Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili

Ricordi quasi incredibili, è questo il tema dell’articolo di oggi, cioè quelle cose strane che ci accadono e che il più delle volte ci rifiutiamo di credere che siano vere.

No, tranquilli, non sono pazza, non mi sono fatta di acidi e non credo al fatto che la terra sia piatta.

Io parlo a livello di sensazioni, quelle sensazioni strane di deja vu.

Sarà meglio che mi spieghi. Vi è mai capitato di andare in un posto e dire: “ma io questo posto l’ho già visitato!” anche se siete arcisicuri che non ci siete mai stati prima. Oppure “questa situazione l’ho già vissuta!”

Vi rivelo una cosa, io non sono una persona praticante in materia di religione, ma mi ritengo una credente, specialmente da quando una volta durante un concerto in una chiesa mi capitò una cosa strana.  Non l’ho mai raccontata prima, lo faccio adesso e credetemi che è vero.

Il mio coro era disposto faccia alla porta d’entrata della chiesa, i soprani (la mia sezione) erano a destra i tenori dietro di noi ma su di uno scalino. Iniziò il concerto e ad un certo punto così senza pensare mi voltai alla mia destra dove c’era un quadro che rappresentava la vergine con il bambino in braccio, poi continuai a cantare. Ad un certo punto mi sentii toccare e sono arcisicura che nessuno degli altri corali mi sfiorò.

Non so davvero se fu suggestione o altro ma mi voltai di nuovo verso quel quadro quasi come se avessi avuto la certezza che fosse stata Lei a toccarmi. Sono stata in altri concerti, in altre chiese, ma mai più ho provato quello che successe quel giorno.

Strano vero? Accetterei anche che mi diceste che ho visto troppi telefilm, ma quando mi è successo quei telefilm ancora non c’erano.

C’è un altra cosa che mi fa pensare che non facciamo un solo giro su questa terra. Ho aperto questo blog perchè amo la scrittura, amo scrivere a tal punto da pensare che qualche secolo fa potessi essere un monaco amanuense o uno scriba.

Sono sensazioni, nulla più di questo, ma sono portata a credere che l’anima riposi per qualche tempo e che poi torni sulla terra ricominciando un altro ciclo.

Questo è un articolo un po’ diverso dagli altri ma a volte mi va di attraversare anche temi diversi, magari controversi come le varie credenze sulla possibilità di un ritorno o sul fatto che esista qualcosa oltre. 
Ma alla fine se ci si pensa, tanto al di fuori come argomento non è se guardiamo a tutti i romanzi che escono al giorno d’oggi e sono incentrati sul paranormal fantasy.

Simona del Buono

Miti e leggende

Miti e leggende

Vi piacciono gli orologi antichi, quelli sulle torri dei castelli o sui campanili di vecchie chiese? Io li adoro e adoro fotografarli, infatti questo l’ho fotografato ieri in un paese della Garfagnana.

Perché tutta questa premessa? Semplice, perché l’argomento di cui voglio parlare oggi riguarda i miti e le leggende.

Potreste chiedervi cosa possa avere a che fare con la scrittura, ebbene ce l’ha perchè anche le leggende sono storie a loro modo. Sono storie non scritte, ma tramandate di voce in voce, ogni volta, magari con l’aggiunta o il cambio di alcuni particolari, cosicché è successo che alcune storie abbiano più di una versione. 

Se dovessimo posizionarle al giorno d’oggi in un genere, probabilmente sarebbe un misto fra fantasy e paranormale.

Voglio raccontarvene una che riguarda Lucca, e ha a che fare proprio con una torre e un orologio.

Lucida Mansi

La chiamavano “la bella degli specchi” 

Lucida Samminiati, nata nel 1606 si dice avesse fatto ricoprire di specchi un intera stanza della villa Mansi di Segromiglio. 

Giovanissima (circa vent’anni), sposò un tale di nome Vincenzo Diversi, ma rimase presto vedova. Ancora giovane si sposò di nuovo, questa volta con un signorotto ricco e facoltoso, e già quarantenne: Gaspare Nicolao Mansi. Vista la diversità di età, la ragazza si circondò di numerosi amanti e passò la vita fra feste e banchetti e lusso. 

