Dani accese una sigaretta.

-Adesso che fai? – passò una mano fra i capelli. – Ci vediamo più tardi?

-Dani, no! Non farlo!

-Non fare cosa?

– Non parlare come se noi due fossimo qualcosa.

-Non lo siamo?

-Non lo siamo, non siamo niente noi due, non siamo neanche un noi! Lisa si rivestì e si fermò in piedi guardandolo.

-Non siamo neanche un noi! Ribadí

-Peccato, io credevo…

Non lo fece neanche finire.

-Cosa credevi? Che per due volte che ci siamo un po’ divertiti, fossimo diventati importanti uno per l’altra?

Io non ti amo, non provo nulla, è stato solo sesso e basta!

Dani la guardò per un attimo, poi abbassò il viso.

-Esci da qui Lisa! Esci, veloce per favore! Andò in bagno e senti sbattere la porta della camera. Lisa non rispose, non poteva, aveva gli occhi pieni di lacrime e la gola chiusa da un peso che non poteva esprimere a parole.

Quello era il suo addio per sempre, preferiva farsi odiare e soffrire, lei soltanto.

Da lì a pochi giorni lei e suo marito avrebbero preso un aereo per l’Australia. Non lo avrebbe visto più, allora a che pro dirgli che lo amava e che senza di lui non poteva neanche respirare.

Aveva un contratto che la legava a suo marito, uno di quei contratti che rendono il matrimonio una prigione. Per lei questo era, il suo matrimonio con Giulio, una prigione. Dorata si, ma sempre con le sbarre e attraverso quelle sbarre poteva forse respirare qualche volta, ma scappare no! Non glielo avrebbe permesso.

Dani uscì dal bagno, l’atteggiamento di Lisa e poi tutta quella scena non lo avevano per niente convinto. Accese il cellulare, ma non c’era nessun messaggio, attese.

Lisa fermò l’auto sotto casa ed entrò, l’eco del vuoto le risuonó attorno, non la aspettava nessuno. Non aveva figli, ne un gatto, ne un cagnolino, Giulio non lo aveva permesso, anche questo era nell’accordo. Ma che razza di vita era la sua?

Il display  si accese. Rimase qualche secondo con il telefono fra le mani e la lettera chiusa che le ammiccava davanti.

Aprimi!

Lo spense.

I bagagli erano già stati fatti, l’aereo partiva l’indomani, aveva dimenticato che fosse così presto. Prese di nuovo il telefono e, di nuovo lo rimise sul tavolo fingendo di avere da fare. Suo marito non sarebbe rientrato che a tarda sera.

Prese di nuovo il telefono, c’era ancora la busta sul display, visualizzava così i messaggi.

-Sono sotto casa tua.

-Scendi, devi dirmelo guardandomi negli occhi che non mi ami e che noi due non siamo niente. Che non siamo stati niente quando ci siamo amati! Lisa, per me non è stato solo sesso, io ti amo!

Chiuse il telefono, prese il primo blocco che gli capitó fra le mani.

“Fai ciò che vuoi, la mia prigione è finita, non partirò con te!” furono le uniche parole per Giulio.

Mise la pagina bene in vista, sul tavolo, lasciò le chiavi e tutto il resto, chiuse la porta dietro di se.

La paura le attanagliava il cuore, ma almeno non era più legata a quella vita non sua.

-Dani io…

Dimmi solo cosa siamo noi due.

Lisa si avvicinò a lui e lo baciò, a lungo, quasi fino a perdere fiato.

-Siamo questo.

-Questo è amore!

-Si

-Allora tu…

-Si, ti amo!

-E allora perché?

– Credevo che non fosse possibile, ma ce l’ho fatta, ho spezzato la mia catena e ora sono libera.

-Di amarmi?

-Si, se lo vuoi ancora.

-Lo voglio ancora, lo voglio per sempre.

 

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