Prima parte

C’era una volta, in un paesino di montagna chiamato Castiglione, una banda di gatti, erano in quattro e tutti senza padrone.
Il primo era nero e grosso, con il pelo lucidissimo, ma senza un occhio, ferita di battaglia contro altri gatti, il suo nome era Pantera.
Pantera era un gatto adulto di cinque anni, era stato scacciato dalla sua casa quando era ancora molto piccolo perché la nuova proprietaria era superstiziosa e detestava tutti i gatti, specialmente quelli neri; così da quel giorno aveva dovuto iniziare a cavarsela.
Il secondo gatto era un tigrato rosso di tre anni e mezzo con una zampa un po’ zoppa a causa di scorribande di paese e proprio per questo il suo nome era Zampetta. La sua storia era leggermente diversa da quella di Pantera perché lui era rimasto solo dopo la morte della sua anziana padrona e nessuno si era più preso cura di lui.
Dopo un po’ di tempo si erano aggiunti a loro due gattini gemelli di appena un anno, un maschio tutto grigio e una femmina con il manto bianco e nero che sul dorso aveva la forma di un cuore, i loro nomi erano Puff e Stinky.
I due gattini erano orfani perché la mamma era stata uccisa da un carretto mentre attraversava la piazza del paese. Indifesi e impauriti si erano rifugiati nel cimitero, Zampetta li aveva trovati e salvati appena in tempo da un altro randagio che voleva ucciderli.
Pantera all’inizio era contrario alla loro presenza perché pensava che sarebbero stati di peso negli spostamenti , ma poi, vedendo l’attaccamento che  Zampetta aveva verso di loro, si convinse, con la promessa che sarebbe stato sempre lui ad occuparsene.
Stinky era una gattina calma e dolce, non creava mai guai e passava quasi tutta la giornata a leccarsi e pulirsi il pelo, Puff invece era un piccolo terremoto, un pasticcione combina guai e pure sfortunato perché succedevano tutte a lui.
Pantera spesso perdeva la pazienza e magari gli veniva la tentazione di prenderlo a calci nel sedere e allora Zampetta doveva fare da mediatore fra i due.
Un giorno, il sole brillava alto nel cielo, era veramente una bellissima giornata di primavera, i nostri quattro amici erano usciti dalla loro cuccia, posta in una vecchia casa dismessa nella parte alta del paese ed erano andati in giro in cerca di cibo ma anche di avventure.
Mentre Pantera e Zampetta facevano scorta, Puff come al solito stava per cacciarsi in un guaio, ma sentendo il miagolio del gatto più anziano si era rimesso in fila con gli altri. Stinky lo guardava sorridendo pensando: “Ma guarda che fratello pasticcione e fifone che mi ritrovo!”
Non erano trascorsi che soli cinque minuti e Puff stava di nuovo divagando, affacciandosi da una porta scardinata su una stanza buia, vide due lampi di luce venire verso di lui, man mano che si avvicinavano le luci diventavano sempre più grandi e intense, Puff iniziò a tremare di paura e faceva bene ad averne! Il gatto che gli si parò contro era un tigrato con due lunghe cicatrici che gli andavano dalle orecchie alla bocca.
Il gattone era capo di un’altra banda di randagi che voleva avere il predominio sul paese, questa faccenda non stava affatto bene a Pantera perché lui pensava che tutti potessero convivere serenamente senza pestarsi le zampe a vicenda.
Fra loro si tenne uno scontro in cui Pantera perse l’occhio destro e Tigro, (questo era il nome dell’altro gatto), si procurò le due cicatrici.
Nessuno degli altri gatti presenti allo scontro aveva osato mettere zampa nella loro disputa.
Dopo quel giorno non era più accaduto nulla, si era verificata come una specie di tregua dove ognuno era rimasto nella propria zona fino al momento in cui Puff come al solito era andato a ficcare il naso dove non doveva.
Adesso si ritrovavano di nuovo a doversi scontrare.
