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Cap 16

Larry si avvicinò a Milady che ancora stava riposando. Le fece una carezza e le dette un bacio vicino alle labbra,  poi iniziò a chiamarla.

«Principessa svegliati, devi venire con me!»

«Larry, sei qui, mi sei mancato! Ti ho sentito sai, ho sentito il tuo bacio, é stato dolcissimo!»

«Principessa mia, se solo tu sapessi quanto desidero baciarti davvero!», pensò fra se.

«Larry io sono pronta, ma non ho niente indosso, come faccio ad uscire?»

«Non preoccuparti, ti ho portato una delle divise da infermiere di corsia, così non darai troppo nell’occhio».

«Grazie, poi un giorno mi dirai chi sei realmente?»

«Certo principessa!»

«Prima di quanto pensi ti dirò tutto!», promise a se stesso.

 

***

 

L’albergo Genny non era molto grande, ma era pulito e confortevole,  avevano scelto quello, perché era un normale 3 stelle,  per nascondere una persona sarebbe stato sicuramente meglio. La stanza prenotata era stata registrata sotto falso nome, nessuno poteva presagire che Milady si trovasse li.

Larry la accompagnò fino all’ingresso della camera.

«Larry ti prego entra con me, solo cinque minuti, solo per…no niente»,  lasciando cadere il discorso.

«Milady non posso, hanno bisogno di me, dentro troverai tutto ciò di cui hai bisogno, per favore promettimi che non uscirai per nessun motivo. Poi dopodomani verrò a prenderti e ti porterò in un posto speciale!»

«Va bene , te lo prometto, ma come farò per mangiare?»

«Hai tutto tutto ciò che può esserti utile, lo vedrai esplorando la camera. Adesso devo proprio andare principessa, mi spiace…»

«Larry per favore, ancora un  attimo, abbracciami, così mi rimarrà un po’ di te per non aver paura!»

«Certo principessa!».

Milady si rifugiò fra le sue braccia, appoggiandogli la testa sul petto, poi alzò il viso e le loro labbra furono così pericolosamente vicine che improvvisamente si toccarono e poi si unirono. Quel bacio fu così dolce, inaspettato e lungo.

«Oddio scusami! Adesso devo andare, non aver paura e se ne avrai pensami! Ciao principessa!», Larry uscì e lei rimase sola e frastornata da ciò che era appena successo.

Chiuse la porta a chiave e si mise ad esplorare l’ambiente.

Sul tavolino, vicino al suo letto,  vide un vaso con dentro uno splendido mazzo di rose , una clip di legno teneva una piccola busta appesa ad uno degli steli. Aprì la busta e lesse il bigliettino scritto a mano e firmato.

Queste sono per te principessa, non aver paura e se ne hai, pensami e ti passerà. Larry

Vicino al vaso con le rose c’era un pacchetto, lo scartò e trovò un cellulare nuovo, molto carino, nella stessa scatola c’era un altro biglietto scritto a mano e firmato.

Principessa questo é tuo, qui dentro non troverai il numero di chi ti ha fatto male, ne lui potrà chiamarti, ma se sentirai un po’ la mia mancanza, chiamami o mandami un messaggio, non preoccuparti, il credito e praticamente illimitato.

Si mise a sedere sul letto, che era morbidissimo, e si fermò a pensare a tutto ciò che le era successo, pensò al fatto che forse, quando lui sarebbe tornato a prenderla, lei gli avrebbe rivelato il suo nome.

«A lui posso dirlo», pensò fra se, «lui non mi farà del male e poi quel bacio…no, lui non mi farà del male ne sono sicura, dopodomani mi porterà in salvo dove James non potrà più trovarmi, me lo ha promesso e io gli credo, ma ho così tanta paura, adesso qui da sola!»

Aprì l’armadio e trovò una serie di abiti appesi e di biancheria della sua taglia riposta nel cassetto e perfettamente piegata. Nel bagno trovò l’occorrente per il trucco e per l’igiene personale, poi un altro piccolo biglietto, purtroppo l’ultimo.

Principessa, spero che queste cose siano come le desideravi, spero di non aver invaso troppo la tua sfera intima. Larry

Più leggeva quel nome e più si incantava a pensare a lui e a quel bacio che si erano scambiati, quasi per caso prima che lui uscisse.

Nel bagno c’era la vasca per fortuna, avrebbe potuto fare un lungo bagno rilassante, Stappò qualche boccetta che si trovava sul bordo, per assaporarne il profumo, con sua grande felicità trovò il suo preferito, quello profumato ai fiori di Argan, svuotò il contenuto per intero nella vasca, già piena di acqua calda, poi entrò e si sdraiò. Aveva bisogno di rilassarsi, di non pensare a niente se non a…lui, a quell’uomo così dolce e gentile che dal primo momento che l’aveva conosciuto, qualche giorno prima, le era entrato così tanto nel cuore.

