere per sempre.

Forse con quel gesto Stephen Collier si era guadagnato un posto in paradiso accanto alla ragazza che era riuscita a cambiarlo.

 

 

Cap. 30

 

01 giugno  (in navigazione )

 

«Larry posso chiederti una cosa?»

«Certo principessa! Chiedimi pure tutto ciò che vuoi», le rispose, con la sua solita gentilezza.

«Dove stiamo andando? Cioè, fin dove deve portarci questa nave?»

«Principessa mia, ti porto nel tuo reame», disse, poi vedendo che lei era preoccupata, decise di rispondere seriamente.

«La nostra Meta é la Scozia, ma non ci arriveremo con questa. La nave ci condurrà fino alle coste della Francia, a Nizza, per essere più precisi, poi prenderemo l’aereo e con quello voleremo fino a destinazione. In Scozia c’é la tenuta della mia famiglia, quella di cui ti ho parlato e…», Lara non lo fece terminare, «ma  cosa potrò fare io, laggiù? E tu, starai sempre con me, oppure dovrò rimanere sola per lunghi periodi?», gli occhi le si erano già riempiti di grandi lacrime.

«Tesoro, perché stai piangendo?», le domandò avvolgendola fra le braccia.

«Perdonami, é solo che a volte mi prende la paura. Io ti amo così tanto che ora non so se riuscirei più a trascorrere dei giorni da sola, lontana da te!», i singhiozzi le alteravano le parole e lei non riusciva a smettere e a calmarsi.

«Tesoro, non accadrà, tu non sarai più da sola, ho giurato a tuo padre che ti avrei protetta per sempre e lo avrei fatto in ogni caso, poi mi sono innamorato di te, della tua dolcezza, del tuo bisogno di essere rassicurata. Ti amo e adesso anche per me sarebbe impensabile allontanarmi da te. L’ho fatto, quel giorno,  é vero, ma solo perché sapevo che la sera sarei tornato e ti avrei legata a me per sempre, però credimi, amore mio, se ti dico che é stato terribile non averti vicina!», dopo averla rassicurata la baciò teneramente e a lungo.

«Larry, io sono stanca, vorrei…»

«Certo, principessa, dormi e non temere io sono qua!»

Lara si calmò e si addormentò fra le sue braccia, lui continuò ad accarezzarla con dolcezza.

«Principessa mia, quanto male ti ha fatto quel delinquente! Ti ha resa debole, insicura e diffidente, ma io riuscirò a guarirti, perché il solo pensiero di poterti perdere, mi fa impazzire di dolore!», rimase ancora qualche minuto sveglio, poi la stanchezza si impadronì anche di lui facendolo crollare.

 

La notte trascorse serena per entrambi, Lara si svegliò per prima e lasciò suo marito ancora a riposarsi.

A volte le sembrava così impossibile di essersi potuta salvare, c’era stato un momento in cui si era convinta che alla fine James l’avrebbe uccisa davvero. Adesso, essere su questa nave, con il suo amato angelo salvatore vicino le sembrava un sogno meraviglioso, un sogno da cui non si sarebbe voluta svegliare mai.

«Larry, amore mio, se penso che avrei potuto spararti e ferirti! Se solo ci penso, io… non so proprio come sia stato possibile abbassarmi ad accettare i ricatti di James, potessi tornare indietro, adesso sceglierei la prigione! Sei qui, vicino a me e per fortuna Dio mi ha permesso di non farti del male quel giorno, ti amo da morire e non vedo l’ora che tu e io abbiamo quel bambino che desideriamo così tanto! Larry tu sei la persona che io voglio amare per sempre!», non si era accorta di aver “pensato a voce alta”, Larry si svegliò e si voltò verso di lei.

«Principessa mia, sei dolcissima! Io desidero le stesse cose che desideri tu!», le rispose.

«Larry, ma tu hai sentito tutto?»

«No, non proprio tutto, solo l’ultima parte ed é quella che mi rende tanto felice!», disse, mentre iniziava ad accarezzarla.

«Larry, io…»

«Anche io, tesoro!»

«Larry ti prego, amami adesso! Ho bisogno di sentirti parte di me…»

«E io di sentirti mia…»

Adesso fare l’amore non la spaventava più, adesso desiderava più di ogni altra cosa al mondo, sentirsi parte della sua anima, provare le sensazioni più forti mentre lui la stringeva a se e arrivare ad un piacere così intenso da poterci perdere la ragione.

 

CONTINUA…