Vita che finì anche per lei piuttosto presto, infatti fu spazzata via da un’epidemia di peste.

Questa era la storia per così dire reale, adesso vi racconto la leggenda.

Lucida Mansi uccise il primo marito, Vincenzo Diversi, per dedicarsi all’amore libero e senza vincoli. Dopo qualche anno si sposò di nuovo, con un signorotto ricco e facoltoso, che le lasciò libertà di costumi. 

Nella stanza di Lucida, diversi amanti transitarono, ma dopo ogni notte finirono ammazzati in un pozzo pieno di spuntoni acuminati.

Un giorno, guardandosi in uno dei molteplici specchi che aveva fatto sistemare ovunque nella villa, notò la prima ruga sul suo viso, segno che la vecchiaia incedeva togliendo spazio alla sua bellezza. 

Lucida pianse disperata, sul suo letto, finchè non le apparve un giovane. Era il diavolo sotto mentite spoglie. Il diavolo le propose ancora trent’anni di bellezza e lusso e amanti, ma allo scadere dell’ultima  mezzanotte del trentesimo anno si sarebbe preso la sua anima.

Lucida accettò senza nemmeno pensarci. Passò il tempo, passarono i decenni fra lusso e feste, tutti invecchiarono e lei rimase bellissima e immutata. Allo scadere dell’ultima mezzanotte, il diavolo tornò per reclamare l’anima promessa. Lucida tentò una corsa disperata su per la torre delle ore, ma l’orologio battè i dodici rintocchi e il diavolo trasformato in mostro la caricò su una carrozza infuocata, corse lungo le mura e andò a finire nel laghetto del giardino botanico. Si dice che ancora oggi se si mette il viso nello specchio d’acqua del laghetto, si possa scorgere quello di Lucida e nelle notti di luna piena, si possa vedere la carrozza infuocata finire nel laghetto. C’è anche chi racconta di aver visto il fantasma della giovane donna aggirarsi per le stanze della villa di Segromigno… ma naturalmente tutto questo è MITO E LEGGENDA

Simona del Buono

 

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto

Ferie di Augusto…Vi dice niente questo nome? Non sentite una certa assonanza con un’altra parola? Ferie…Fer… Ferra…Ferragosto! Ecco, siamo arrivati al punto ovvero a scoprire l’origine del nome di questa festa che cade proprio oggi: 15 agosto. 

Facciamo un passo indietro e ripartiamo dalle origini.

Il nome Ferragosto deriva da una locuzione latina: Feriae Augusti (riposo di Augusto).

Questa festività venne indetta dall’imperatore Augusto nel 18 aC e andò ad aggiungersi alle altre festività esistenti per il mese di Agosto.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero venivano svolte corse di cavalli. Gli animali da traino, ovvero:  buoi asini e muli venivano dispensati dai lavori e agghindati con fiori.

Se diamo uno sguardo più in avanti nel tempo, ci rendiamo conto che queste tradizioni ancora esistono. Pensiamo per esempio a Siena e al suo palio dell’Assunta che altro non è che una corsa di cavalli addobbati con i colori delle varie contrade e che ha come premio un drappo chiamato Palio.

Dal latino, Pallium: lo stesso pezzo di stoffa pregiata che veniva dato in premio nell’antica Roma ai vincitori delle corse di cavalli.

La festa del Ferragosto però in origine cadeva il primo di agosto, solo successivamente, la chiesa decise di spostarla al 15, giorno dell’assunzione di Maria, ecco perchè si chiama in alternativa, festa dell’Assunta.

Ma facciamo un salto più avanti ancora nel tempo. Il ferragosto  come lo intendiamo noi adesso, ovvero con la “scampagnata fuori porta” ha origine nel periodo probabilmente più buio e triste della storia italiana: Il ventennio fascista.

A partire dalla seconda metà degli anni venti, il regime (perdonatemi il termine ma è solo per onor di storia), nel periodo ferragostano, organizzava attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni,  centinaia di gite popolari con l’ausilio di treni che avevano inizialmente anche la terza classe. Questo per dare la possibilità di visitare le città italiane anche a chi era meno abbiente.

