Supernatural way to thinking

Supernatural way to thinking

Buona sera gente è da un po che non ci vediamo!

Ma oggi sono tornata per parlarvi di questo Tv show che ha concluso da poco la quindicesima e ultima stagione.

Lo so che il mio tendenzialmente è un blog dedicato alla scrittura, ma anche a tanto altro e comunque pensate che dietro a un TvShow  che dura tante stagioni, ci sono sceneggiatori e storywriter quindi come potete vedere non si va tanto lontani dall’argomento principale.

Ma parliamo di questo “fenomeno” che è stato Supernatural.

Gli ultimi due episodi che hanno visto l’epilogo delle vicende dei fratelli Winchester: Sam e Dean hanno provocato nei fan reazioni diverse, dalle lacrime a non finire, fino alla rabbia per un finale che avrebbero voluto diversamente (e che non vi dirò ovvio per non fare spoiler! Vi meritate di vederlo e goderlo fino in fondo)

Ma supernatural non è stato solo questo, ecco perchè ho scelto il titolo che avete letto all’inizio. Supernatural non è stato solo uno show,  Supernatural è stato… è un modo diverso di vedere la vita, è un modo diverso di vedere anche oltre alla vita, pensare che per ognuno possa esserci un paradiso in cui l’anima ritrova ciò che gli è più familiare.

Sam e Dean hanno in qualche modo influenzato il modo di pensare dei fan come me, ci hanno insegnato, alla loro maniera, scherzando, facendo a botte e sconfiggendo mostri, ( che se li rapportate alla vita vera possono rappresentare le difficoltà, le malattie, ecc. Loro li hanno affrontati come mostri reali, viventi) l’amore per la famiglia, per la fratellanza, l’unione. Ci hanno in qualche modo insegnato che non bisogna arrendersi mai, che se una cosa non è possibile in un modo, se ne cerca un altro ma si riesce alla fine, insieme, a superare il problema.

Questi due fratelli, sempre in giro con la macchina del padre, che Dean chiama amorevolmente “Baby” e che ama quasi più di una fidanzata, dalla quarta stagione in poi, vengono affiancati da un personaggio che fa un entrata trionfale nello show dandogli quel qualcosa in più che lo ha reso ancora più speciale.

Parlo dell’angelo Castiel, che arriva a passo di carica con il suo trenchcoat un po’ retrò sul modello del “tenente Colombo” di Peter Falk (a cui per alcuni versi immagino si sia ispirato)

Castiel all’inizio è un personaggio un po’ rigido, che confida negli ordini del suo Signore, che lo ha mandato a salvare proprio Dean dalla “perdizione”, ma con il passare delle stagioni, lo vedremo cambiare, ribellarsi al paradiso e agli altri angeli e anche agli arcangeli superiori per difendere valori umani, lo vedremo provare sentimenti umani, come l’amore per la famiglia, la fratellanza e anche l’amore paterno quando si troverà a “crescere” un ragazzo speciale (figlio di un arcangelo – e non vi dico quale –  e di una umana) come se fosse figlio suo e lo amerà tanto da fare un patto per salvarlo.

Questo angelo è entrato nel cuore di ognuno di noi e SPOILER

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Quando alla fine, con tutta la sua emozione, con i suoi sentimenti finalmente liberati, confessa a Dean tutto quello che non era mai riuscito a dirgli, ci ha fatto piangere di gioia ma anche di tristezza vedendo il suo sacrificio in nome dell’amore, l’amore puro, incontaminato, innocente e vero! E questa scena è risultata così reale grazie alla magistrale bravura di Misha Collins, che insieme a tutti gli altri ha saputo rendere questo show così unico e magico, perchè una volta che ci sei dentro non ne esci più e ti cambia completamente!

 

C’è una frase alla fine che viene pronunciata da Castiel in una delle scene più drammatiche e belle allo stesso tempo, questa frase è : “YOU CHANGED ME!

Questa frase la ritengo vera, reale perchè Supernatural ha cambiato noi fan, ci ha cambiati dentro, ci ha trasmesso, alla sua maniera, senza pretese, dei valori come quello della fratellanza, dell’amicizia e dell’amore, in ogni modo in cui si può intendere l’amore. Supernatural ci ha fatto pensare che le cose si possono risolvere insieme sostenendosi, perchè la famiglia non ti abbandona e non la abbandoni.

 

 

#Spnfamily don’t end with the show! Supernatural is forever!

Simona del Buono

 

Abbazia di San Galgano

Abbazia di San Galgano

L’ABBAZIA

In mezzo al verde della campagna senese, vicino al paese di Chiusdino, svetta maestosa questa abbazia che per tetto ha solo il cielo.

