Mi arrendo

Mi arrendo

Qualche giorno fa, per caso ho iniziato a guardare una serie tv intitolata: Supernatural, i cui protagonisti sono i fratelli Sam “Sammy” e Dean Winchester.

Il più piccolo dei due, Sammy, mi ha ispirato questa poesia.

(in foto l’attore Jared Padalecki, foto presa da pinterest ed elaborata con Canva)

 

MI ARRENDO
Mi arrendo
hai vinto
il mio cuore ti appartiene.
Mi arrendo non ho più forza
non voglio più lottare.
Puoi prendermi quando vuoi
non farò resistenza.
Forse prima avrei provato
a lottare per la mia vita,
ma adesso no
le forze non le ho più.
Mi arrendo,
ma fallo adesso
subito, non mi va di aspettare
e non serve a niente
rimandare un destino
che è già segnato.
Portami dove vuoi
ma fallo nel buio della notte
così che l’oblio
riempia la mia mente
e mi dia l’incoscenza.
ciudi i miei occhi
non voglio vedere
non voglio sentire,
non voglio più provare nessun
dannato sentimento.
Mi arrendo!
Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili, è questo il tema dell’articolo di oggi, cioè quelle cose strane che ci accadono e che il più delle volte ci rifiutiamo di credere che siano vere.

No, tranquilli, non sono pazza, non mi sono fatta di acidi e non credo al fatto che la terra sia piatta.

Io parlo a livello di sensazioni, quelle sensazioni strane di deja vu.

Sarà meglio che mi spieghi. Vi è mai capitato di andare in un posto e dire: “ma io questo posto l’ho già visitato!” anche se siete arcisicuri che non ci siete mai stati prima. Oppure “questa situazione l’ho già vissuta!”

Vi rivelo una cosa, io non sono una persona praticante in materia di religione, ma mi ritengo una credente, specialmente da quando una volta durante un concerto in una chiesa mi capitò una cosa strana.  Non l’ho mai raccontata prima, lo faccio adesso e credetemi che è vero.

Il mio coro era disposto faccia alla porta d’entrata della chiesa, i soprani (la mia sezione) erano a destra i tenori dietro di noi ma su di uno scalino. Iniziò il concerto e ad un certo punto così senza pensare mi voltai alla mia destra dove c’era un quadro che rappresentava la vergine con il bambino in braccio, poi continuai a cantare. Ad un certo punto mi sentii toccare e sono arcisicura che nessuno degli altri corali mi sfiorò.

Non so davvero se fu suggestione o altro ma mi voltai di nuovo verso quel quadro quasi come se avessi avuto la certezza che fosse stata Lei a toccarmi. Sono stata in altri concerti, in altre chiese, ma mai più ho provato quello che successe quel giorno.

Strano vero? Accetterei anche che mi diceste che ho visto troppi telefilm, ma quando mi è successo quei telefilm ancora non c’erano.

C’è un altra cosa che mi fa pensare che non facciamo un solo giro su questa terra. Ho aperto questo blog perchè amo la scrittura, amo scrivere a tal punto da pensare che qualche secolo fa potessi essere un monaco amanuense o uno scriba.

Sono sensazioni, nulla più di questo, ma sono portata a credere che l’anima riposi per qualche tempo e che poi torni sulla terra ricominciando un altro ciclo.

Questo è un articolo un po’ diverso dagli altri ma a volte mi va di attraversare anche temi diversi, magari controversi come le varie credenze sulla possibilità di un ritorno o sul fatto che esista qualcosa oltre. 
Ma alla fine se ci si pensa, tanto al di fuori come argomento non è se guardiamo a tutti i romanzi che escono al giorno d’oggi e sono incentrati sul paranormal fantasy.

Simona del Buono

Tre passi dietro: sulle tracce di Sarah

Tre passi dietro: sulle tracce di Sarah

Quest’oggi parliamo dell’uscita di un romanzo che si intitola: “Tre passi dietro: sulle tracce di Sarah” la cui autrice si chiama Giada Obelisco

Questo romanzo è il terzo e conclusivo di una serie iniziata con “Inevitabile” nel 2019, proseguita con “Attraverso lo specchio” uscito a primavera di questo 2020 e ora siamo arrivati all’ultimo che chiude la trilogia.