«Ho paura!», pensò, «chissà se sarò in grado di amarlo come merita, io non so proprio niente dell’amore, non voglio deluderlo, non voglio farlo soffrire, lui non lo merita! Io credo di essere ormai maledetta, chi amerebbe mai una persona che é stata usata come é successo a me e…», improvvisamente scoppiò a piangere, avrebbe tanto voluto che lui fosse li a stringerla di nuovo e farla sentire bene.

 

 

Cap 17

18 maggio 1998  ore 22.30

Sembrava incredibile, ma i due giorni erano trascorsi  senza che Milady quasi se ne accorgesse. Aveva fatto alla lettera tutto ciò che le era stato detto, non era uscita mai, non aveva aperto a nessuno , aveva trascorso tutto quel tempo a riflettere su ogni cosa che le era accaduta, fin da quando era tornata dal college, fino da quando suo padre, che avrebbe dovuto sopravvivere, era invece inspiegabilmente morto in seguito ad un attacco di cuore.

“Mio padre poteva farcela, stava per essere dichiarato fuori pericolo, come é potuto accadere che sia morto?”, pensare ai suoi le aveva fatto scendere un velo di tristezza, inevitabilmente si era ritrovata a piangere di nuovo e questa volta perché, forse, aveva capito tutto.

«Maledetto! Che tu sia maledetto James Lefebre! Per ciò che ci hai fatto, a me e alla mia famiglia! Prima o poi la pagherai te lo giuro, bastardo infame!», i singhiozzi le rendevano difficile parlare.

«Se solo Larry fosse qui, se potessi…», prese il nuovo cellulare fra le mani e iniziò a comporre il numero che lui le aveva lasciato, adesso poteva farlo, ma improvvisamente fu colta dalla paura, paura che lui non rispondesse o che risultasse inesistente. Lasciò cadere il telefono sul letto. Dopo qualche secondo lo riprese. «Magari se gli mando un messaggio forse…», digitò solo due parole: “mi manchi” e attese una qualsiasi possibile risposta. «Milady non devi illuderti, magari sicuramente sarà altrove ad occuparsi di chissà che cosa e figurarsi se pensa a te, magari sarà con la sua…», non ebbe il coraggio nemmeno di pensarla quella parola , sarebbe stato troppo tremendo per lei scoprire che il suo era stato solo un gesto di cortesia, una cosa che avrebbe fatto qualunque altra persona. «Ma quel bacio allora? Poteva mai essere che quel bacio fosse stato solo un gesto così, dovuto al momento?

Milady non poteva immaginarlo, ma Larry era più vicino a lei di quanto potesse pensare.

Il telefono gli vibrò e apparve il messaggio.

«Miriam guarda!»

«Lo vedo Larry, vuoi andare da lei vero?», gli domandò guardandolo negli occhi, ma sapeva già cosa avrebbe risposto, quella donna sapeva leggergli dentro come nessun altro.

«Vorrei, davvero lo vorrei tanto, ma …», rispose.

«Va da lei, Larry, va ad abbracciarla, a rassicurarla, poi torna, ma sta attento agli uomini di Lefebre, potrebbero essere nascosti dove meno te lo aspetti e potrebbero capire dove abbiamo nascosto la ragazza, sarebbe terribile se la trovassero e la riportassero dal loro capo, per lei sarebbe sicuramente la fine e…», Larry la fermò.

«No, non dirlo, non pensarlo nemmeno, lei non può, non deve finire di nuovo nelle grinfie di James, non adesso che io…. forse é meglio che…»

«No, Larry, devi andare. Vai da lei rimani solo un po’ e poi dille di prepararsi per domani quando andrai a prenderla per portarla via con te!», gli mise una mano sulla spalla per rassicurarlo.

«Miriam, ho bisogno di vederla adesso, torno fra poco te lo prometto, farò attenzione»

«La farai felice, ne sono sicura, ti sta aspettando, anche se non lo sa!»

Larry scese dal taxi, guardandosi attorno per controllare che non ci fosse nessuno, ma proprio nessuno in giro, poi velocemente entrò nell’hotel e salì al piano dove si trovava la camera n° 23.

Bussò, Milady si avvicinò alla porta, impaurita.

«Milady! Principessa Milady mi puoi aprire, sono io, Larry, non aver paura!», lei mise una mano sulla maniglia e l’altra sulla chiave per aprire, ma esitò ancora un attimo.

«Larry? Larry sei tu, veramente?», domandò a voce bassa.

«Si, sono io!»

Milady a quel punto girò la chiave nella porta e lo fece entrare, dopodiché richiuse subito. Larry  non le dette il tempo nemmeno di dire una parola, la prese fra le braccia e la baciò di nuovo.

«Adesso non poteva essere il caso, non di nuovo!», pensò fra se la ragazza.

«Principessa stai bene?»

