A me piace il mare, mi piace guardare le barche che navigano verso l’orizzonte e quelle che tornano in porto, così un giorno mi sono immaginata questa storia, a tratti drammatica, dove il protagonista è un uomo che, attraverso un viaggio sulla sua barca cerca di ritrovare il suo equilibrio.

Un uomo che ha le potenzialità per aspirare a qualsiasi donna voglia, ma che invece si innamora perdutamente e gli succede per due volte…

Simona del Buono

Chapter 1

 

27 aprile 2007

 

Jason aprì gli occhi e di colpo si voltò indietro, era ormai così lontano da apparire un puntino al‐ l’orizzonte, per chi guardava dalla riva.

Con i suoi ventidue metri la Buriel era una splendida barca che sfoggiava vele bianchissime e un motore potente. Aveva una cabina dotata di ogni comfort, un ponte adatto a distendersi al sole ed era facilmente manovrabile anche da una sola persona.

“ Una sola persona…”. Jason sorrise amaramente.

L’aveva chiamata così in onore della donna

che gli aveva rubato il cuore: sua moglie Sylvie Buriel.

Si erano conosciuti a Parigi cinque anni prima. Lui era in città per un viaggio d’affari; lei, nata e cresciuta in uno dei sobborghi, lavorava in una caffetteria.

 

Sylvie Buriel era una ragazza semplice, minuta ma molto carina. Aveva lunghi capelli castani, che portava spesso raccolti per lavoro, e occhi grandi e dolci color marrone; non si truccava molto, non le piaceva apparire, ma era molto brava a rapportarsi con le persone che frequentavano il “Cafè des Artistes”.

Un piccolo incresparsi delle acque calme del Mediterraneo fece sobbalzare la mano con cui Jason afferrava saldamente il timone e la sua attenzione tornò a quell’anello che portava ancora al dito: la sua fede nuziale, che Sylvie, cinque anni prima, nel giorno di Natale, gli aveva infilato all’anulare giurandogli di amarlo per tutta la vita.

 

CAPITOLO 2

 

 01 dicembre 2002

 

Quel giorno Jason era entrato nella caffetteria approfittando della pausa fra una riunione e l’altra, il suo ufficio si trovava nel palazzo proprio di fronte al Cafè, dall’altro lato della strada.

Dopo aver chiesto un caffè in perfetto francese, una delle lingue che parlava fluidamente insieme al tedesco, la sua lingua madre, e all’italiano, si avvicinò alla vetrina e chiese una brioche .

La ragazza, che stava sistemando dei cioccolatini su un vassoio, si girò e gli rispose cordialmente.

Mentre gli passava il piattino con sopra la brioche, i suoi occhi si fissarono in quelli di lui, i più azzurri e intensi che avesse mai visto, mentre Jason, a sua volta, rimase incantato dalla dolcezza di quel volto quasi acqua e sapone.

Rimasero a fissarsi solo alcuni secondi, ma l’imbarazzo fu così evidente che nessuno dei due ebbe il coraggio di dire una sola parola, tranne un,« merci » sussurrato da Jason con un filo di voce.

Jason guardò l’orologio, purtroppo la sua pausa stava per finire, quindi pagò e si diresse all’ingresso.

Mentre apriva la porta a vetri, diede un ultimo sguardo a quella ragazza così semplice e bella, ma lei non se ne accorse.

Non riuscì a pensare ad altro per tutto il resto della giornata.

Il giorno dopo, senza neanche accorgersene, si trovò davanti alla porta del locale alla stessa ora del giorno precedente, agitato come un adolescente alla sua prima cotta.

“ Ma cosa sto facendo qui?” pensò, indeciso se entrare o meno. “Un uomo di quarantadue  anni che pretende attenzioni da una ragazza molto più giovane di lui? Non mi avrà neanche notato ieri”.

Si fece forza, spalancò la porta e… lei lo guardò e gli sorrise.

Il tempo si fermò nuovamente come il giorno prima: quel viso, quegli occhi… come riuscivano a colpire il suo cuore in tal modo?

Si accorse di essersi bloccato davanti alla porta e che la gente stava tentando di richiamare la sua attenzione affinché liberasse il passaggio.

Risvegliatosi come da un sogno, raggiunse il bancone e, con la bocca impastata dall’emozione, si mise davanti a lei e le chiese il solito caffè.

« Bonjour , Monsieur , se è tornato anche oggi allora possiamo dire che il nostro caffè è davvero ottimo!», gli rispose lei con un sorriso semplice e allegro che in un attimo fece volare il cuore di Jason oltre le nubi e ancora più in alto.

Si ricordava di lui, quindi!

« Bonjour , Mademoiselle », rispose Jason, incantato. «Certo, è davvero ottimo. Il mio ufficio si trova dall’altra parte della strada e ho pensato che  non potevo rinunciare a un altro dei vostri fantastici caffè!». Poi prese coraggio e disse: «Mi scusi, sono proprio un villano! Non mi sono ancora presentato, il mio nome è Jason Laurie, abito a Lugano, ma mi trovo qui a Parigi per affari».

«Complimenti, parla bene il francese», disse lei, meravigliata.

«Beh, in effetti me la cavo in francese, inglese e italiano, ma la mia lingua madre è il tedesco».

«Io mi chiamo Sylvie Buriel e sono nata e cresciuta in un sobborgo di Parigi. Lavoro in questa caffetteria e sono laureata in lingue e letterature straniere, quindi anche io me la cavo in inglese, italiano e tedesco. Piacere di conoscerla», rispose lei, per nulla infastidita dall’intraprendenza di Jason.

Gli rivolse il sorriso più dolce che lui avesse mai visto, poi tornò al lavoro, richiamata da altri clienti.

Jason terminò il caffè, pagò e si diresse all’uscita felice come un bimbo che scarta i regali la mattina di Natale!

Si fermò un attimo sulla porta e la guardò: doveva per forza rivederla, parlarle, dirle che dall’istante in cui l’aveva vista non aveva più smesso di pensare a lei.

 

E così fece: per i venti giorni che ancora gli restavano da passare in città non ne fece passare uno senza presentarsi puntuale al Cafè sempre alla stessa ora. Sylvie lo accoglieva con un sorriso più caloroso ogni giorno che passava e, rubando sempre più attimi, cominciarono a conoscersi, a rac‐ contarsi e a condividere i momenti delle loro giornate.

Sylvie era una ragazza semplice e solare e Jason, incontro dopo incontro, ne rimase rapito. Avevano moltissime cose in comune e, nonostante provenissero da mondi completamente diversi, sembrava che si fossero conosciuti da sempre.

Non poteva più tornare indietro, la vita lo aveva fatto cadere nel suo più vecchio e dolce tranello: si era innamorato.

 

 

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