Visitando questo antico sito, sembra di fare un viaggio immaginario in Scozia o in Irlanda, dove esistono altre costruzioni molto simili

La  costruzione di questa grande abbazia cistercense si pone fra il 1220 e il 1268 quando in Italia si fondeva lo stile romanico con il nascente stile gotico, la pianta è a croce latina e contrariamente a quello che si può credere, non si accede all’abbazia dall’ingresso frontale, ma da uno laterale vicino al chiostro. Purtroppo come si può ben notare, molto di questa imponente costruzione è andata in rovina, ma ciò che è rimasto sucita un tale senso di imponenza e maestosità che è difficile da spiegare a parole, bisogna andarci per rendersi conto dell’immensa bellezza di questa abbazia, dedicata a San Galgano.

Bellezza, maestosità, suggestione, che hanno convinto persino i Pooh ad ambientarci il video di una loro cover: “La casa del sole“, versione di “The house of the rising sun”

LA LEGGENDA DI SAN GALGANO

La storia racconta di un ragazzo di famiglia nobile: tale Galgano Guidotti, che dopo una vita dedita al divertimento e ai capricci, vide apparire l’arcangelo Michele.

Dopo l’apparizione, Galgano decise di smettere con la vita che aveva condotto fino ad allora, si convertì al cristianesimo e divenne un uomo devoto, decidendo di andare a vivere in una capanna nella radura di Montesiepi. Come gesto simbolico conficcò in una roccia, la sua spada a mo’ di croce e lì è rimasta fino ai giorni nostri.

Dopo la morte di Galgano venne costruita la Rotonda o Eremo di Montesiepi e nel 1220 circa la grande abbazia in suo onore.

Adesso la spada si può ammirare attraverso una teca trasparente di protezione, grazie ad un furbo esemplare di homo sapiens che ha avuto la brillante idea di giocare a re Artù, provando ad estrarla e danneggiandola all’altezza dell’elsa.

Simona del Buono

 

Questo è un video creato con le immagini che ho scattato io stessa con il mio Xiaomi mi note 10

 

Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili, è questo il tema dell’articolo di oggi, cioè quelle cose strane che ci accadono e che il più delle volte ci rifiutiamo di credere che siano vere.

No, tranquilli, non sono pazza, non mi sono fatta di acidi e non credo al fatto che la terra sia piatta.

Io parlo a livello di sensazioni, quelle sensazioni strane di deja vu.

Sarà meglio che mi spieghi. Vi è mai capitato di andare in un posto e dire: “ma io questo posto l’ho già visitato!” anche se siete arcisicuri che non ci siete mai stati prima. Oppure “questa situazione l’ho già vissuta!”

Vi rivelo una cosa, io non sono una persona praticante in materia di religione, ma mi ritengo una credente, specialmente da quando una volta durante un concerto in una chiesa mi capitò una cosa strana.  Non l’ho mai raccontata prima, lo faccio adesso e credetemi che è vero.

Il mio coro era disposto faccia alla porta d’entrata della chiesa, i soprani (la mia sezione) erano a destra i tenori dietro di noi ma su di uno scalino. Iniziò il concerto e ad un certo punto così senza pensare mi voltai alla mia destra dove c’era un quadro che rappresentava la vergine con il bambino in braccio, poi continuai a cantare. Ad un certo punto mi sentii toccare e sono arcisicura che nessuno degli altri corali mi sfiorò.

Non so davvero se fu suggestione o altro ma mi voltai di nuovo verso quel quadro quasi come se avessi avuto la certezza che fosse stata Lei a toccarmi. Sono stata in altri concerti, in altre chiese, ma mai più ho provato quello che successe quel giorno.

Strano vero? Accetterei anche che mi diceste che ho visto troppi telefilm, ma quando mi è successo quei telefilm ancora non c’erano.

C’è un altra cosa che mi fa pensare che non facciamo un solo giro su questa terra. Ho aperto questo blog perchè amo la scrittura, amo scrivere a tal punto da pensare che qualche secolo fa potessi essere un monaco amanuense o uno scriba.

Sono sensazioni, nulla più di questo, ma sono portata a credere che l’anima riposi per qualche tempo e che poi torni sulla terra ricominciando un altro ciclo.

Questo è un articolo un po’ diverso dagli altri ma a volte mi va di attraversare anche temi diversi, magari controversi come le varie credenze sulla possibilità di un ritorno o sul fatto che esista qualcosa oltre. 
Ma alla fine se ci si pensa, tanto al di fuori come argomento non è se guardiamo a tutti i romanzi che escono al giorno d’oggi e sono incentrati sul paranormal fantasy.

