Mi arrendo

Mi arrendo

Qualche giorno fa, per caso ho iniziato a guardare una serie tv intitolata: Supernatural, i cui protagonisti sono i fratelli Sam “Sammy” e Dean Winchester.

Il più piccolo dei due, Sammy, mi ha ispirato questa poesia.

(in foto l’attore Jared Padalecki, foto presa da pinterest ed elaborata con Canva)

 

MI ARRENDO
Mi arrendo
hai vinto
il mio cuore ti appartiene.
Mi arrendo non ho più forza
non voglio più lottare.
Puoi prendermi quando vuoi
non farò resistenza.
Forse prima avrei provato
a lottare per la mia vita,
ma adesso no
le forze non le ho più.
Mi arrendo,
ma fallo adesso
subito, non mi va di aspettare
e non serve a niente
rimandare un destino
che è già segnato.
Portami dove vuoi
ma fallo nel buio della notte
così che l’oblio
riempia la mia mente
e mi dia l’incoscenza.
ciudi i miei occhi
non voglio vedere
non voglio sentire,
non voglio più provare nessun
dannato sentimento.
Mi arrendo!
Quello che le parole dicono

Quello che le parole dicono

QUELLO CHE LE PAROLE DICONO

Quello che le parole dicono
ti passa dentro,
attraverso la pelle.
Ti scorre nel sangue
seguendo l’arteria
rosso rubino,
colpiscono il cuore
causando dolore.

Quello che le parole dicono
si scaglia come una freccia 
che il petto squarcia
e incenerisce.
E tu capisci che finisce
la speranza che ti aveva acceso.

Quello che le parole dicono
non arriva portato dal vento,
ma dalle labbra di chi è
morto dentro
e non ha più
battiti da dare,
ma solo ferite amare.

Simona del Buono

Risveglio

Risveglio

Apri gli occhi

sei sopravvissuta.

Sei di nuovo qui

in questo mondo 

che non ti ha sostenuta.

Sei di nuovo qui,

più magra,

più minuta.

Apri gli occhi e guarda:

l’orizzonte dal vetro smerigliato, 

distorto,

distaccato!

Svegliati adesso,

Affronta la luce!

Per un attimo non pensare

a ciò che ti dispiace.

Aver lasciato indietro

un palco di maschere e figuranti

che ti tenevano la mano,

manco fossero amanti!

Svegliati non aspettare

che le tenebre ti possano 

affascinare.

I tuoi vent’anni

non vanno perduti

Non vanno sprecati 

per un sonno innaturale.

Svegliati forza!

E’ ora di ricominciare!

Simona del Buono

Domani vado via

Domani vado via

Capitolo uno

Fabbriche 12 ottobre 2010

Il paese era quasi deserto, ormai. Le case chiuse. Le finestre con le persiane stangate. Nessuno per la strada centrale.

Quel posto si animava solo nei mesi estivi e poi tutti se ne tornavano via, ognuno alla propria vita.

Francesco era rimasto l’ultimo ad andarsene, per lui l’addio sarebbe stato definitivo. 

Finì di caricare il suo fuoristrada e poi dette un ultimo controllo alla casa dove era cresciuto. L’indomani, prima di recarsi all’aeroporto, sarebbe passato in agenzia per lasciare le chiavi. Dal momento che, inizialmente sarebbe stato fuori almeno quattro anni, aveva deciso di metterla in affitto e ricavarci qualcosa.

Grazie alla sua laurea in scienze della comunicazione aveva ottenuto un posto di prestigio in una importante azienda del Regno Unito e non ci aveva pensato due volte prima di accettare.

A trentacinque anni suonati  non si era costruito uno straccio di relazione stabile e questo rientrava fra i motivi per cui detestava quel posto.

«Se c’è una civiltà, questo è il paese che ne è più lontano!», rispondeva a chiunque gli chiedesse il motivo del suo allontanamento addirittura fuori dal territorio nazionale.

 

Capitolo due

Marco chiuse lo sportello della bauliera con un colpo che risuonò in tutta la strada. La serratura era difettosa, ma, d’altra parte quella macchina iniziava a portare avanti i suoi oltre dieci anni.

«Arriverà anche il tuo momento, amica mia!», disse mentre saliva al posto di guida.

Stava per avviare il motore quando si sentì chiamare.

«Francesco, aiutami!»

Indispettito, scese di nuovo e si guardò intorno. Non voleva fare la figura del fesso, ma lì non c’era nessuno.

Provò a rispondere. «Chi sei?», disse, ma non ottenne nient’altro che il silenzio.

«Su! Non ho voglia di perdere tempo, sto partendo, dimmi chi sei!»

Silenzio, ancora. La voce rimase muta.

Dette di nuovo uno sguardo nei paraggi e risalì alla guida, deciso questa volta a lasciare il paese senza guardarsi più indietro.

«Domani avrò dimenticato ogni cosa, Fabbriche non riuscirà di nuovo a rovinarmi la vita!», esclamò in uno sfogo liberatorio.

Percorse pochi metri, non più di sei/settecento. Era appena arrivato di fronte alla chiesa principale del paese, quando la voce lo chiamò di nuovo.

«Francesco, aiutami!»

CONTINUA…

 

 

 

Torneremo a vedere il sole

Torneremo a vedere il sole

Buon pomeriggio amici e followers, ancora chiusi in questa quarantena, o auto isolamento o in qualsivoglia modo lo si chiami, a causa di questo virus “bastardo” che non accenna a scomparire.  Cosa possiamo fare? Mettiamo in atto tutte le strategie possibili per far si che il tempo passi, nel miglior modo possibile, senza annoiarsi e senza cadere nell’ansia e nella paura. Per citare il personaggio di una serie famosa che io amo molto. “Ansia e paura, il lato oscuro esse sono! Cerchiamo di alleggerire un po’ la tensione di questo periodo ovviamente, provando a sorridere comunque. Vi lascio una poesia che ho appena scritto, sperando che vi piaccia.  
TORNEREMO A VEDERE IL SOLE

Torneremo a vedere il sole

quello che ora

possiamo immaginare

o disegnare,

sul foglio,

come i bambini.

La sfera gialla

dai raggi luminosi

ci scalderà

e ci abbronzerà

di nuovo.

Quel medaglione d’oro

stampato nel cielo,

adesso non ci sembra vero,

di non poterlo sentire

scaldare la nostra pelle,

ma non possiamo uscire

 rischiando di finire infettati

e magari non tornare.

Questo virus ci ha

ingabbiati,

ma noi ne usciremo

perché siamo più forti

e invece lui pensava

di averci spaventati!

Torneremo a vedere il sole

Torneremo a respirare il cielo,

purtroppo saremo di meno

ma gli altri li porteremo nel cuore.

Quelli che non ce l’hanno fatta

compiendo il loro dovere

e non chi

si è voluto condannare

sfidando regole

perché si credeva più forte

ed è finito in una bara

lasciando i suoi cari a piangere

la sua stupida morte!

#Iorestoacasa #sconfiggiamoilvirus #insiemesiamopiùforti

Simona del Buono
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