Per Tigro e Pantera un altra lotta poteva anche risultare fatale data la condizione in cui erano, Zampetta stava un po’ meglio ma quella zampa non lo rendeva certo un gatto agile nelle mosse, non restavano che Puff e Stinky ma così inesperti si sarebbero certo fatti uccidere dagli altri randagi, cosi Pantera chiamò Tigro da parte e iniziarono a miagolare su tutta la questione, gli altri gatti stettero ad aspettare, ogni tanto sentivano un miagolio più forte, ma non riuscivano a capire, Puff si stava annoiando e voleva andarsene di nuovo in giro per prati ma Zampetta lo richiamò all’ordine e lui si mise buono ad attendere.
Dopo circa mezz’ora tutti i gatti videro Pantera e Tigro scambiarsi uno schiocco di zampa e che piano piano si stavano riavvicinando.
Tigro miagolò per primo richiamando i suoi all’ordine, in breve gli spiegò che si erano riappacificati con Pantera e che tutti i gatti da adesso potevano girare indisturbati per il paese.
Pantera fece lo stesso con Zampetta Stinky e Puff.
Pantera credeva veramente a quella pace, non immaginava che Tigro avesse fatto solo finta.
Non appena si furono allontanati, Tigro cominciò a confabulare con Straik , il suo braccio destro, un gatto di quasi sei anni con un orecchio solo, su come potevano chiudere definitivamente la faccenda divenendo così i padroni indisturbati del paese.
Straik suggerì di rapire la piccola Stinky, tanto sarebbe stato facile perché lei non sapeva difendersi da sola, questo avrebbe costretto gli altri tre a cercarla e loro gli avrebbero teso un agguato togliendoli finalmente di mezzo.
Per riuscire in questa impresa coinvolsero anche altri randagi solitari con la promessa di cibo abbondante.
Dopo aver messo a puntino tutti i dettagli del piano, che avrebbe avuto luogo la notte seguente, se ne andarono a dormire nel loro covo.
Pantera e gli altri nel frattempo se ne erano tornati nella loro zona e dopo aver consumato uno spuntino si erano messi a dormire anche loro per la notte.
Di certo non avevano la minima idea del piano che avevano architettato gli altri, dormirono tranquilli fino al mattino dopo.

Seconda parte

Nel paesino di Castiglione oramai non ci abitava quasi più nessuno, almeno nella parte più vecchia, alcuni erano morti, altri si erano spostati più in basso, il paese era in mano ai gatti randagi, c’era solo un vecchio cane che apparteneva al parroco di paese e se ne stava sempre accucciato sul sagrato della chiesa appena fuori della porta, troppo pigro per muoversi, osservava tutto da lì aiutato anche dal fatto che la chiesetta si trovava su una rialzatura del terreno.
A Tom, questo era il suo nome, i gatti non andavano molto a genio, specialmente quelli prepotenti come Tigro e la sua banda, si era affezionato però molto alla piccola Stinky, mai avrebbe voluto che le accadesse qualcosa di brutto.
Di solito le giornate passavano in tranquillità, relax e a volte anche noia in quel paese semi deserto, ma quella mattina Tom aveva visto degli strani movimenti da parte della banda di Tigro e questo lo aveva messo in allarme.
Nel pomeriggio Straik e Giangi,un altro randagio senza padrone, si andarono a mettere vicino alla cuccia di Stinky pronti per passare all’azione.
Quando il buio fu calato sul paese le saltarono addosso e le dettero una zampata in modo che lei perdesse i sensi, non potevano ucciderla perché doveva servire da esca per attirare gli altri tre quindi fecero in modo che svenisse soltanto, poi la presero ciascuno per una zampa e la trascinarono via.
Pantera Zampetta e Puff dormivano profondamente perché avevano mangiato un bel po’ dunque non si accorsero della scomparsa della piccola gattina.
Alcune ore dopo Puff si svegliò, quando vide che la cuccia di Stinky era vuota provò a cercarla nei dintorni e a chiamarla, ma la piccola non poteva rispondergli così lui iniziò a miagolare disperato, miagolava così forte che svegliò di soprassalto gli altri due.
Si misero immediatamente a cercarla in tutti i posti che potevano, Puff che di solito combinava casini, questa volta non ci pensava nemmeno, cercò e ricercò senza un attimo di tregua senza fermarsi mai, la paura di perdere la sua sorellina gli stringeva la gola ma allo stesso tempo gli dava la forza di correre senza risparmiarsi. Alla fine però era talmente stremato nelle forze che si addormentò quasi svenendosi per la fatica.
