Sara

Dicembre 2010

La neve a Roma non era facile vederla, ma Sara, amante del Natale a 360 gradi, doveva averla.

Era  cosciente di non poter comandare il meteo, sapeva di volere tutto, forse troppo, ma quello era il suo giorno speciale e doveva essere perfetto, in tutto. Compresa una corposa nevicata!

Ogni cosa era stata stabilita e prenotata, ogni dettaglio definito nei particolari: la chiesa, il ristorante, i fiori e le bomboniere. Per quelle, poi si era addirittura puntata, le voleva a forma di cristallo di ghiaccio, nonostante tutti l’avessero sconsigliata.

In chiesa aveva ordinato che ci fossero cesti di rose bianche e rosse ovunque.

In tutto questo, Alan Seymur,  il suo fidanzato, non aveva osato interferire, sapeva che anche se avesse provato a suggerire qualche particolare, Sara lo avrebbe liquidato con una frase del tipo: “lascia fare a me, tu non sapresti dove mettere le mani!”, Alan non nascondeva, che a volte l’atteggiamento di Sara gli dava sui nervi, insomma, erano fidanzati, ma sembrava che per lei, lui non esistesse nemmeno!

L’abito lo aveva scelto in un famoso atelier. Sara era una ragazza alta, snella, e tutto le cadeva a pennello. Non aveva che l’imbarazzo della scelta, ma lei, come sempre, aveva le idee molto chiare.

Di una cosa, Sara Proietti, aveva la più ferma convinzione: la persona più importante della sua vita era lei stessa.

Sua madre non sapeva esattamente da quanto tempo sua figlia fosse diventata così arida ed egoista perché lei aveva ancora nella sua mente, il ricordo di quando era piccola.

 

 

Sara e Giada

 8 dicembre 1996

 L’albero in casa Proietti era una tradizione. Sara e sua madre si prendevano il pomeriggio intero per addobbarlo nel migliore dei modi, poi finivano a preparare biscotti e dolcetti.

Era come un rito ormai, che si ripeteva puntuale da quando Sara aveva sei anni.

Quel giorno era sacrosanto, si svegliava quasi prima dell’alba e poi, nonostante le supplice di sua madre, non riusciva quasi mai a rimettersi a dormire.

L’anno precedente, per la foga di iniziare al più presto la giornata, si era alzata ed era andata in giro per la casa, a piedi nudi, a cercare le decorazioni.

Era quasi notte e i suoi dormivano profondamente; dopo un po’ che vagava per i pavimenti freddi delle stanze, aveva iniziato a starnutire. Prima uno, poi due, poi a ripetizione e sempre più rumorosi fino a svegliare sua madre, che, dopo aver indossato una vestaglia, era andata a cercarla.

Dopo aver guardato in varie stanze, l’aveva trovata in sala, rannicchiata sul divano, tremante di freddo e con la febbre molto alta. “Aveva la fronte talmente calda che ci si sarebbe potuto cuocere un uovo sopra”.

Per la sua curiosità aveva preso una brutta influenza, e fu proprio una giusta punizione quella di trascorrere tutto il Natale a letto fra sciroppi e punture, di cui lei aveva il terrore.

Quell’anno, poi, l’albero avevano finito di decorarlo in ritardo a causa del trasloco.

 

8 dicembre ore 9.00

 “Sara! Sara, su svegliati, sono le nove!”, le disse sua madre, strattonandola un po’, dopo aver dato luce alla stanza.

Era una di quelle tiepide giornate invernali, quelle con il sole velato.

Sara aprì gli occhi annoiata, aveva ancora sonno e nessuna voglia di uscire dal calduccio del piumone.

“Che c’è?”, borbottò senza scoprirsi.

“Sara, ma insomma! Hai la testa fra le nuvole stamattina? Non dobbiamo fare una cosa insieme, oggi? L’anno scorso ti sei presa la febbre per voler fare di testa tua e iniziare quasi all’alba, e quest’anno non vuoi nemmeno alzarti?”, le disse sua madre.

“No, no, mi alzo, dammi solo pochi minuti e arrivo, tu aspettami in cucina, ok?”, rispose. Giada annuì e uscì dalla stanza della figlia.

Sara si  vestì poi prese nel suo zaino un regalo. Lo aveva preparato con le sue mani durante le ore di scuola.

Mise il regalo sulla scrivania e finì di prepararsi, dopodiché lo riprese e lo portò in cucina.

“Sara cos’hai in mano?”