«Adesso si, adesso che tu sei qui, stavo impazzendo a stare da sola, avevo una paura terribile che ti accadesse qualcosa, che tu non…»

«Principessa, non ho smesso un solo attimo di pensarti, mi sei mancata tantissimo!»

«Anche tu, per fortuna che questi due giorni sono trascorsi più velocemente di quanto pensassi. Grazie per tutte le cose che mi hai regalato e per i bigliettini, che mi hanno tenuto compagnia, vorrei che tu rimanessi qui, ma immagino che non puoi vero?», Larry la prese per mano e la portò vicino al letto.

«Vieni sediamoci un attimo, devo dirti una cosa importante», Milady a quella frase si spaventò ed iniziò a piangere, aveva paura che lui le dicesse che non si sarebbero più visti, che lui aveva avuto solo il compito di nasconderla per un po’ ma che adesso avrebbe dovuto cavarsela da sola. Aveva paura di scoprire che si era sbagliata, che magari lui si, aveva provato un po’ di attrazione, ma che era tutto li, un bacio rubato anzi due.

Larry le prese il viso fra le mani, «principessa che c’é, di cosa hai paura? Perché stai piangendo?», ma lei non riusciva a calmarsi, il cuore le batteva senza sosta facendola tremare. La prese di nuovo fra le braccia e si stese sul letto con lei, la tenne così finché non si calmò.

«Principessa ascoltami, fra pochi minuti devo andare, ma tu prepara la tua roba, tutta quella che vuoi portare, mettila in un trolley che troverai dentro l’altro armadio, domattina aspettami,  pronta per uscire, ma non muoverti dalla stanza fintanto che non arrivo a prenderti ok, me lo devi promettere questo!», si era fatto serio.

«Va bene  Larry farò come mi hai detto, ma tu…»

«Principessa non aver paura, io torno, non ti lascio da sola, non ti lascio più!», lei finalmente sorrise e quel sorriso gli riempì il cuore di gioia.

«Me lo prometti?»

«Principessa certo che te lo prometto, perché io…», si fermò un attimo a riflettere,  non sapeva se confessarglielo adesso, ma si rese conto che se non l’avesse fatto, poi non sarebbe riuscito a lasciarla fino al giorno seguente.

«Larry tu cosa?», il cuore le batteva come impazzito a quel punto.

«Principessa io…io…io ti amo!», ecco gli era uscito tutto d’un fiato e ora non si poteva tornare indietro.

«Larry, ma veramente tu… io non so che dire , io…», era confusa, frastornata ed estremamente felice perché non c’era cosa che desiderasse di più di questa.

«Credo di capire, tu non provi quello che provo io per te, vero? Non fa niente, principessa, io…», lei gli mise un dito sulle labbra.

«Larry ascoltami, Sono due giorni che non penso altro che a te, agli abbracci e a quel primo bacio che mi hai dato quando mi hai accompagnata qui, due giorni fa! Mi sei mancato da morire, ho avuto paura di non rivederti, ho pianto perché avendo rotto il primo telefono non potevo più chiamarti!  Come hai potuto pensare che io non… Larry , io non so cosa sia l’amore, nessuno finora mi aveva mai amata, James mi ha… beh lo sai, ma se ciò che provo dentro di me é amore allora io ti amo tanto quanto tu ami me e credo di averti amato fin dal primo giorno, in cui mi portasti in braccio fino alla mia mansarda. Ti amo e…», lui non le dette il tempo di finire, la strinse di nuovo a se e di nuovo la baciò, facendole sentire tutto quello che stava provando in quel momento.

«Principessa mia devo andare, potrebbe essere pericoloso rimanere ancora, ma aspettami domani, torno a prenderti alle 12.00 precise, mi raccomando non uscire, non aprire a nessun altro, promettimelo ok?», alternò quelle frasi ad altri dolci baci, le accarezzò i capelli e la strinse ancora a se.

A Milady scese ancora una lacrima, ma lui gliela asciugò con un bacio.

«Che volevi dirmi prima?

«No, niente che abbia importanza adesso!», lei sorrise.

«Ti amo principessa mia, a domani!»

«Ti amo Larry, a domani!»

Lui uscì e lei rimase di nuovo sola, ma con il dolce sapore dei suoi baci sulle labbra.

Adesso sentiva di avere di nuovo una speranza, aveva ancora paura di James Lefebre, ma sapeva che Larry l’avrebbe salvata, adesso sapeva che lui la amava e questo le dava una gioia incredibile. Non era sicura di saperlo amare, ma era sicura che lo avrebbe fatto nel modo migliore e più dolce possibile.

 

 

 

 Cap 18

19 maggio ore 11.00

La nottata per Milady era trascorsa serenamente, dopo aver salutato il suo Larry, con la consapevolezza che lo avrebbe ritrovato il giorno seguente. Era andata a dormire, subito dopo l’ultimo bacio che si erano scambiati e il suo sonno era stato leggero e rilassato.

