Capitolo uno

Fabbriche 12 ottobre 2010

Il paese era quasi deserto, ormai. Le case chiuse. Le finestre con le persiane stangate. Nessuno per la strada centrale.

Quel posto si animava solo nei mesi estivi e poi tutti se ne tornavano via, ognuno alla propria vita.

Francesco era rimasto l’ultimo ad andarsene, per lui l’addio sarebbe stato definitivo. 

Finì di caricare il suo fuoristrada e poi dette un ultimo controllo alla casa dove era cresciuto. L’indomani, prima di recarsi all’aeroporto, sarebbe passato in agenzia per lasciare le chiavi. Dal momento che, inizialmente sarebbe stato fuori almeno quattro anni, aveva deciso di metterla in affitto e ricavarci qualcosa.

Grazie alla sua laurea in scienze della comunicazione aveva ottenuto un posto di prestigio in una importante azienda del Regno Unito e non ci aveva pensato due volte prima di accettare.

A trentacinque anni suonati  non si era costruito uno straccio di relazione stabile e questo rientrava fra i motivi per cui detestava quel posto.

«Se c’è una civiltà, questo è il paese che ne è più lontano!», rispondeva a chiunque gli chiedesse il motivo del suo allontanamento addirittura fuori dal territorio nazionale.

 

Capitolo due

Marco chiuse lo sportello della bauliera con un colpo che risuonò in tutta la strada. La serratura era difettosa, ma, d’altra parte quella macchina iniziava a portare avanti i suoi oltre dieci anni.

«Arriverà anche il tuo momento, amica mia!», disse mentre saliva al posto di guida.

Stava per avviare il motore quando si sentì chiamare.

«Francesco, aiutami!»

Indispettito, scese di nuovo e si guardò intorno. Non voleva fare la figura del fesso, ma lì non c’era nessuno.

Provò a rispondere. «Chi sei?», disse, ma non ottenne nient’altro che il silenzio.

«Su! Non ho voglia di perdere tempo, sto partendo, dimmi chi sei!»

Silenzio, ancora. La voce rimase muta.

Dette di nuovo uno sguardo nei paraggi e risalì alla guida, deciso questa volta a lasciare il paese senza guardarsi più indietro.

«Domani avrò dimenticato ogni cosa, Fabbriche non riuscirà di nuovo a rovinarmi la vita!», esclamò in uno sfogo liberatorio.

Percorse pochi metri, non più di sei/settecento. Era appena arrivato di fronte alla chiesa principale del paese, quando la voce lo chiamò di nuovo.

«Francesco, aiutami!»

CONTINUA…