Vi piacciono gli orologi antichi, quelli sulle torri dei castelli o sui campanili di vecchie chiese? Io li adoro e adoro fotografarli, infatti questo l’ho fotografato ieri in un paese della Garfagnana.

Perché tutta questa premessa? Semplice, perché l’argomento di cui voglio parlare oggi riguarda i miti e le leggende.

Potreste chiedervi cosa possa avere a che fare con la scrittura, ebbene ce l’ha perchè anche le leggende sono storie a loro modo. Sono storie non scritte, ma tramandate di voce in voce, ogni volta, magari con l’aggiunta o il cambio di alcuni particolari, cosicché è successo che alcune storie abbiano più di una versione. 

Se dovessimo posizionarle al giorno d’oggi in un genere, probabilmente sarebbe un misto fra fantasy e paranormale.

Voglio raccontarvene una che riguarda Lucca, e ha a che fare proprio con una torre e un orologio.

Lucida Mansi

La chiamavano “la bella degli specchi” 

Lucida Samminiati, nata nel 1606 si dice avesse fatto ricoprire di specchi un intera stanza della villa Mansi di Segromiglio. 

Giovanissima (circa vent’anni), sposò un tale di nome Vincenzo Diversi, ma rimase presto vedova. Ancora giovane si sposò di nuovo, questa volta con un signorotto ricco e facoltoso, e già quarantenne: Gaspare Nicolao Mansi. Vista la diversità di età, la ragazza si circondò di numerosi amanti e passò la vita fra feste e banchetti e lusso. 

Vita che finì anche per lei piuttosto presto, infatti fu spazzata via da un’epidemia di peste.

Questa era la storia per così dire reale, adesso vi racconto la leggenda.

Lucida Mansi uccise il primo marito, Vincenzo Diversi, per dedicarsi all’amore libero e senza vincoli. Dopo qualche anno si sposò di nuovo, con un signorotto ricco e facoltoso, che le lasciò libertà di costumi. 

Nella stanza di Lucida, diversi amanti transitarono, ma dopo ogni notte finirono ammazzati in un pozzo pieno di spuntoni acuminati.

Un giorno, guardandosi in uno dei molteplici specchi che aveva fatto sistemare ovunque nella villa, notò la prima ruga sul suo viso, segno che la vecchiaia incedeva togliendo spazio alla sua bellezza. 

Lucida pianse disperata, sul suo letto, finchè non le apparve un giovane. Era il diavolo sotto mentite spoglie. Il diavolo le propose ancora trent’anni di bellezza e lusso e amanti, ma allo scadere dell’ultima  mezzanotte del trentesimo anno si sarebbe preso la sua anima.

Lucida accettò senza nemmeno pensarci. Passò il tempo, passarono i decenni fra lusso e feste, tutti invecchiarono e lei rimase bellissima e immutata. Allo scadere dell’ultima mezzanotte, il diavolo tornò per reclamare l’anima promessa. Lucida tentò una corsa disperata su per la torre delle ore, ma l’orologio battè i dodici rintocchi e il diavolo trasformato in mostro la caricò su una carrozza infuocata, corse lungo le mura e andò a finire nel laghetto del giardino botanico. Si dice che ancora oggi se si mette il viso nello specchio d’acqua del laghetto, si possa scorgere quello di Lucida e nelle notti di luna piena, si possa vedere la carrozza infuocata finire nel laghetto. C’è anche chi racconta di aver visto il fantasma della giovane donna aggirarsi per le stanze della villa di Segromigno… ma naturalmente tutto questo è MITO E LEGGENDA

Simona del Buono

 

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