Questa è la sua quarta di copertina:

Robert Jordan, ex agente dell’NSA e capo della polizia di Portland, ha perso la moglie Megan sedici mesi prima in un’esplosione.
Proprio mentre sta cercando di superare il dolore, una serie di circostanze lo mette sulle tracce di Sarah Thompson, una ladra di gioielli che sembra avere qualcosa a che fare con il passato di Megan e forse con la sua morte.
Questo riaccenderà l’ossessione di Robert e lo porterà a inseguire Sarah tra Andalucia e Lisbona, fino ad arrivare a una verità insospettata che rimetterà in gioco tutta la sua vita.
Chi è Sarah? Quali segreti nasconde?

“Tre passi dietro” è la storia di un amore che va oltre lo spazio e il tempo, che va oltre ciò che è visibile agli occhi.
È una fuga attraverso l’Europa, una caccia, un diamante, un mistero da svelare tassello dopo tassello.
È un paio di Converse rosa e un profumo rimasto nei cassetti, sulla pelle.
È dolore, adrenalina, passione. 
È una doccia ghiacciata e un fuoco che brucia tutto ciò che incontra.

“Ovunque andrai io ci sarò sempre, tre passi dietro te.”

Chi già è affezionato ai protagonisti, avendo letto gli altri due romanzi, non vorrà e non dovrà certo perdersi questo che è la conclusione. Per chi invece si avvicina alle vicende del capo della polizia di Portland: Robert Jordan e di tutto il suo mondo, lo aspetta un avventura romantica e avvincente. Nonostante questo si possa leggere anche da solo, consiglio vivamente di leggere la trilogia completa nel suo ordine.

Li potete trovare qui:

Tre passi dietro: sulle tracce di Sarah

Attraverso lo specchio

Inevitabile

Simona del Buono

 

Miti e leggende

Miti e leggende

Vi piacciono gli orologi antichi, quelli sulle torri dei castelli o sui campanili di vecchie chiese? Io li adoro e adoro fotografarli, infatti questo l’ho fotografato ieri in un paese della Garfagnana.

Perché tutta questa premessa? Semplice, perché l’argomento di cui voglio parlare oggi riguarda i miti e le leggende.

Potreste chiedervi cosa possa avere a che fare con la scrittura, ebbene ce l’ha perchè anche le leggende sono storie a loro modo. Sono storie non scritte, ma tramandate di voce in voce, ogni volta, magari con l’aggiunta o il cambio di alcuni particolari, cosicché è successo che alcune storie abbiano più di una versione. 

Se dovessimo posizionarle al giorno d’oggi in un genere, probabilmente sarebbe un misto fra fantasy e paranormale.

Voglio raccontarvene una che riguarda Lucca, e ha a che fare proprio con una torre e un orologio.

Lucida Mansi

La chiamavano “la bella degli specchi” 

Lucida Samminiati, nata nel 1606 si dice avesse fatto ricoprire di specchi un intera stanza della villa Mansi di Segromiglio. 

Giovanissima (circa vent’anni), sposò un tale di nome Vincenzo Diversi, ma rimase presto vedova. Ancora giovane si sposò di nuovo, questa volta con un signorotto ricco e facoltoso, e già quarantenne: Gaspare Nicolao Mansi. Vista la diversità di età, la ragazza si circondò di numerosi amanti e passò la vita fra feste e banchetti e lusso. 

Vita che finì anche per lei piuttosto presto, infatti fu spazzata via da un’epidemia di peste.

Questa era la storia per così dire reale, adesso vi racconto la leggenda.

Lucida Mansi uccise il primo marito, Vincenzo Diversi, per dedicarsi all’amore libero e senza vincoli. Dopo qualche anno si sposò di nuovo, con un signorotto ricco e facoltoso, che le lasciò libertà di costumi. 

Nella stanza di Lucida, diversi amanti transitarono, ma dopo ogni notte finirono ammazzati in un pozzo pieno di spuntoni acuminati.

Un giorno, guardandosi in uno dei molteplici specchi che aveva fatto sistemare ovunque nella villa, notò la prima ruga sul suo viso, segno che la vecchiaia incedeva togliendo spazio alla sua bellezza. 

Lucida pianse disperata, sul suo letto, finchè non le apparve un giovane. Era il diavolo sotto mentite spoglie. Il diavolo le propose ancora trent’anni di bellezza e lusso e amanti, ma allo scadere dell’ultima  mezzanotte del trentesimo anno si sarebbe preso la sua anima.