Dopo varie ore di ricerca la preoccupazione che per la piccola Stinky ormai non ci fosse più nulla da fare cominciò a farsi sempre più largo nei pensieri di Pantera e Zampetta, quando proprio a Zampetta venne l’idea che poteva essere stata rapita dalla banda di Tigro.
Lì per lì Pantera aveva scartato l’ipotesi perché lui nella pace ci aveva creduto, pensava che più facilmente fosse caduta preda di un lupo (e nei boschi sopra il paese, in quella zona ce n’erano tanti).
Pensando e ripensando anche Pantera si convinse che Tigro poteva non essere stato sincero e così elaborò un piano per andare a liberare la gattina senza coinvolgere Puff , non considerando che lui li aveva sentiti miagolare ed era corso istintivamente (come al solito) a mettersi nei guai.
Facendo in modo che gli altri due gatti non lo vedessero, Puff era uscito dalla cuccia ed era sceso nella strada a cercare in tutti i buchi e in tutte le case diroccate la sua sorellina, stava quasi perdendo di nuovo le speranze quando sentì un debole miagolio provenire da una spaccatura nella parete di una casa, poi sentì ancora due miagoii disperati “miaoo miaooo!”
Non c’erano dubbi questa era la voce della sua sorellina, adesso però veniva il difficile, liberarla dalle grinfie di Tigro e dei suoi gattacci.
Entrò piano piano silenziosamente dalla spaccatura nel muro cercando di non svegliare i randagi, ma purtroppo a causa della sua sfortuna mise la zampa in una tagliola rimanendoci incastrato e ferito.
Sentendo il grido di dolore di Puff tutti si svegliarono e gli andarono intorno con sguardo minaccioso.
Tigro pensò che intanto potevano disfarsi di lui che, bloccato e ferito non poteva certo né difendere se stesso ne liberare la gattina, dopodiché avrebbero tolto di mezzo anche lei e alla fine anche gli altri due.
In quel momento Pantera e Zampetta arrivarono di gran furia e si gettarono addosso agli altri gatti, lo scontro durò una mezz’ora e fu veramente violento tanto da richiamare anche il vecchio pastore tedesco e il parroco sul luogo della scena.
Quando arrivarono trovarono i corpi di Tigro e della sua banda sparsi per tutta la stanza, uno in un angolo uno nell’altro, uno nel centro. Era ovvio che avevano avuto la peggio.
Pantera stava sanguinando dall’altro occhio, purtroppo adesso era completamente cieco, Zampetta aveva perso la zampa zoppa, Stinky era debole ma stava bene, per il povero Puff invece non ci fu nulla da fare, era stato troppo bloccato dalla tagliola e aveva perso troppo sangue.
Era morto così, con la sua sfortuna mentre cercava di fare l’eroe, ma forse alla fin fine ci era pure riuscito perché col suo lamento aveva fatto si che Pantera e Zampetta lo sentissero e trovassero l’entrata giusta.
Stinky, che non aveva ancora capito che Puff era morto, provò a muoverlo e a scuoterlo con le zampe ma lui non rispose, allora capì e iniziò a miagolare disperata, il vecchio pastore tedesco la prese con la zampa la avvicinò a se e iniziò ad accarezzarla finché lei non si addormentò poi il parroco la prese in braccio e la adagiò in una cesta insieme agli altri tre e insieme a Tom tornarono verso la canonica.
Dopo aver curato le ferite di Pantera e Zampetta fece una piccola tomba per il povero Puff in un area del cimitero del paese e siccome lui era un ottimo scultore di marmo ci fece una piccola statua che raffigurava il gattino sorridente.
I tre gatti rimasti adesso non erano più soli perché avevano trovato chi gli voleva bene, ma che prezzo era stato pagato per un briciolo di affetto!
Ogni giorno il vecchio Tom andava vicino alla tomba di Puff e Stinky ci si accucciava sopra come a voler proteggere il sonno del fratellino.

Simona del Buono