Nonostante avesse tutta la mattinata a disposizione, dato che l’appuntamento era per mezzogiorno, lei si svegliò e si alzò molto presto.

Si fece prima di tutto una doccia e si sistemò nel miglior modo possibile, per apparirgli bellissima quando l’avrebbe rivisto.

Si preparò e consumò la colazione dopodiché si mise a radunare le sue cose, o meglio, quelle che Larry le aveva regalato. Mentre piegava  e riponeva i vestiti e la biancheria nel trolley, si fermò a rileggere i bigliettini che le aveva lasciato, poi li sistemò con la massima cura.

I fiori purtroppo erano quasi appassiti, ma un boccio era rimasto e lei lo chiuse dentro le pagine di un libro che qualcuno aveva lasciato nella stanza, prima di lei.

Si vestì, alla fine, indossò uno degli abiti più carini e decise che il suo soprannome “Milady” sarebbe rimasto in quel posto, decise che da quel momento in poi sarebbe tornata ad essere se stessa e basta.

«Chissà  se gli piacerà il mio vero nome?», pensò.

«Chissà se riuscirò a…beh non voglio pensarci adesso, so solo che provo qualcosa di veramente  grande per lui, non conosco l’amore, ma se questo lo é allora lo amo veramente tanto!» continuò a ripetersi questa cosa.

Larry dette uno sguardo al suo cronografo digitale, ormai mancava solo mezz’ora.

«Larry, ormai manca poco, puoi andare se vuoi, vedo che non riesci più a controllarti, sei nervosissimo!», mettendogli una mano sulla spalla per tranquillizzarlo.

«Miriam tu lo sai, mi  conosci molto bene. Ha capito benissimo come mi sento! Dio, se non vado da lei io credo di impazzire! Mi manca così tanto che mi sembra di non respirare! Voglio portarla via da qua, la porterò nella mia tenuta  e giuro che la renderò felice, come mi aveva chiesto suo padre prima di morire!», parlando di lei gli brillavano gli occhi.

«Larry ricordati che con lei devi avere pazienza, io non so se e quando sarà pronta per…insomma mi hai capito!», alla fine lo abbracciò, come una mamma avrebbe fatto con il proprio figlio, anche se lei non era sua madre. Non sapeva se si sarebbero rivisti e questo le dispiaceva tantissimo.

«Larry va da lei, adesso é ora che tu dia inizio all’ultima fase, quella di salvataggio vera e propria, a Civitavecchia troverai tutto quello di cui avrete bisogno, vai lei ti aspetta!»

«Miriam non credere che non mi dispiaccia salutarti, ricordati che ti voglio un infinità di bene!»

Usci dal pronto soccorso e andò a prendere il suo taxi truccato, erano ormai le 11.45 e si affrettò a raggiungere l’albergo Genny, aveva portato con se una divisa ospedaliera per far mimetizzare ancora di più Milady, perché potesse dare nell’occhio il meno possibile.

Parcheggiò di fronte all’entrata e dette uno sguardo intorno per vedere che non ci fossero auto o tipi sospetti in giro poi entrò e salì dalla ragazza.

Bussò due volte come la sera precedente e poi si fece riconoscere.

«Principessa aprimi ti prego!», le disse dolcemente.

Lei sentì e gli aprì, lo fece entrare e richiuse velocemente.

Larry non seppe resistere e la baciò, improvvisamente, proprio lì vicino alla porta, poi di colpo si allontanò.

«Perdonami , principessa perdonami, mi sei mancata da morire!»

«Anche tu Larry, ti prego portami via, non voglio più stare qui!», buttandogli le braccia al collo e stringendosi a lui.

«Va bene principessa, adesso andiamo, però devo chiederti di indossare questi prima di uscire, così ti noteranno meno»

Lei non se lo fece ripetere e li indossò velocemente.

«Andiamo, dobbiamo fare in fretta, mi dispiace non c’é tempo, non possiamo… insomma hai capito! Adesso dobbiamo muoverci!», Milady gli dette un dolce bacio sulla guancia.

«Non temere, ho capito.

Larry aprì di nuovo la porta, controllò e dopodiché uscirono.

Degli uomini di James stranamente, non ce n’era nemmeno l’ombra e questo stupì veramente Milady.

Salirono nel taxi e partirono immediatamente.

 

 

 

Cap 19

«Signor James senta qua, buone notizie!

L’abbiamo stanata finalmente, sta in un alberghetto!», disse Ste entusiasta.

«Allora andate a prenderla, che state aspettando? Ma, mi raccomando, di nuovo, non torcetele un solo capello, anzi dovrete essere gentili, farle credere che non ha nulla da temere, fintanto che non me ne sarò occupato io di persona, poi quando avrò finito, se sarà ancora viva, potrete divertirvi anche voi, prima di toglierla di mezzo!»

