Editare non é voce del verbo stravolgere

Editare non é voce del verbo stravolgere

 èeBuon pomeriggio a tutti,

eccoci qua con un argomento bello spinoso!

Parliamo del “fantomatico” EDITING di un testo.

Cerchiamo di partire da una domanda semplice semplice: A COSA SERVE L’EDITING?

La risposta é: L’EDITING SERVE A MIGLIORARE UN TESTO.

Puo’ uno scrittore fare lui stesso l’editing dei suoi testi? SAREBBE MEGLIO DI NO, MA IN ALCUNI CASI E SE PROPRIO NON C’E’ ALTRA SOLUZIONE SI

Adesso è il momento che si cominci a dipanare la matassa, ovvero uscire degnamente da quel grosso “ginepraio” in cui mi sono appena infilata.

Lo faccio dal mio punto di vista. Io non sono una editor, sono una scrittrice, ovvero sono una persona che ama scrivere storie e romanzi e poi pubblicarli perché la gente possa leggerli e abbia piacere nel farlo.

La prima cosa che mi viene in mente è questa: se io scrivo una storia con determinate caratteristiche è perché la mia mente le ha immaginate in quel modo in quel momento. Io cerco di scriverle nel miglior modo possibile e poi, concluso il lavoro, decido di affidare il mio romanzo alla figura dell’editor. Dopo un tempo non inizialmente stabilito, (voglio che l’editor lavori con tranquillità) lui/lei mi restituisce il lavoro, io lo leggo e mi rendo conto che quello non è ciò che ho scritto. Chiedo lumi alla suddetta persona e questa mi sciorina un sacco di storie sulle dinamiche del romanzo, sul fatto che ci vuole un elemento di “rottura” per far si che il lettore resti aggrappato alla storia e non voglia smettere di leggere ecc ecc ecc.

A questo punto mi domando: è giusto ciò che mi ha detto? Per questo ha fatto a pezzi il mio lavoro e lo ha trasformato in uno suo? Secondo me no!

Sono giuste le motivazioni ma non il modo. Se la mia storia prevede due protagonisti tu non può inserirne un terzo dicendo che così si crea più suspence. 

Torno a ripetere: cosa deve fare un editor? MIGLIORARE LA TUA STORIA

Prendere il tuo manoscritto e stravolgerlo completamente equivale a migliorare la tua storia?: ASSOLUTAMENTE NO!

Il mio punto di vista – e  se fossi un editor agirei in quel modo –  è che una volta letto un manoscritto e compreso che questo sia un po’ debole come struttura, bisognerebbe avere l’accortezza di restituirlo allo scrittore e dirgli: «la tua storia è un po’ debole, bisogna che tu la riscriva meglio (dandogli consigli su come debba fare e, a quel punto insegnargli le tecniche per migliorare) poi me la rimandi e io te la rivaluto»

Pensiamoci bene, paragonando questa cosa ad un insegnamento di altro tipo. Es:

Una persona costruisce un’immagine grafica la fa vedere al maestro e il maestro gliela cambia tutta da capo a piedi, poi gliela restituisce. Domanda: cosa ha imparato la persona sulla grafica? UN ACCIDENTI DI NIENTE!

Sono convinta che anche per quanto riguarda l’editing possa valere lo stesso ragionamento: l’editor deve migliorare il tuo lavoro, non deve stravolgere assolutamente ciò che tu hai fatto, non deve scrivere il libro al tuo posto. Se pensa che non abbia valore e che tu non abbia talento dovrebbe avere l’onestà morale di dirtelo. 

Se fatto bene, un editing, avrà insegnato qualcosa allo scrittore, che nel libro seguente lo metterà in pratica migliorando se stesso. Se poi un giorno, gli dovesse capitare di doversi fare da solo l’editing del libro, avrà molte più conoscenze per farlo.

Per concludere vorrei parafrasare un detto comune:

IL COMPITO DI UN BUON EDITOR E’ QUELLO DI FAR ESALTARE LA TUA BRAVURA, NON LA SUA!