Furono chiamati treni di ferragosto.

Con queste iniziative ci fu gente che per la prima volta potè vedere il mare, la montagna e le città d’arte e siccome queste gite non prevedevano il vitto compreso, da li nacque la tradizione del pranzo al sacco. (Nonostante ciò che ho scritto riguardo a queste gite, non si pensi affatto che il ventennio fascista sia stato un periodo allegro e fiorente, tutt’altro. ma questa è veramente un’altra storia, della quale potete informarvi cercando su Wikipedia)

Fino all’anno scorso, quasi in ogni città della nostra Italia si svolgevano feste, corse di cavalli, avvenimenti e incontri in questo giorno dell’assunta. Quest’anno, purtroppo, ha avuto uno sviluppo piuttosto negativo sulla totalità degli avvenimenti mondani a causa dell’emergenza Covid, e nel 2018, proprio nel giorno precedente il ferragosto ci fu il crollo del Ponte Morandi, a Genova, che si portò via con sé la vita di 43 persone.

Lo so, il periodo non è dei più felici e lo so, il ricordo delle vittime del Morandi è ancora lì, vivo e nitido, ma nonostante ciò si va sempre avanti, con il rispetto, ma ancor di più con la voglia di essere positivi ed è per questo che chiudo augurandovi

Buon ferragosto!

Simona del Buono

 

 

Non c’è più rispetto!

Non c’è più rispetto!

“Non c’è più rispetto!” recitava così una canzone di qualche anno fa, cantata da Zucchero Sugar Fornaciari.

Sì, voglio parlarvi di questo oggi: del fatto che non c’è più rispetto e mi piace, talvolta, usare testi o titoli di canzoni che evochino l’argomento. 

Non c’è più rispetto in molte direzioni: fra genitori e figli, fra ragazzi e insegnanti, ma soprattutto non c’è più il rispetto del pensiero! 

Al giorno d’oggi ci siamo abituati ad alzare la voce per far valere il nostro punto di vista, e in questo, l’avvento dei social, dove non c’è il confronto vis a vis, ma solo quello scritto, non ha certo aiutato. Giorno per giorno, scorrendo fra i vari gruppi, non vedo altro che flame (in gergo: discussioni), gente che alza i toni utilizzando linguaggio grezzo e offensivo fino a scadere talvolta nello scurrile. 

Allora mi chiedo: ma è così che ci è stato insegnato a confrontarci? Urlandoci contro uno con l’altro? Non per avere la fissa delle canzoni, ma se dovessi immaginare “I quattro amici al bar” (Gino Paoli), oggi, li immaginerei intenti a inveirsi contro, a tirarsi i bicchieri con le “coche” e i caffé e magari pure a menarsi di brutto.

Non c’è più rispetto della persona se al giorno d’oggi ci si sente in diritto di maltrattare anche fisicamente chi ci sta accanto e lo dimostrano i dati delle violenze domestiche e, purtroppo, dei femminicidi!

Forse siamo andati troppo oltre e a questo punto sarà difficile, se non impossibile, tornare indietro, ma se avessi una “De Lorean (n.d.r. Macchina del tempo – ritorno al futuro)a disposizione io ci tornerei, perché il rispetto piaceva!

Simona del Buono

L’esercito degli esordienti

L’esercito degli esordienti

L’esercito degli esordienti

Si è proprio così che voglio chiamarlo: esercito di esordienti e rappresenta tutta quella gran “massa” di persone che, al giorno d’oggi, scrive e pubblica sperando di sfondare nel mondo dell’editoria mondiale. E invece cos’è che più probabilmente sfonda? La libreria di casa propria con le innumerevoli copie che sono stati costretti a comprare dalla casa editrice per farsi pubblicare il prezioso manoscritto!

Sapete qual è la verità? La verità è che ce ne sono troppi, anzi siamo troppi, dal momento che mi ci infilo anche io nella conta. Siamo troppi, siamo un esercito di esordienti e abbiamo, in buona fede s’intende, creato un problema.