Simona del Buono

Miti e leggende

Miti e leggende

Vi piacciono gli orologi antichi, quelli sulle torri dei castelli o sui campanili di vecchie chiese? Io li adoro e adoro fotografarli, infatti questo l’ho fotografato ieri in un paese della Garfagnana.

Perché tutta questa premessa? Semplice, perché l’argomento di cui voglio parlare oggi riguarda i miti e le leggende.

Potreste chiedervi cosa possa avere a che fare con la scrittura, ebbene ce l’ha perchè anche le leggende sono storie a loro modo. Sono storie non scritte, ma tramandate di voce in voce, ogni volta, magari con l’aggiunta o il cambio di alcuni particolari, cosicché è successo che alcune storie abbiano più di una versione. 

Se dovessimo posizionarle al giorno d’oggi in un genere, probabilmente sarebbe un misto fra fantasy e paranormale.

Voglio raccontarvene una che riguarda Lucca, e ha a che fare proprio con una torre e un orologio.

Lucida Mansi

La chiamavano “la bella degli specchi” 

Lucida Samminiati, nata nel 1606 si dice avesse fatto ricoprire di specchi un intera stanza della villa Mansi di Segromiglio. 

Giovanissima (circa vent’anni), sposò un tale di nome Vincenzo Diversi, ma rimase presto vedova. Ancora giovane si sposò di nuovo, questa volta con un signorotto ricco e facoltoso, e già quarantenne: Gaspare Nicolao Mansi. Vista la diversità di età, la ragazza si circondò di numerosi amanti e passò la vita fra feste e banchetti e lusso. 

Vita che finì anche per lei piuttosto presto, infatti fu spazzata via da un’epidemia di peste.

Questa era la storia per così dire reale, adesso vi racconto la leggenda.

Lucida Mansi uccise il primo marito, Vincenzo Diversi, per dedicarsi all’amore libero e senza vincoli. Dopo qualche anno si sposò di nuovo, con un signorotto ricco e facoltoso, che le lasciò libertà di costumi. 

Nella stanza di Lucida, diversi amanti transitarono, ma dopo ogni notte finirono ammazzati in un pozzo pieno di spuntoni acuminati.

Un giorno, guardandosi in uno dei molteplici specchi che aveva fatto sistemare ovunque nella villa, notò la prima ruga sul suo viso, segno che la vecchiaia incedeva togliendo spazio alla sua bellezza. 

Lucida pianse disperata, sul suo letto, finchè non le apparve un giovane. Era il diavolo sotto mentite spoglie. Il diavolo le propose ancora trent’anni di bellezza e lusso e amanti, ma allo scadere dell’ultima  mezzanotte del trentesimo anno si sarebbe preso la sua anima.

Lucida accettò senza nemmeno pensarci. Passò il tempo, passarono i decenni fra lusso e feste, tutti invecchiarono e lei rimase bellissima e immutata. Allo scadere dell’ultima mezzanotte, il diavolo tornò per reclamare l’anima promessa. Lucida tentò una corsa disperata su per la torre delle ore, ma l’orologio battè i dodici rintocchi e il diavolo trasformato in mostro la caricò su una carrozza infuocata, corse lungo le mura e andò a finire nel laghetto del giardino botanico. Si dice che ancora oggi se si mette il viso nello specchio d’acqua del laghetto, si possa scorgere quello di Lucida e nelle notti di luna piena, si possa vedere la carrozza infuocata finire nel laghetto. C’è anche chi racconta di aver visto il fantasma della giovane donna aggirarsi per le stanze della villa di Segromigno… ma naturalmente tutto questo è MITO E LEGGENDA

Simona del Buono

 

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto…Vi dice niente questo nome? Non sentite una certa assonanza con un’altra parola? Ferie…Fer… Ferra…Ferragosto! Ecco, siamo arrivati al punto ovvero a scoprire l’origine del nome di questa festa che cade proprio oggi: 15 agosto. 

Facciamo un passo indietro e ripartiamo dalle origini.

Il nome Ferragosto deriva da una locuzione latina: Feriae Augusti (riposo di Augusto).

Questa festività venne indetta dall’imperatore Augusto nel 18 aC e andò ad aggiungersi alle altre festività esistenti per il mese di Agosto.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero venivano svolte corse di cavalli. Gli animali da traino, ovvero:  buoi asini e muli venivano dispensati dai lavori e agghindati con fiori.

