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Il liceo era appena terminato, Roma stava già sotto la canicola anche se era appena giugno. Gli esami sarebbero iniziati a breve. Alessandro sognava di trascorrere quei giorni insieme alla sua Giulia, a ridere, scherzare, ripassare e…fare altro.
Erano sempre stati insieme. Asilo, elementari, medie, liceo, fino alla fine della quarta. Li chiamavano “gli inseparabili”, poi il padre di Giulia aveva avuto un trasferimento e lei era stata costretta a cambiare città.
Prima di partire si erano giurati a vicenda che nessuno dei due avrebbe mai tradito l’altro, che nessuno dei due avrebbe mai accettato un altro compagno di banco, che sarebbero rimasti soli fintanto che non si fossero ritrovati. Giulia gli aveva anche promesso che sarebbe tornata a Roma il prima possibile, non appena fosse stata maggiorenne. Glielo aveva giurato a ponte Milvio, scrivendo le loro iniziali su un lucchetto e poi gettando insieme le chiavi nel Tevere, a mani unite, inseparabili.
Il giorno stesso della partenza, che poi sarebbe stata, per fortuna, nel tardo pomeriggio, Giulia non si dava pace, dopo aver provato a contattare Alex in tutti i modi, ma senza successo, aveva deciso di tentare un ultima carta, quella di cercarlo al campetto dove andava a giocare a calcio con gli amici.
Sul terreno di gioco però non c’era nessuno, così provò negli spogliatoi, ma la scena che gli si parò davanti, una volta entrata, fu terrificante.
Alessandro era lì, seduto su una delle panche, con lo sguardo fisso nel vuoto di chi é sotto choc e non sa come reagire. Al suo braccio, ben stretto, un laccio emostatico e nella sua mano destra, una siringa con l’ago già scoperto e riempita del veleno peggiore, l’eroina, tremava senza trovare equilibrio.
Giulia gridò per scuoterlo da quello stato catartico.
“Ale, per l’amor di Dio, ma che stai facendo? Sei impazzito per caso?” e, ancora parlando, dopo aver fatto cadere la siringa a terra, lo scrollò violentemente per le braccia. Lui scoppiò in un pianto disperato.
“Ale dimmi la verità, quante volte lo hai già fatto?”, il ragazzo si calmò e prese un lungo respiro.
“Credimi Giu, te lo giuro è la prima volta e non sono nemmeno sicuro che sarei riuscito a farlo, ma stavo troppo male!”, continuando a tremare e aggrappandosi a lei con tutta la forza del suo amore.
“Quale male può essere così terribile da convincerti ad un gesto così estremo e stupido, prendere una strada, che sai benissimo essere senza ritorno!”
“Giulia perdonami, ma non posso dirtelo”
“Bene, allora non mi vedrai più!”, sentenziò facendo gesto di andarsene, ma il ragazzo le prese la mano e la fermò.
“Ok! Ok, va bene, hai vinto, te lo dico perché se tu mi lasciassi sarebbe un motivo in più per farla finita! Ho scoperto di avere un problema”
“Ale non ci girare attorno”, disse la ragazza spazientita.
“Ok Giu, sono sieropositivo, adesso lo sai, sei libera di lasciarmi al mio destino!”
“Ale non essere stupido, ma come lo hai scoperto?”
“Ti ricordi quando qualche giorno fa ho fatto quell’incidente con il motorino, cadendo a terra?”
“Certo che mi ricordo, l’ambulanza ti ha pure portato al pronto soccorso e…”
“E li mi hanno fatto delle analisi dalle quali è emersa la mia condizione e ho scoperto anche che la cosa non è recente, risale a quando ero più piccolo e mi bucai, al mare, con un ago nascosto sotto la sabbia. I miei lo sapevano, ma non mi avevano mai detto nulla!”
Giulia, dopo averlo ascoltato con attenzione, si avvicinò a lui per baciarlo, ma lui la respinse stizzito.
“Giu, ma insomma! Tu non hai ascoltato niente!”
“Certo che ti ho ascoltato!”, rispose con un mezzo sorriso che le spuntava fra le labbra sfiorite e colorate di rosa lucido.
“Allora perché, dimmi, perché volevi comunque baciarmi?”, Giulia lo accarezzò.
“Quando non riuscivo a trovarti, ho telefonato ai tuoi genitori e loro mi hanno detto che eri uscito, poi mi hanno detto che avevano scoperto una cosa bellissima, ma non erano riusciti a dirtela perché eri scappato via come una furia…”
“Giu, cosa ti hanno detto?”, la ragazza sorrise di nuovo.
“Ale mi hanno detto che tu sei sanissimo, non hai proprio nulla. Al laboratorio avevano fatto un errore. Avevano disgraziatamente scambiato i referti con quelli di una persona che ha il tuo stesso nome e la tua stessa età. Ale tu stai bene e stavi per commettere la stupidaggine più grande della tua vita!!
