L’erba profumava di mattino, Rose colse i fiori appena sbocciati e li portò in casa.
Il casale era silenzioso, qualunque rumore, anche il più piccolo, si sarebbe notato.
Sentí la pelle aderire alle sue labbra e premere fino a toglierle la possibilità di emettere qualsiasi suono. Il guanto la soffocava, una scossa di taser, puntato contro il fianco, le provocò un dolore terribile. Provo a muoversi ma ne arrivò un altra e un altra ancora. Sentí il corpo cedere progressivamente.
“Zitta! Stai zitta e forse ti lascerò vivere!”
La voce era alterata, il viso nascosto da un passamontagna. Gli occhi non li riconosceva a causa dei suoi, annebbiati dal dolore.
Rose cercò di liberarsi, ma la punta fredda di un coltello sotto la gola le fece cambiare idea.
“Sai che posso ucciderti in qualsiasi momento, non mi sfidare!”
Un altra scossa la paralizzó temporaneamente. L’uomo la trasportò, trainandola per le braccia. Rose sentiva sbattere le gambe e le braccia ovunque, ma senza poter reagire.
“Dimmi dove sono i soldi! Dov’è la cassaforte?”
Non c’è… non c’è nessuna cassaforte qui!”, riuscì a dire con difficoltà. 
“Non prendermi in giro, guarda che è peggio per te! 
Rose gridò, il sangue iniziò a fluire da una ferita vicino al seno sinistro, un taglio con quella lama che prima le aveva puntato sul collo.
Riprese un po’ di forze, solo per dirgli che la cassaforte c’era e si trovava dietro lo specchio della camera. Finí appena la frase, l’uomo la prese e la trascinó di nuovo, questa volta stringendole il vestito dietro al collo e facendola quasi soffocare.
La spinse sul letto e la tramortí ancora una volta con una scossa.
“Adesso stai buona!”, senza smettere di sorvegliarla aprí la cassaforte dopo averla costretta a rivelare la combinazione.
Rose speró che fosse finita.
L’uomo le ordinò di spogliarsi poi, vedendo che non reagiva, iniziò a strapparle il vestito. Lei gridò appena sentí la lama del coltello affondare nel corpo all’altezza dello stomaco.
Respirare si fece più difficile, credere nella vita, quasi impossibile.
Il coltello le affondò di nuovo. Più su, vicino alla gola. Incredibilmente era ancora viva, debole ma viva, viva per sentire i gemiti di lui, mentre se ne approfittava.
Non poteva, non doveva finire così Rose!
Prese il coltello, con le sue ultime forze, lui non se n’era accorto, in preda al tremito. puntò il collo e il sangue uscì a fiotti. Gli aveva tagliato la gola, ma non era bastato a salvarla. Il coltello cadde, il suo braccio pure. Il respiro non si sentiva più. Il silenzio era sceso nel casale. Rose Angelica aveva perso la sua vita, ma non era morta invano.