Gli uomini si recarono all’hotel Genny, ma quando entrarono nella stanza, si resero conto di essere arrivati troppo tardi, di lei più nessuna traccia. Provarono a tornare alla mansarda (magari prima di andarsene le fosse venuta voglia di recuperare le sue cose), ma nemmeno lì trovarono nulla.

«Ste e adesso chi glielo dice al capo? Quello ci fulmina!»

«Che razza di fifoni che siete però, ok glielo dico io non preoccupatevi, intanto però continuate a cercarla ovunque, non tralasciate nulla nemmeno la più piccola traccia!»

Aveva dato di fifoni a loro, ma a lui stesso tremavano i polsi quando James alzava la voce e sbraitava come un invasato.

Quando l’uomo tornò con le nuove notizie, James se la stava allegramente spassando con una delle ragazze che aveva a disposizione.

Ste apri la porta e la ragazza cacciò un grido.

«Ops scusate, scusa capo ma purtroppo siamo tornati ora dall’albergo e di Milady non c’era più traccia. Siamo tornati al monolocale, ma anche li niente!»

«MALEDETTI IDIOTIIIII! SIETE UNA MANICA DI FALLITI! RIMETTETEVI DI CORSA SULLE SUE TRACCE E NON TORNATE FINCHE’ NON L’AVRETE CATTURATA!  ALTRIMENTI NON VI SCOMODATE A TORNARE PROPRIO!!!! Zuccherino, più mi sfuggi e peggio sarà per te dopo!»

 

***

 

Larry si inserì sull’autostrada per Civitavecchia, dove si sarebbero imbarcati.

«Principessa mia, tutto bene, sei silenziosa, non hai più detto niente da che siamo partiti, per favore dimmi a cosa stai pensando?», accarezzandole i capelli.

Lei improvvisamente scoppiò a piangere, un pianto disperato, senza riuscire a calmarsi.

«Larry, io… io non so se merito il tuo amore… io…», il pianto le rendeva difficile esprimersi.

«Principessa mia, che stai dicendo? Certo che lo meriti! Tu meriti tutto l’amore del mondo, sei una ragazza dolcissima, meravigliosa e…»

«Ma James mi aveva incaricata di…», ancora singhiozzi.

«Lo so tesoro, lo so!», era la prima volta che la chiamava tesoro e per lei fu bellissimo.

«Ma Larry, lui mi ha… mi ha v….», non riusciva a dirlo perché ogni volta le lacrime gli bloccavano le parole in gola.

«Non torturarti più principessa Milady, lui pagherà il male che ti ha fatto, e quello che ha fatto alla tua famiglia!», le accarezzò i capelli e le passò il fazzoletto per asciugarsi gli occhi.

«Tienilo principessa»

«Larry ma dove mi stai portando?»

«Volevo fosse una sorpresa, ma forse é meglio che ti accenni qualcosa, così puoi tranquillizzarti un pochino. Allora stiamo andando a Civitavecchia, come hai potuto leggere dall’indicazione, li ci aspettano…», lei lo interruppe.

«Chi ci aspetta Larry?»

«La capitaneria e altri uomini della polizia internazionale, non temere principessa, fra poco sarai in salvo!»

«Larry che vuol dire che sarò? Tu non verrai con me?  Rimarrò sola di nuovo? Ti prego non lasciarmi sola, ti prego…», ricominciò a singhiozzare più forte, stava avendo un altra delusione o forse era quello che lei credeva. Le aveva detto di amarla, perché adesso avrebbe dovuto lasciarla di nuovo sola?.

«Principessa, ma che vai a pensare? Certo che verrò con te. Come puoi credere che io possa lasciarti sola? », Larry aveva assunto un espressione più seria e lei ebbe paura di averlo ferito.

«Perdonami io… scusa!», non parlò più finché non arrivarono a destinazione.

La motonave era pronta per salpare con già tutti gli uomini dell’equipaggio a bordo. Ci sarebbero stati solo loro in quel viaggio e Larry aveva organizzato tutto perché fosse, non solo, il viaggio della salvezza, ma anche una bellissima crociera. Dovevano solamente uscire dal porto prima possibile.

Arrivarono e Larry parcheggiò nel primo stallo libero che vide davanti a sè. Aiutò Milady a scendere e recuperò tutto quello che avevano come bagaglio, poi, insieme, si diressero verso la nave.

«Benarrivati, possiamo partire adesso!», gli disse una delle guardie della capitaneria.

«Si, per favore, comunichi di uscire più velocemente possibile, grazie,  é importante che mettiamo più miglia di distanza possibile dalla costa, oggi, poi in seguito potremo rallentare un po’».

La guardia riferì l’ordine al capitano e, dopo appena cinque minuti, iniziarono ad uscire dal porto.

«Larry ma é tua questa?», gli domandò meravigliata.

«No, principessa, questa é di proprietà di una compagnia, ce l’hanno messa a disposizione per questo viaggio, vedrai ti piacerà, sarà come stare su una nave da crociera, ma solo per noi due!»