Alessandro non le fece nemmeno riprendere fiato, gli buttò le braccia al collo e la strinse a se, poi la baciò e fu un bacio carico di tutto ciò che il suo cuore gli stava dettando in quel momento.
“Ale io devo andare, ma appena posso ti prometto che torno da te, butta via nel Bagno quella roba e torna a casa, i tuoi sono in pensiero per te!”
“Giulia ok, tu però promettimi che questa cosa rimarrà fra noi due, ti prego!”
“Va bene, te lo giuro Ale!”, si baciarono di nuovo.
Giulia partì, Bologna non era certo dall’altro capo del mondo, ma per loro era una distanza enorme!
La scuola ricominciò per il quinto e ultimo anno, come si erano promessi, il loro banco rimase sempre con un posto vuoto, occupato di quando in quando, solo da libri o dalla borsa che li conteneva.
I mesi trascorsero velocemente, Giulia a Natale era diventata maggiorenne e quindi, quando disse ai genitori che sarebbe tornata a Roma, questi non fecero obbiezioni. Ottenuto il loro nulla osta, parlò con il preside e chiese il permesso di poter effettuare l’esame di stato nella vecchia scuola di provenienza. Il preside acconsentì e scrisse lui stesso la lettera da inviare al liceo romano per avvertirli.
Giulia partì da sola, in treno, Ale andò ad attenderla alla stazione, era benestante, l’avrebbe ospitata nella grande casa della sua famiglia.
Furono giorni frenetici quelli dell’esame di maturità, fra prove scritte e preparazione della tesina finale, da esporre alla commissione, ma tutto filò via lisciò senza problemi e sia Giulia che Alessandro furono promossi.
Lei prese il massimo e gli elogi dei professori.
“Ho sempre saputo che fossi migliore di me, sei sempre stata la migliore, fra tutti!”, confessò Ale con una punta di invidia.
“Su dai, ora non esagerare!”, rispose un po’ imbarazzata.
Alessandro la prese per mano e la portò in un aula vuota, dove non li avrebbe visti nessuno, ma siccome c’era la chiave nella toppa, pensarono bene di darle un giro, così, tanto per sicurezza.
“Giu, devo darti una cosa”, le disse, prendendo una scatolina di velluto blu notte, dalla tasca dei pantaloni, poi le si inginocchiò di fronte.
“Ale! Ma che stai facendo?”
“Giulia ascoltami un momento adesso, senza interrompere, io ti amo più di ogni cosa al mondo e voglio con tutto il cuore sposarti, ma prima devo mantenere la promessa che ho fatto ai miei e laurearmi, almeno con una triennale, lo accetti?”, aprendo lo scrigno davanti a lei e mostrandole l’anello con riviera di brillantini, che vi era contenuto. A Giulia iniziarono a scendere le lacrime, non se lo aspettava proprio e soprattutto non se lo aspettava in quel giorno.
“Ale ma tu sei pazzo, me lo chiedi pure? Certo che accetto e ti dico un altra cosa, manterremo la nostra fama di “inseparabili” perché io frequenterò la tua stessa università e il tuo stesso corso di laurea, così faremo anche questa volta, tutto quanto insieme e il tempo che ci separa dal nostro matrimonio scorrerà più in fretta!”, prese l’anello e se lo infilò al dito.
Alessandro quasi stentava a crederci.
“Ma davvero vuoi laurearti insieme a me, nella stessa università pubblica, tu che potresti permetterti gli atenei più prestigiosi con i tuoi voti?”
“Io voglio stare dove sei tu, non mi interessa di altro! Ale noi siamo inseparabili, te lo ripeto, ma adesso basta parlare, baciami ti prego!”
Si lasciarono andare, una fra le braccia dell’altro e fra le labbra dell’altro, la voglia di amarsi fu così intensa che non poterono non cederle, tirarono giù le tapparelle dell’aula, si spogliarono a vicenda e iniziarono ad accarezzarsi.
“Ale non l’ho mai fatto, ho un po’ paura”
“Giu, nemmeno io l’ho mai fatto, dovevi essere tu la prima e l’unica. Non preoccuparti, farò molto piano, non voglio farti male…”
“Ale non parlare più, amami!”
Alessandro entrò in lei, la prese con la dolcezza e tutto l’amore che sentiva e quando furono entrambi vicini a quel momento, si lasciarono andare insieme, stretti uno all’altra e provarono il piacere più grande che avessero mai immaginato.
Un giorno, durante un gioco da bambine, Giulia aveva promesso a sua sorella Anna, che non si sarebbe sposata prima di lei, ma l’amore aveva deciso diversamente per il suo destino e sua sorella se ne sarebbe fatta una ragione.
Giulia e Alessandro, il giorno del matrimonio, silenziosamente di fronte a Dio, si promisero un altra cosa: quello che era successo cinque anni prima, lo custodivano ancora gelosamente come un segreto e tale sarebbe rimasto per sempre .