Se diamo uno sguardo più in avanti nel tempo, ci rendiamo conto che queste tradizioni ancora esistono. Pensiamo per esempio a Siena e al suo palio dell’Assunta che altro non è che una corsa di cavalli addobbati con i colori delle varie contrade e che ha come premio un drappo chiamato Palio.

Dal latino, Pallium: lo stesso pezzo di stoffa pregiata che veniva dato in premio nell’antica Roma ai vincitori delle corse di cavalli.

La festa del Ferragosto però in origine cadeva il primo di agosto, solo successivamente, la chiesa decise di spostarla al 15, giorno dell’assunzione di Maria, ecco perchè si chiama in alternativa, festa dell’Assunta.

Ma facciamo un salto più avanti ancora nel tempo. Il ferragosto  come lo intendiamo noi adesso, ovvero con la “scampagnata fuori porta” ha origine nel periodo probabilmente più buio e triste della storia italiana: Il ventennio fascista.

A partire dalla seconda metà degli anni venti, il regime (perdonatemi il termine ma è solo per onor di storia), nel periodo ferragostano, organizzava attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni,  centinaia di gite popolari con l’ausilio di treni che avevano inizialmente anche la terza classe. Questo per dare la possibilità di visitare le città italiane anche a chi era meno abbiente.

Furono chiamati treni di ferragosto.

Con queste iniziative ci fu gente che per la prima volta potè vedere il mare, la montagna e le città d’arte e siccome queste gite non prevedevano il vitto compreso, da li nacque la tradizione del pranzo al sacco. (Nonostante ciò che ho scritto riguardo a queste gite, non si pensi affatto che il ventennio fascista sia stato un periodo allegro e fiorente, tutt’altro. ma questa è veramente un’altra storia, della quale potete informarvi cercando su Wikipedia)

Fino all’anno scorso, quasi in ogni città della nostra Italia si svolgevano feste, corse di cavalli, avvenimenti e incontri in questo giorno dell’assunta. Quest’anno, purtroppo, ha avuto uno sviluppo piuttosto negativo sulla totalità degli avvenimenti mondani a causa dell’emergenza Covid, e nel 2018, proprio nel giorno precedente il ferragosto ci fu il crollo del Ponte Morandi, a Genova, che si portò via con sé la vita di 43 persone.

Lo so, il periodo non è dei più felici e lo so, il ricordo delle vittime del Morandi è ancora lì, vivo e nitido, ma nonostante ciò si va sempre avanti, con il rispetto, ma ancor di più con la voglia di essere positivi ed è per questo che chiudo augurandovi

Buon ferragosto!

Simona del Buono

 

 

Non c’è più rispetto!

Non c’è più rispetto!

“Non c’è più rispetto!” recitava così una canzone di qualche anno fa, cantata da Zucchero Sugar Fornaciari.

Sì, voglio parlarvi di questo oggi: del fatto che non c’è più rispetto e mi piace, talvolta, usare testi o titoli di canzoni che evochino l’argomento. 

Non c’è più rispetto in molte direzioni: fra genitori e figli, fra ragazzi e insegnanti, ma soprattutto non c’è più il rispetto del pensiero! 

Al giorno d’oggi ci siamo abituati ad alzare la voce per far valere il nostro punto di vista, e in questo, l’avvento dei social, dove non c’è il confronto vis a vis, ma solo quello scritto, non ha certo aiutato. Giorno per giorno, scorrendo fra i vari gruppi, non vedo altro che flame (in gergo: discussioni), gente che alza i toni utilizzando linguaggio grezzo e offensivo fino a scadere talvolta nello scurrile. 

Allora mi chiedo: ma è così che ci è stato insegnato a confrontarci? Urlandoci contro uno con l’altro? Non per avere la fissa delle canzoni, ma se dovessi immaginare “I quattro amici al bar” (Gino Paoli), oggi, li immaginerei intenti a inveirsi contro, a tirarsi i bicchieri con le “coche” e i caffé e magari pure a menarsi di brutto.

Non c’è più rispetto della persona se al giorno d’oggi ci si sente in diritto di maltrattare anche fisicamente chi ci sta accanto e lo dimostrano i dati delle violenze domestiche e, purtroppo, dei femminicidi!

Forse siamo andati troppo oltre e a questo punto sarà difficile, se non impossibile, tornare indietro, ma se avessi una “De Lorean (n.d.r. Macchina del tempo – ritorno al futuro)a disposizione io ci tornerei, perché il rispetto piaceva!

Simona del Buono

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