“Oh, niente di particolare, é una piccola cosa, l’ho fatta a scuola!”

Sua madre le sorrise, Sara era una brava studentessa, benché fosse solo alle medie. Prendeva ottimi voti e le piaceva studiare.

“Quando lo avremo terminato, metteremo il tuo regalo vicino all’albero, ti va?”, propose la donna.

“Veramente, mamma, all’albero ci andrebbe appeso, proprio in alto!”, le rispose, mostrandole infine l’oggetto: una bellissima stella, realizzata in cartapesta e decorata a mano.

“Sara, ma è bellissima! D’accordo, allora la appendiamo al posto dell’altra”, decise Giada.

“Grazie mamma!”, rispose la ragazzina, fra un sorso e l’altro del caffellatte che la mamma le aveva amorevolmente preparato, nella sua tazza preferita.

“Finisci la tua colazione che poi iniziamo!”

 

 

Sara e Giada

 2 dicembre 2010

 Sara si svegliò di buon umore, quel giorno aveva la prova del suo vestito. Lo aveva scelto in pochissimi minuti, forse il secondo, fra quelli che aveva scelto, da provare.

“Sara, vuoi che venga con te?”, le domandò sua madre, a voce alta, dalla cucina, mentre lei finiva di prepararsi.

“No, mamma, non serve, faccio da sola tanto devo provarlo una volta per la lunghezza!”, le rispose, sempre a voce alta.

“E’ troppo lungo”, domandò la donna, che ancora non lo aveva visto, ed era molto curiosa di scoprire qualche dettaglio.

“No, mamma. In realtà è piuttosto corto. Indosserò delle scarpe tacco dodici e ho dovuto far alzare ancora un po’ l’orlo!”, rispose, senza troppe emozioni nella voce, come se avesse parlato di qualsiasi altra cosa e non del suo vestito dal sposa.

Giada rimase perplessa, più passava il tempo e meno quella ragazza somigliava a sua figlia.

“Il velo come lo metterai?”

“No, assolutamente niente velo!”

A  quell’affermazione così fredda e decisa, Giada iniziò a piangere.

“Ma, tuo padre…”, disse con molta difficoltà, fra le lacrime.

“Mio padre non c’è e non voglio parlarne! Cambiamo discorso per favore!”, sentenziò dura. Giada si sentì ancora più triste ed abbattuta.

“Come può parlarne in questo modo? Suo padre l’ha sempre adorata, anche dopo che noi…”, la donna non riusciva a capacitarsi di questa estrema cattiveria.

Se non fosse stato per certi segni particolari, avrebbe senz’altro detto che quella non era sua figlia, non era la sua Sara.

 

Marco Proietti  (padre di Sara)

 8 dicembre 1996

 Casa Proietti era ancora un po’ in disordine, quella mattina. Mentre Sara finiva la colazione, Giada pensò a sistemare a dovere l’angolo dove avrebbero messo l’albero, il presepe, e il resto degli addobbi.

“Dovresti far fare qualcosa anche a tua figlia, ogni tanto!”, la rimproverò bonariamente suo marito.

“E’ piccola ancora! Ci sarà tempo  perché impari. Per ora facciamole godere la fanciullezza!”, rispose, poi aggiunse.

“Perché, invece, non mi dai tu una mano?”

“Ehm…io…beh avrei…”, tentò di farfugliare per togliersi d’impiccio.

Marco aveva da fare e doveva uscire, ma non sapeva che scusa inventare, poi gli venne un idea.

“Bene… allora… io devo uscire per un’oretta , ci vediamo dopo!”

Giada lo guardò stranita, non aveva fatto nemmeno in tempo a domandargli dove stesse andando così di fretta.

“Mamma, tu lo sai cosa aveva da fare di tanto urgente da scappare così?”, le domandò sua figlia.

Giada ci pensò su poi rispose: “a dire il vero no lo so proprio, ma immagino che si sia ricordato di qualche regalo dell’ultima ora, forse per qualche collega del lavoro. Vedrai che tra poco torna, noi pensiamo a sistemare gli addobbi!”, la rassicurò.

 

Marco

A marco era costato parecchio andarsene così, senza dare una spiegazione a sua figlia. Ne era veramente dispiaciuto, ma Sara era ancora piccola e non poteva capire ancora che fra lui e sua madre le cose non stavano andando più bene; soprattutto da quando lui, a lavoro, aveva conosciuto Giulia, una nuova collega, e se ne era innamorato, tanto da pensare di chiedere a sua moglie il divorzio, non appena Sara fosse stata un pochino più grande.