 

Cap 20

Milady continuò ad esplorare quella specie di enorme Yacht, non le sembrava vero che fosse tutto quanto a loro disposizione, e per quanto tempo poi? Lei non aveva la minima idea di quale sarebbe stata la loro destinazione.

«Larry ma veramente é tutto solo per noi?», chiese di nuovo.

«Certo principessa, beh ovvio ci sono i membri dell’equipaggio, non potevo mica governarlo da solo? Non sarei stato nemmeno capace di farlo!», sorrise, «comunque l’equipaggio ha il suo spazio privato, ma vieni adesso, ti porto nella tua cabina, così potrai toglierti questi vestiti da ospedale, e rinfrescarti, vuoi?»

«Si Larry penso di averne bisogno, tu verrai con me vero?»

«Certo! Tu ancora non ci credi vero? Hai paura che possa lasciarti sola?»

«Scusami, io…perdonami Larry! Ti prego abbracciami, come hai fatto ieri e…», non la fece nemmeno finire, la prese fra le braccia e la tenne stretta a se, perché capisse quanto ci teneva a lei, quanto fortemente la amava.

«Guarda, questa é la tua cabina, nell’altra stanza c’é il letto e qui di fianco il bagno, spero tu abbia tutto ciò che ti serve, ho fatto portare qui il tuo trolley così ritroverai le tue cose, io sarò nella cabina accanto alla tua ok, ci rinfreschiamo e poi ceneremo insieme sul ponte, vedrai, ti piacerà!

Stava per lasciarle la mano quando lei gliela strinse di nuovo e lo avvicinò a se.

«Tesoro, tranquilla, sono qui con te, non vado più via!»

Milady entrò nella prima stanza e dette un occhiata, rimase estasiata dalla bellezza degli arredi, poi prosegui verso la stanza da letto dove vide una grossa scatola bianca con un fiocco rosso sopra, una rosa e una busta aperta che lasciava intravvedere un biglietto scritto a mano e firmato.

«Principessa mia, questo abito é per te, l’ho scelto il giorno che ti ho dato il primo bacio, ti prego indossalo per me, per questa sera…Larry», lo tolse dalla scatola e rimase senza fiato per quanto era bello.

Fece una doccia e si preparò accuratamente per indossarlo, «é talmente bello! », pensò. Quando fu pronta aprì l’anta dell’armadio e vide che c’era uno specchio grande, a figura intera, si guardò e scoppiò a piangere. Le sembrava troppo per lei, le sembrava, anzi era quasi sicura di non meritarlo, in quel momento Larry bussò alla sua porta, anche lui si era rinfrescato e cambiato d’abito, adesso indossava un paio di jeans e una camicia dello stesso colore, aperta sul davanti, si era rasato ed emanava un profumo meraviglioso.

«Principessa posso entrare?»

«Si certo Larry, entra pure», aveva ancora gli occhi lucidi, il trucco si era leggermente sciolto ed era scivolato giù tracciando un’esile riga vicino agli occhi.

«Principessa ma tu hai pianto, perché? Non ti piace il tuo vestito, avresti preferito un altro colore o un altro modello?», Milady gli chiuse le labbra con le dita.

«Larry, questo vestito é stupendo, sono io che…», abbassò lo sguardo.

«Principessa mia tu sei splendida,  ti prego, guardami principessa, tu sei bellissima, non hai niente che non va», le alzò il mento e la baciò. Quel bacio le serviva, come l’ossigeno per respirare di nuovo.

«Larry che buon profumo che hai e sei…sei veramente»

«Principessa adesso vieni con me ti prego, però lascia che ti chiuda gli occhi, solo per un attimo, ti aiuterò io».

La prese per mano e la accompagnò sul ponte,  vicino alla piscina, dove era stata apparecchiata una bellissima tavola per due.

Cap 21

ore 22.00

La serata proseguì, la cena servita era stata splendida, milady era estasiata da tutta quella bellezza.

«Larry, posso chiederti una cosa?», gli disse ad un certo punto.

«Certo principessa! Tutto quello che vuoi!», sapeva che era arrivato il momento delle spiegazioni.

«Tu vuoi sapere la mia storia vero? Vuoi sapere chi sono in realtà?», avvicinandosi a lei.

«Si io, ecco si ho bisogno di saperlo…»

«Certo principessa, ma  non qui».

«E dove allora?»

«Vieni, andiamo a sederci su quel divanetto a bordo piscina, la staremo più comodi e… soli»,  percorsero il tratto fino alla piscina, non era molto, solo pochi passi, ma li fecero stringendosi forte la mano a vicenda.

Quando furono seduti, uno vicino all’altra, le prese di nuovo le mani e gliele baciò dolcemente, poi iniziò il suo racconto.

«Principessa ti prego ascoltami, anche se forse quello che dirò potrà essere difficile da ascoltare. Il mio nome non é Larry, o meglio, ne é solo una parte e…», lei lo interruppe improvvisamente.