Adesso vi spiego: il problema è che abbiamo “saturato il mercato”, sia digitale che cartaceo, con opere sconosciute, ma la colpa non è di noi esordienti, no affatto! La colpa come al solito è di chi ci ha illuso e ci continua ad illudere di essere i nuovi  King, Shakespeare, Camilleri e alla via così! La colpa, come al solito (e lo ripeto con volontà di dare risonanza alla cosa) è di chi ci guadagna sopra, chi si approfitta dei sogni di brava gente convincendola di avere talento e poi mette sul mercato prodotti scadenti, non curati e a volte nemmeno letti, solo semplicemente stampati e messi là nel mucchio!

C’è un altro responsabile però, meno costoso, ma non meno colpevole: IL SELF PUBLISHING! Questo metodo di pubblicazione ha fatto si che piattaforme come Amazon, Youcanprint e tante altre,  si riempissero di titoli di opere senza nessun reale controllo, prese e messe lì alla bell’e meglio, svogliando di fatto i lettori a proseguire nella lettura, dopo aver trovato più di un testo senza nessuna revisione grammaticale o estetica, senza essere editata o peggio, con un editing pessimo che magari ha portato via al malcapitato, più di metà stipendio!

Siamo troppi, non per colpa nostra, ma per chi non ha avuto il coraggio di dirci che forse sarebbe stato meglio darsi al nuoto o alla briscola!

Siamo troppi per colpa di chi ha avuto più interesse a intascare soldi che a non inflazionare il mercato dell’editoria con della carta straccia non buona nemmeno per pulirci i vetri di casa!

Siamo troppi e non tutto è da buttare via, ma adesso l’unica cosa che possiamo fare è cercare di migliorare ciò che mettiamo sul mercato, magari pubblicando meno ma meglio, sperando così di convincere i classicisti convinti a darci qualche possibilità, così che il nostro libro non rimanga in un angolo a prendere polvere.

Simona del Buono

Recensioni a pagamento anche no!

Recensioni a pagamento anche no!

Recensioni a pagamento anche no! Oppure: grazie ma no grazie! In qualunque modo si voglia rispondere a questa domanda, la possibilità è e deve rimanere una: NO GRAZIE!

Come avrete capito nell’articolo di oggi si affronta di nuovo l’argomento delle recensioni, ma sotto un altro punto di vista rispetto a quello che potete leggere qui in quello di qualche giorno fa.

Vorrei portare un paragone storico: nel 1500 papa Leone x per finanziare l’ampliamento della basilica di San Pietro si mise a vendere le indulgenze. L’indulgenza era la remissione del peccato e chi non aveva più peccati saliva di sicuro in paradiso. A questo punto uno potrebbe dire: ma cosa c’entra? Ok ora ve lo spiego.

Facciamo finta che al posto di papa Leone X ci sia un blogger che ha bisogno di crescere la sua attività (il Blog), per farlo ovviamente servono finanze (pagare l’upload ad una versione superiore, fare marketing ecc), per farlo si mette a vendere le recensioni, ovvero dare giudizi su libri (spesso neanche letti, ma solo sbirciati qua e la) in cambio di cifre in denaro. Ovviamente più recensioni positive hai e più sali nel “paradiso” dei best seller”.

Questo cosa porta: porta al fatto che, se uno paga ottiene una recensione a cinque stelle anche se il libro ne varrebbe realmente meno di mezza, porta al fatto che più recensioni positive si hanno e più si sale e porta al fatto che dei libri meno che mediocri si trovino in cima alle liste di vendita a scapito di quelli realmente meritevoli.

Questa pratica del vendere le recensioni non è ne più ne meno diversa da quella del vendere voti in qualunque altro ambito e a mio parere dovrebbe essere resa illegale a tutti i livelli in cui viene praticata. 

Vi do un consiglio gratis: se siete emergenti e qualcuno vi offre recensione e pubblicità in cambio di soldi, anche se fosse una cifra piccolissima, rispondete sempre:GRAZIE MA NO GRAZIE! 

FARETE SOLO DEL BENE ALL’EDITORIA!

Simona del Buono