Giulia non era una ragazza appariscente, ma in lei, Marco aveva ritrovato quella luce che in Giada non vedeva più.

Fino a quel momento, lui, mai si sarebbe sognato di tradire sua moglie, anche se l’amore era andato lentamente affievolendosi fino a svanire quasi del tutto, ma con Giulia le sue difese si erano sciolte come neve al sole, la amava e da che l’aveva conosciuta, non desiderava altro che poter fare l’amore con lei.

Dopo aver parcheggiato di fronte a casa, suonò il campanello e la ragazza lo accolse con tutta la dolcezza di cui era capace. Per la prima volta si incontravano fuori del posto di lavoro e lui sentì che quel giorno avrebbe tradito Giada.

“Ciao, entra!”, gli disse.

Lui non se lo fece ripetere, voleva andare oltre, aspettò che chiudesse la porta poi la prese in braccio e la portò fino al divano.

“Marco che stai facendo?”

“Giulia io…”, non finì la frase, ma iniziò a baciarla e spogliarla nello stesso tempo.

“Marco…”

“Giulia, io voglio fare l’amore con te, ti prego non respingermi, non lo sopporterei!”, la supplicò.

“Marco, non posso respingerti, ti amo!”

Fecero l’amore sul divano e poi ancora sul letto, nella camera di lei. Per quelle due ore, Marco Proietti si era dimenticato completamente dell’esistenza di sua moglie Giada e di sua figlia Sara.

Quando guardò l’orologio si accorse che era tardissimo, era trascorso più tempo di quanto avesse immaginato, ma quel tempo era passato nella maniera più bella che potesse desiderare.

“Giulia perdonami, ma ora devo andare via!”, le disse, mentre si rivestiva.

“Dove devi andare? Mi hai detto di non avere nessuno che ti aspetta!”, rispose lei incredula.

“Giulia per favore non farmi domande a cui adesso non posso risponderti! Credimi è stato stupendo amarti, ma ora devo andare via, non posso rimanere!”, senza aspettare altre repliche da parte di lei, uscì velocemente e salì in macchina.

Mentre pensava a come giustificare l’assenza, gli venne in mente di fermarsi in pasticceria a comprare dei pasticcini di diverse qualità, sperando che questo bastasse a non far notare il forte ritardo.

Giada e Sara avevano appena terminato con le decorazioni, quando sentirono la chiave girare nella toppa.

“Salve ragazze!”, esclamò facendo finta di nulla.
“Guardate qua, ho preso un bel po’ di dolcetti misti, così stasera ce li mangiamo dopo cena!”

Giada lo guardò e poi gli rispose: “Wow, ci hai messo un bel po’ di tempo, per caso te li hanno fatti uno per uno mentre aspettavi?”, nella sua voce si sentiva che c’era del sarcasmo.

“Ma no!! Che vai a pensare! Prima mi sono fermato da un collega e chiacchierando abbiamo fatto tardi!”, non era la scusa più originale, ma di sicuro non sarebbe stata l’ultima. Questo, Marco lo sapeva bene e lo sapeva bene anche Giada, che aveva capito tutto.

 

Giada

 10 dicembre 2010

 La sartoria le aveva consegnato l’abito, scorciato e pronto. Tutto ormai era definito e Sara era un po’ più libera.

Giada decise che, forse, era arrivato il momento di parlare seriamente con sua figlia.

Doveva capire perché quella ragazza si fosse tanto trasformata.

Continuò a ripetersi queste frasi, mentre percorreva la strada che la portava a casa della figlia, ormai da tempo non abitavano più insieme. Sara, come prevedibile, era diventata presto indipendente e autonoma e si era affittata un monolocale con i soldi guadagnati a lavoro.

Mentre scriveva una mail dal suo portatile, Sara sentì squillare il campanello.

Andò ad aprire, rimuginando su chi potesse essere dato che non aspettava nessuno.

“Mamma? Ma che…”, non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase, sua madre entrò in casa quasi di prepotenza.

“Sara, noi due dobbiamo parlare!”, sentenziò.

“Ma, non si può rimandare ad un altro momento? avrei da fare adesso, il matrimonio è alle porte e…”

“No!”, replicò decisa la donna.

“Dobbiamo parlare per forza adesso, quindi se hai qualche conversazione in sospeso, terminala e di che richiamerai in seguito, ciò di cui dobbiamo parlare è più importante di qualsiasi dettaglio del tuo matrimonio!”, Giada non era mai stata così seria e determinata come quel giorno, ma era arrivata ad un punto che: “doveva sfogarsi o sarebbe esplosa”.