«Non é il tuo nome, e allora perché…», lui riprese a parlare, sempre tenendole la mano fra le sue.

«Il mio nome completo é Lawrence Arthur McLowery, non sono italiano, anche se lo parlo correntemente, né americano, come te. Io vengo dalla scozia, dove ho una tenuta che appartiene a me e alla mia famiglia da diverse generazioni. Ho una laurea in medicina, ma non sono un chirurgo, non posso entrare nelle sale operatorie, faccio parte della polizia internazionale da diversi anni. C’é un unica cosa che non é vera in quello che hai visto, ovvero il taxi, infatti era una macchina della polizia truccata», Milady era confusa, non riusciva a capire.

«Ma se sei un dottore e provieni da così lontano, perché James voleva che io ti… no niente, scusa!»

«Tesoro, vedi, io conosco molto bene quel James, anche se non avevo idea di tutto  il male che ti aveva fatto. Quando ero ragazzo, dopo la laurea entrai a far parte della polizia internazionale e conobbi Miriam. Lei mi ha praticamente cresciuto, come una seconda mamma…»

«Ma perché la tua…», domandò la ragazza.

«La mia purtroppo si ammalò gravemente e se ne andò nel giro di un anno, dopo di lei anche mio padre. I miei erano così fortemente legati che praticamente lui si lasciò andare, piano piano, fino a raggiungerla. Così, dato che non avevo avuto né sorelle né fratelli, (se non si conta William, che, però, morì pochi giorni dopo la nascita), rimasi da solo. Per fortuna, come dicevo prima, conobbi  Miriam. Decisi di partire, lasciando la tenuta in mano ai dipendenti che vi lavoravano e all’amministratore dei beni di famiglia,  persona fidatissima e amico dei miei da molti anni. Ero molto giovane, un ragazzetto, ma mi affidarono una missione: infiltrarmi in una banda di contrabbandieri, il cui capo si chiamava James Franck Lefebre, per questo voleva che tu mi togliessi di mezzo!», Milady, sempre più stupita e frastornata, lo interruppe di nuovo.

«Ma allora tu hai…»

«Si principessa, ho conosciuto tuo padre; gli ho voluto bene e gliene voglio tutt’ora. Gli feci una promessa: quella di proteggere e vegliare su sua figlia: tu principessa mia! Ma io ho paura di averlo deluso, se sapesse cosa hai dovuto subire da quel mostro, di certo mi odierebbe!», lei lo abbracciò.

«Larry tu… aspetta, posso ancora chiamarti Larry e posso ancora darti del tu?»

«Certo principessa Milady, io sono sempre lo stesso!»

«Ma sei nobile, io invece sono solo la figlia di un umile distillatore di Whisky del Tennessee!»

«Milady tu sei la mia principessa ed eri carina già quando ti vidi la prima volta, avevi il viso più dolce che avessi mai visto, ma non potevo certo farti la corte, allora tu eri piccola! Quando quella sera avresti dovuto spararmi, io ti avevo scorto dal barcone e me ne andai approfittando del fatto che la pioggia ti aveva distratto, lo feci perché tu non fossi costretta a compiere un gesto che ti sarebbe costato tantissimo e di cui ti saresti subito pentita. Non per me, la mia vita non valeva nulla prima, come non vale adesso, ma per te principessa, anche se ti giuro, davvero, io non avevo idea di tutto quello che sarebbe accaduto. Noi sorvegliavamo James e la sua banda, ma ci occupavamo degli affari, purtroppo non potevamo muoverci fino a che non  ci fossero state sufficienti prove. Quanto bastava per poterti sottrarre a lui e metterti in salvo. Io stavo su quel taxi, che, come adesso sai, era una macchina della polizia sapientemente mimetizzata e Miriam si era “nascosta” fra le persone che transitavano in quella strada. Quel giorno all’ospedale, invece, mi trovasti perché un amico mi aveva chiesto aiuto per il pronto soccorso, mancava personale e così aveva chiamato me, ma non potevo sapere che ti sarebbe accaduto quell’incidente».

Milady si avvicinò a lui e gli appoggiò la testa sul petto, lui la strinse a se.

«Larry, mio padre non ti biasima di certo, tu hai svolto il tuo compito, io adesso sono qui con te e ne sono felicissima!»

«Principessa, c’é  un altra cosa che devo dirti, ma non so se adesso sia il momento giusto e…»

«Larry ti prego, me la dici dopo, adesso baciami, per favore!»

La luna rischiarava l’acqua della piscina, in quella bellissima prima sera insieme.

Larry la baciò dolcemente, ma cercando di trasmetterle tutto l’amore che provava per lei ed il coraggio per affrontare la cosa che ancora aveva da dirle.

«Principessa devi essere forte adesso, perché quello che devo raccontarti potrà farti soffrire!», la baciò di nuovo, sempre con estrema dolcezza. Mai per nessun motivo avrebbe usato con lei modi bruschi e violenti.