Lucida accettò senza nemmeno pensarci. Passò il tempo, passarono i decenni fra lusso e feste, tutti invecchiarono e lei rimase bellissima e immutata. Allo scadere dell’ultima mezzanotte, il diavolo tornò per reclamare l’anima promessa. Lucida tentò una corsa disperata su per la torre delle ore, ma l’orologio battè i dodici rintocchi e il diavolo trasformato in mostro la caricò su una carrozza infuocata, corse lungo le mura e andò a finire nel laghetto del giardino botanico. Si dice che ancora oggi se si mette il viso nello specchio d’acqua del laghetto, si possa scorgere quello di Lucida e nelle notti di luna piena, si possa vedere la carrozza infuocata finire nel laghetto. C’è anche chi racconta di aver visto il fantasma della giovane donna aggirarsi per le stanze della villa di Segromigno… ma naturalmente tutto questo è MITO E LEGGENDA

Simona del Buono

 

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto…Vi dice niente questo nome? Non sentite una certa assonanza con un’altra parola? Ferie…Fer… Ferra…Ferragosto! Ecco, siamo arrivati al punto ovvero a scoprire l’origine del nome di questa festa che cade proprio oggi: 15 agosto. 

Facciamo un passo indietro e ripartiamo dalle origini.

Il nome Ferragosto deriva da una locuzione latina: Feriae Augusti (riposo di Augusto).

Questa festività venne indetta dall’imperatore Augusto nel 18 aC e andò ad aggiungersi alle altre festività esistenti per il mese di Agosto.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero venivano svolte corse di cavalli. Gli animali da traino, ovvero:  buoi asini e muli venivano dispensati dai lavori e agghindati con fiori.

Se diamo uno sguardo più in avanti nel tempo, ci rendiamo conto che queste tradizioni ancora esistono. Pensiamo per esempio a Siena e al suo palio dell’Assunta che altro non è che una corsa di cavalli addobbati con i colori delle varie contrade e che ha come premio un drappo chiamato Palio.

Dal latino, Pallium: lo stesso pezzo di stoffa pregiata che veniva dato in premio nell’antica Roma ai vincitori delle corse di cavalli.

La festa del Ferragosto però in origine cadeva il primo di agosto, solo successivamente, la chiesa decise di spostarla al 15, giorno dell’assunzione di Maria, ecco perchè si chiama in alternativa, festa dell’Assunta.

Ma facciamo un salto più avanti ancora nel tempo. Il ferragosto  come lo intendiamo noi adesso, ovvero con la “scampagnata fuori porta” ha origine nel periodo probabilmente più buio e triste della storia italiana: Il ventennio fascista.

A partire dalla seconda metà degli anni venti, il regime (perdonatemi il termine ma è solo per onor di storia), nel periodo ferragostano, organizzava attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni,  centinaia di gite popolari con l’ausilio di treni che avevano inizialmente anche la terza classe. Questo per dare la possibilità di visitare le città italiane anche a chi era meno abbiente.

Furono chiamati treni di ferragosto.

Con queste iniziative ci fu gente che per la prima volta potè vedere il mare, la montagna e le città d’arte e siccome queste gite non prevedevano il vitto compreso, da li nacque la tradizione del pranzo al sacco. (Nonostante ciò che ho scritto riguardo a queste gite, non si pensi affatto che il ventennio fascista sia stato un periodo allegro e fiorente, tutt’altro. ma questa è veramente un’altra storia, della quale potete informarvi cercando su Wikipedia)

Fino all’anno scorso, quasi in ogni città della nostra Italia si svolgevano feste, corse di cavalli, avvenimenti e incontri in questo giorno dell’assunta. Quest’anno, purtroppo, ha avuto uno sviluppo piuttosto negativo sulla totalità degli avvenimenti mondani a causa dell’emergenza Covid, e nel 2018, proprio nel giorno precedente il ferragosto ci fu il crollo del Ponte Morandi, a Genova, che si portò via con sé la vita di 43 persone.

Lo so, il periodo non è dei più felici e lo so, il ricordo delle vittime del Morandi è ancora lì, vivo e nitido, ma nonostante ciò si va sempre avanti, con il rispetto, ma ancor di più con la voglia di essere positivi ed è per questo che chiudo augurandovi

Buon ferragosto!

Simona del Buono