“Ok, va bene, hai vinto, parla ma fallo in fretta perché non ho tutto il gior…”, non fece in tempo  a terminare la frase che si sentì improvvisamente bruciare la guancia.

“Mamma!”, gridò con le lacrime agli occhi, “ma cosa hai fatto? Adesso mi gonfierà e ci rimarrà il segno! Sei impazzita per caso?”

“Ho fatto ciò che avrei dovuto fare molto tempo fa e, non preoccuparti, per un ceffone non é mai morto nessuno, non sarai tu la prima!”

“Va bene, adesso hai tutta la mia attenzione, tanto in questo stato non posso certo più uscire!”, esclamò con la voce piena di rancore.

“Sara, ma quando sei diventata così?”, le domandò allora sua madre, con le lacrime agli occhi.

“Mamma, io davvero non capisco, così come?”, replicò la ragazza spazientita.

“Lo vedi, non capisci e nemmeno te ne rendi conto! Sei cinica, egoista, perfida e maleducata!”, sapeva di aver esagerato, ma doveva farlo.

“Mamma, ma che dici, io non sono affatto così!”, protestò la ragazza, che si sentiva offesa da quelle parole così dure.

“Oh si che lo sei! Tratti male chiunque, non hai una sola parola gentile verso chi si prende cura di te e lavora sodo perché tu abbia il tuo matrimonio da favola!”

“Mamma, ma sono dipendenti! Li pago bene perché mi facciano tutto con la perfezione che pretendo per il mio matrimonio!”, disse la ragazza, convinta di essere nel giusto.

“Sara! I dipendenti sono persone, come me e te, hanno sentimenti, personalità, sensibilità e tu li tratti come fossero dei robot senza anima!”, affermò Giada.

“Mamma, non ti sembra di esagerare un po’, adesso?”

“Sara, ti faccio una domanda secca: quante cose hai permesso che il tuo futuro sposo decidesse insieme a te?”, domandò rimanendo in attesa, con le mani puntate sui fianchi.

“Mamma, ma gli uomini sono tutti uguali, lo sai che queste cose non sono per loro!”

“Glielo hai mai chiesto?”

“No, ma…”

“Ma cosa?”

“Ma, niente! Io so cosa fare  e come va fatto e a lui piacerà, ne sono sicura!”, affermò Sara, decisa a non darla vinta a sua madre, anche se forse tutti i torti non li aveva.

“E se non gli piacesse? E se solo fingesse che gli piaccia per non contrariarti? Non ci hai pensato? Sara, Sara, tu vuoi sposarti, ma non hai capito il significato di ciò che stai per fare! Spero di no, ma ho paura che non finisca bene per te, figlia mia!”, le disse alla fine, mentre la sua voce si era fatta più dolce e calma.

“Mamma, adesso io vorrei capire il perché di tutto questo!”

“Ma te l’ho appena spiegato! Sara tu non sei più la stessa, devi rendertene conto, o saranno guai! Mi ricordo quando da piccola adoravi tuo padre e…”, la ragazza la bloccò.

“Mamma, questo no! Non lo nominare, non voglio parlarne!”; disse decisa.

“Perché? Perché non vuoi nemmeno affrontare il discorso, di cosa hai paura?”

“Io non ho affatto paura, non voglio e basta!”

Giada tornò a pressarla.

“Sara, ma chi credi di prendere in giro? Sono tua madre e, per quanto, in questo periodo tu mi sembri diversa, so esattamente chi sei e cosa hai dentro! Quindi adesso tagliamo corto e sputa fuori il rospo! Cos’è che te lo fa odiare così tanto?”
“Mamma, ma come? Me lo hai detto tu, ci ha tradite e abbandonate e…”, Giada non le dette modo di terminare la frase.

“Sara, tuo padre ha tradito me, non te! Se n’è andato perché ormai il nostro matrimonio era al capolinea e a dirla tutta, ha pure atteso che tu fossi più grande, perché non voleva lasciarti da piccola. Comunque non posso biasimarlo, questo non lo sapevate ne tu ne lui, ma io lo avevo tradito poco prima del matrimonio e con il suo migliore amico, quindi se vuoi prendertela con qualcuno, fallo con me, non con lui! Lui ha solo la colpa di essersi innamorato di un altra quando il nostro matrimonio era ormai finito!”, Sara abbracciò sua madre.