«E’ una cosa che mi ha fatto James vero? Qualche danno fisico che…»

Larry la avvicinò e la strinse a se.

«Si, é  una cosa che ti ha provocato lui, purtroppo é stata quella ginocchiata che ti ha dato che…», Milady non gli fece terminare la frase, i suoi occhi si gonfiarono di lacrime.

«Larry, ti prego dimmi che non é vero, dimmi  che potrò ancora…», ma le lacrime le rendevano difficile esprimersi.

Larry le accarezzò il viso.

«Principessa mia, ascoltami, ti ricordi quel giorno, quando hai avuto quei dolori fortissimi e ti portarono in sala operatoria?»

«Si mi ricordo, stavo malissimo!»

«Quel giorno la dottoressa fu costretta ad operarti, perché, colpendoti in quel modo violento, lui, ti aveva procurato un’emorragia. Lo so che é brutto da dirsi, ma se quella macchina non ti avesse investita, tu adesso non saresti qui. Probabilmente non ce l’avresti fatta  a sopravvivere, però, lei, con l’operazione, é riuscita a rimettere tutto a posto e così tu potrai…», Milady non lo fece finire, si strinse ancora di più a lui continuando a piangere, Larry la tenne stretta a se.

«Principessa mia, piangi sfogati, arrabbiati e odiami pure se ti fa stare meglio, ma ti assicurò che passerà e te la lascerai alle spalle questa brutta esperienza, non sarà oggi né domani, ma starai meglio e ricomincerai a vivere  e ad amare mia Milady…», lei improvvisamente si calmò e riuscì a smettere di piangere, si asciugò gli occhi e guardò Larry profondamente nei suoi.

«Basta! Milady non deve più esistere, Milady deve sparire per sempre! Avevo preso questo soprannome solo per evitare che quel bastardo sporcasse il mio.  Non voglio mai più sentirlo quel soprannome, ti prego, promettimi che da adesso in poi mi chiamerai con il mio nome reale, per favore!»

«Va bene mia principessa, ma non so quale sia il tuo nome reale, vuoi dirmelo per favore?»

«Certamente, ma prima voglio che tu sappia che io non ti odio affatto, come potrei mai odiarti,  tu mi hai salvato la vita Larry, io posso solo amarti e lo farò con tutto il mio cuore se tu me lo concederai. Il mio nome é Lara Josephine  Wilder, Lara Jo, così mi chiamavano da piccola, oppure anche Josie, ma in quel modo mi chiamava solo mio padre. Strano che non lo sapessi, visto che lo hai conosciuto!»

«Vedi, quando gli parlai prima che lui… beh insomma, non mi disse il tuo nome, mi disse solo proteggi mia figlia, potrà sembrarti strano, ma non lo conoscevo davvero, poi fra me e me già ti chiamavo principessa, anche a quel tempo», sorrise un po’ imbarazzato, lei lo accarezzò dolcemente sui capelli.

«Adesso lo sai, ti prego non chiamarmi più Milady!»

«Te lo prometto principessa mia!»

«Larry ma perché continui a chiamarmi principessa?»

«Perché, te l’ho detto, per me lo sei sempre stata e perché voglio che tu lo sia davvero, per sempre! Lara io non permetterò mai più a nessuno di separarci! Dio solo sa quanto ti amo e se penso al male che quello ti ha fatto, io… credimi io impazzisco!»

«Larry ti prego, non tormentarti, non pensarci più, anzi non pensiamoci, lui é lontano adesso! Noi invece siamo qui insieme!», lo baciò dolcemente.

«Principessa é tardi, forse adesso sarebbe meglio andare a dormire!», le suggerì, vedendo che era molto stanca e provata.

La accompagnò nella cabina e le dette la buonanotte accompagnata da un bacio dolcissimo, poi uscì e andò nella sua.

Lara si infilò nel letto e rimase un po’ a riflettere, per quanto cercasse di sforzarsi, il sonno tardava ad arrivare, quella giornata era stata così strana. Così bella e allo stesso tempo anche dolorosa, nel momento che aveva saputo la causa dell’operazione.

Sentiva di amare Larry sempre più profondamente, anche se forse, per adesso non sarebbe riuscita a… però aveva bisogno di sentirlo vicino in ogni momento. Si alzò, cercando di fare poco rumore e andò a bussare alla sua porta.

«Larry per favore posso entrare?»

«Certo, che ti succede principessa, stai male?»

«No, é che… beh forse ti sembrerò un po’ bambina, ma non riesco a stare da sola, ho paura a stare da sola, per favore puoi abbracciarmi? Solo un po’?

«Certo, tesoro vieni qua, sdraiati vicino a me, ti abbraccerò e dormiremo vicini!»

«Grazie Larry, io voglio solo dirti che ti amo così tanto!»

«Anche io principessa!»

CONTINUA…