PS: mi raccomando, state alla larga dagli editor improvvisati del web, purtroppo ce ne sono ad ogni angolo ed è facile per chi non ha esperienza, cadere nella loro rete.

 

L’amore

L’amore

L’amore
avvolge cuori
che sembravano
persi.
Li scalda
li rianima
li riempie
di speranza.
L’amore vive
la solitudine muore
e si allontana.
La bellezza
traspare,
come uno specchio
riflette i battiti
di lui
nel cuore di lei.
L’amore
ti cammina a fianco
e quando non cammini più
ti solleva
e ti porta fra le sue braccia.
Dovunque sia rivolto il tuo sguardo
lui prende la tua direzione.
Non puoi negarlo,
L’amore esiste
perfino se provi a contrastarlo.
Allora
cosa vuoi fare
ancora lo vuoi evitare.
ancora non sei disposto
ad ammettere che sbagliavi.
A riconoscere che anche tu
una volta mi amavi.
Io sono l’amore
hai amato me,
non far finta che non sia vero,
quel giorno
lo so,
anche tu eri sincero.

 

Caro avverbio ti io scrivo e…tu rispondi

Caro avverbio ti io scrivo e…tu rispondi

Scriviamo, scriviamo scriviamo! 

Al giorno d’oggi molte persone hanno preso l’abitudine di scrivere pubblicamente, ovvero sui social network, facendo il  famoso, oppure dovrei dire “famigerato” storytelling. Altri. come me, invece amano scrivere storie, romanzi, racconti e quant’altro, ma c’é un filo che ci lega tutti quanti e quel filo si chiama GRAMMATICA!

Uno degli elementi che più ci fanno tribolare é l’uso, anzi diciamo pure tranquillamente l’abuso di avverbi.

Cos’è un avverbio? Se scrivete dovreste saperlo, ma per semplificare diciamo che l’avverbio é quella “oscura parolina” che di solito finisce con la desinenza -mente

SALTUARIAMENTE

OVVIAMENTE

STRENUAMENTE

E….

chi più ne ha ne mente… ops volevo dire ne metta, mi sono lasciata condizionare!

Tornando seri: é vero che questi avverbi sono una buona scorciatoia per i nostri testi, ci permettono di definire una situazione o uno stato d’animo con una sola parola, ma é altresì vero che usarne troppi rende il nostro testo molto appesantito e brutto.

Allora cosa bisogna fare: il mio consiglio é quello di ricorrere al buon vecchio metodo della via di mezzo, ovvero: cerchiamo per quanto possiamo di utilizzare delle descrizioni, ma al momento che proprio non se ne può fare a meno. ricorriamo al buon vecchio avverbio, ma uno però!

Diciamocelo suvvia: un avverbino piccino piccino non ha mai fatto male a nessuno!

Un avverbio al giorno toglie i problemi di torno!

Certo é che mi é piaciuto affrontare questo argomento con la solita piccola vena d’ironia che cerco di mettere sempre in tutti i miei articoli, ma se si decide di scrivere per poi consegnare il nostro lavoro ad un eventuale pubblico di lettori, allora bisogna farlo seriamente!

Molto bene, l’argomento é concluso e ora se volete potete divertirvi a contare quanti ne ho usati io, in questo pezzo, dei cari amati avverbi.

Non Lei

Non Lei

 

Non era lei che doveva soffrire.

Non i suoi occhi

a piangere lacrime amare.

Non il suo cuore,

così debole adesso,

poteva sopportare

un peso così gravoso.

Non lei!

Tu hai violato il suo corpo,

tu le hai sottratto l’amore,

tu lei hai fatto troppo male!

Ma per fortuna 

adesso c’é

chi le ha ridato i sentimenti veri

chi le riempie di nuovo i pensieri.

Chi le sfiora le labbra

e la ama col cuore.

Lui la protegge da te

essere infernale

lei non ti teme più 

tu non puoi tornare.

Non lei

da te non si farà più

spaventare.

 

Dedicata a Milady, protagonista del mio terzo romanzo.