“Mamma, io non avevo capito nulla di tutto questo, io…”, tentò di giustificarsi.

“Sara, come potevi, eri piccola! Quindi tu hai portato con te tutto questo rancore e lo hai proiettato su chiunque vicino a te, solo perché credevi che tuo padre ti avesse abbandonata? Perché non sei venuta da me a chiedermelo? Perché ogni volta che tentavo di parlartene, tu hai chiuso il discorso, invece di provare a capire? Non ti rendi conto che adesso potrebbe essere troppo tardi?”, disse, ma si accorse di aver parlato troppo.

“Troppo tardi per cosa, mamma? E’ tutto pronto e fissato? Per cosa, sarebbe tardi?”, domandò incredula.

“Non posso Sara, lo capirai da te, spero in un modo non troppo doloroso!”

“Ma, mamma adesso inizio a preoccuparmi davvero!”

“Non pensarci, lo capirai, per me adesso è tutto chiaro, mi dispiace solo che tu abbia scelto di non confidarti. Adesso devo andare e tu… beh sei occupata, perciò ciao, figliola, ci vediamo!”, le disse, alla fine, mentre già stava uscendo dalla casa.

 

Sara e Alan

 23 dicembre

Mancavano più due giorni a Natale, il cielo era carico di nubi ed era freddissimo, le previsioni avevano parlato di una forte nevicata, che sarebbe iniziata quella sera e sarebbe andata avanti fino al 25, proprio come voleva Sara.

Il cellulare iniziò a squillarle con insistenza, mentre stava finendo di fare la doccia.

“Chiunque sia potrà aspettare altri cinque minuti!”, disse fra sé.

Visto che però il trillo non accennava a smettere, decise di uscire ed andare a rispondere.

“Alan”, vide scritto sul display, dopo che per appena pochi attimi aveva perso la chiamata.

Alan Seymur, suo fidanzato e ricco rampollo di una famiglia di imprenditori nel campo degli elettrodomestici.

Si erano conosciuti perché lei era stata assunta, dopo regolare concorso, in una delle loro aziende.

Alan non era bellissimo, ma era alto, magro e discreto, Sara aveva subito pensato che fidanzarsi con lui sarebbe stata la svolta della sua vita. In realtà non lo amava particolarmente, era solo convinta che, dopo il matrimonio si sarebbe abituata a vivere con lui e magari chissà, con il tempo gli avrebbe anche voluto bene.

I colleghi del suo reparto di lavoro, più volte avevano cercato di farla desistere, specialmente uno di loro, Alessandro, di poco più grande di lei, diplomato, non ricco, ma gran lavoratore e pronto a farsi carico di una famiglia, non appena avesse trovato la ragazza ideale.

Sara pensò che fosse meglio richiamare subito Alan, quindi digitò sul tasto di richiamo, Alan rispose praticamente subito.

“Sara devo parlarti con urgenza, per favore, vieni da me quanto prima!”, sentenziò senza un filo di sentimento nella voce.

“Va bene, ma c’è qualche problema, amore?”, aveva aggiunto quella parola, alla fine, come per voler mitigare una situazione che le pareva piuttosto tesa.

Alan tagliò corto: “Sara, ci vediamo a casa mia fra mezz’ora, cerca di essere puntuale, per favore!”, poi riattaccò, senza nemmeno darle il tempo di dire altro.

Senza perdere altro tempo, la ragazza finì di vestirsi, prese la borsa ed uscì.

Dopo essersi fermata un attimo a fare benzina, guidò in direzione Parioli, dove si trovava la villa dei genitori di Alan.

C’era stata altre volte, ma questa volta attese che gli venisse aperto, con un moto d’ansia e le gambe che le tremavano.

Alan stesso le aprì e dopo averla fatta entrare, richiuse il portoncino di legno intarsiato.

“Sara, vai a sederti sul divano, adesso arrivo!”, le disse, quasi come un ordine, poi andò in cucina e tornò con una bottiglia di vino e due bicchieri. Sara vedendo la bottiglia, pensò che forse aveva capito male, magari Alan voleva solo festeggiare una promozione oppure il fatto che mancavano più solo due giorni al loro matrimonio, ma la verità non la poteva immaginare, come non poteva immaginare ciò che come un tram impazzito l’avrebbe investita poco dopo.

“Sara, quello che devo dirti è tanto importante quanto spiacevole per me, ma non posso fare diversamente, tu mi hai portato a questo, ci ho pensato tanto e ne ho parlato con altri, perfino con tua madre, a cui ho dato un gran dispiacere e non avrei voluto, credimi!”

“Alan, non sto capendo niente, cosa succede?”, disse Sara, confusa.

“Sara, da quando abbiamo deciso di sposarci, tu hai iniziato a comportarti in maniera insostenibile! Hai preso decisioni, hai organizzato ogni cosa, hai scelto abiti e bomboniere di lusso senza chiedermi il minimo parere e quel che è peggio, senza domandare quale fosse la cifra che ti era concesso spendere, dato che i soldi che stavi usando non erano i tuoi, ma quelli miei e della mia famiglia! Questa cosa mi ha molto deluso e irritato e piano piano, mi ha portato a prendere una decisione grave ma irreversibile!”, Sara lo guardava con sempre più stupore negli occhi, davvero ancora non capiva anche se, iniziavano a tornarle in mente le parole di sua madre.

“Alan che vuoi dirmi, per favore, parla e sii chiaro!”

“Sara, noi due non ci sposeremo più! Il nostro fidanzamento è rotto a partire da adesso e ti chiedo di ritirare tutte le cose dall’ufficio perché i miei hanno deciso di licenziarti con effetto immediato!”, lo aveva detto con tutta la rabbia che aveva in corpo, ma non aveva ancora finito.

“Credimi, non è stato solo l’aver speso tutti quei soldi senza chiedere, che mi ha fatto infuriare, ma l’aver capito che tu non mi amavi veramente, non mi hai mai amato perché tu, Sara, ami solo te stessa e per questo hai fatto soffrire anche tua mamma, adesso raccogli ciò che hai seminato, restando sola!”, Alan aveva apparentemente terminato il suo discorso e la ragazza non aveva nemmeno la forza per dire una parola. Cercò di raccogliere le forze per esprimersi come meglio poteva.

“Alan mi dispiace, lo so ho sbagliato, ho parlato con mia madre, ho capito quanto mi stavo sbagliando, c’è qualcosa che posso fare per…”, voleva continuare, ma lui la interruppe.

“C’è una cosa che puoi fare! Andartene e dimenticare che esisto!”

“Ma, tutti i preparativi, il vestito, le bomboniere, la chiesa…”

“Non preoccuparti di quello, ho già sistemato e il vestito puoi tenertelo, tanto dubito che troverai qualcuno che voglia sposarti con quell’orrendo straccio addosso! Ora per favore esci, prima di tornare a casa fermati a riprendere le tue cose e poi non contattarmi mai più!”, mentre pronunciava l’ultima frase, si era avvicinato alla porta e l’aveva aperta facendo alla ragazza segno di uscire.

Sara non tentò di dire più nulla, ma prima di salire in auto provò a vedere da una finestra, cosa ci avrebbe fatto con quei due bicchieri e il vino. Vide apparire una donna, con dei lunghi capelli biondi e ondulati, vide Alan stappare la bottiglia e poi brindare, poi non vide più altro, salì sulla sua auto e andò via quasi sgommando.

 

 

Epilogo

 26 dicembre 2010

 “Sara, ti ho portato il giornale, ma forse è meglio che non lo leggi!”, le disse sua madre, mentre accostava la sedia al letto dell’ospedale.

“Mamma cos’altro vuoi che mi succeda? Sono qui ferma in un letto, con entrambe le gambe fratturate, dammi il giornale per favore!”

“Se lo dici tu, tieni, ma poi non venire a lamentarti con me!”

Sara aprì la prima pagina e vide un titolo enorme e la foto di Alan con quella donna bionda.

 

“Ieri, 25 dicembre, Alan Seymur, figlio del noto imprenditore e proprietario della “Seymur Inc.”, si è sposato con la sua fidanzata, titolare di una lussuosa catena di alberghi. La cerimonia è stata una delle più sfarzose viste nella capitale”

 

Dagli occhi della ragazza iniziarono a sgorgare grandi lacrime.

“Ho avuto ciò che mi meritavo!”, disse.

“No, Sara non è così, è solo che tu eri così accecata dai preparativi da non accorgerti che lui te la stava facendo sotto il naso!”, le rispose Giada.

“Chissà se troverò mai qualcuno che voglia amarmi davvero per come sono!”, disse sospirando.

Sua madre si voltò e vide un ragazzo, con il viso dolce e in mano un mazzo di fiori, che aspettava di poter entrare.

“Forse lo hai già trovato, figlia mia!”, la salutò con un bacio e uscì lasciando il posto …all’amore.

 

 

 

Simona del Buono