IO SCRIVO - Racconti brevi

Racconti brevissimi

Racconti brevi

da | Apr 12, 2020

Mi chiamavo Rose Angelica

L’erba profumava di mattino, Rose colse i fiori appena sbocciati e li portò in casa.
Il casale era silenzioso, qualunque rumore, anche il più piccolo, si sarebbe notato.
Sentí la pelle aderire alle sue labbra e premere fino a toglierle la possibilità di emettere qualsiasi suono. Il guanto la soffocava, una scossa di taser, puntato contro il fianco, le provocò un dolore terribile. Provo a muoversi ma ne arrivò un altra e un altra ancora. Sentí il corpo cedere progressivamente.
“Zitta! Stai zitta e forse ti lascerò vivere!”
La voce era alterata, il viso nascosto da un passamontagna. Gli occhi non li riconosceva a causa dei suoi, annebbiati dal dolore.
Rose cercò di liberarsi, ma la punta fredda di un coltello sotto la gola le fece cambiare idea.
“Sai che posso ucciderti in qualsiasi momento, non mi sfidare!”
Un altra scossa la paralizzó temporaneamente. L’uomo la trasportò, trainandola per le braccia. Rose sentiva sbattere le gambe e le braccia ovunque, ma senza poter reagire.
“Dimmi dove sono i soldi! Dov’è la cassaforte?”
Non c’è… non c’è nessuna cassaforte qui!”, riuscì a dire con difficoltà.
“Non prendermi in giro, guarda che è peggio per te!
Rose gridò, il sangue iniziò a fluire da una ferita vicino al seno sinistro, un taglio con quella lama che prima le aveva puntato sul collo.
Riprese un po’ di forze, solo per dirgli che la cassaforte c’era e si trovava dietro lo specchio della camera. Finí appena la frase, l’uomo la prese e la trascinó di nuovo, questa volta stringendole il vestito dietro al collo e facendola quasi soffocare.
La spinse sul letto e la tramortí ancora una volta con una scossa.
“Adesso stai buona!”, senza smettere di sorvegliarla aprí la cassaforte dopo averla costretta a rivelare la combinazione.
Rose speró che fosse finita.
L’uomo le ordinò di spogliarsi poi, vedendo che non reagiva, iniziò a strapparle il vestito. Lei gridò appena sentí la lama del coltello affondare nel corpo all’altezza dello stomaco.
Respirare si fece più difficile, credere nella vita, quasi impossibile.
Il coltello le affondò di nuovo. Più su, vicino alla gola. Incredibilmente era ancora viva, debole ma viva, viva per sentire i gemiti di lui, mentre se ne approfittava.
Non poteva, non doveva finire così Rose!
Prese il coltello, con le sue ultime forze, lui non se n’era accorto, in preda al tremito. puntò il collo e il sangue uscì a fiotti. Gli aveva tagliato la gola, ma non era bastato a salvarla. Il coltello cadde, il suo braccio pure. Il respiro non si sentiva più. Il silenzio era sceso nel casale. Rose Angelica aveva perso la sua vita, ma non era morta invano.

Libera di amare

 

– Dani accese una sigaretta.

-Adesso che fai? – passò una mano fra i capelli. – Ci vediamo più tardi?

-Dani, no! Non farlo!

-Non fare cosa?

– Non parlare come se noi due fossimo qualcosa.

-Non lo siamo?

-Non lo siamo, non siamo niente noi due, non siamo neanche un noi! Lisa si rivestì e si fermò in piedi guardandolo.

-Non siamo neanche un noi! Ribadí

-Peccato, io credevo…

Non lo fece neanche finire.

-Cosa credevi? Che per due volte che ci siamo un po’ divertiti, fossimo diventati importanti uno per l’altra?

Io non ti amo, non provo nulla, è stato solo sesso e basta!

Dani la guardò per un attimo, poi abbassò il viso.

-Esci da qui Lisa! Esci, veloce per favore! Andò in bagno e senti sbattere la porta della camera. Lisa non rispose, non poteva, aveva gli occhi pieni di lacrime e la gola chiusa da un peso che non poteva esprimere a parole.

Quello era il suo addio per sempre, preferiva farsi odiare e soffrire, lei soltanto.

Da lì a pochi giorni lei e suo marito avrebbero preso un aereo per l’Australia. Non lo avrebbe visto più, allora a che pro dirgli che lo amava e che senza di lui non poteva neanche respirare.

Aveva un contratto che la legava a suo marito, uno di quei contratti che rendono il matrimonio una prigione. Per lei questo era, il suo matrimonio con Giulio, una prigione. Dorata si, ma sempre con le sbarre e attraverso quelle sbarre poteva forse respirare qualche volta, ma scappare no! Non glielo avrebbe permesso.

Dani uscì dal bagno, l’atteggiamento di Lisa e poi tutta quella scena non lo avevano per niente convinto. Accese il cellulare, ma non c’era nessun messaggio, attese.

Lisa fermò l’auto sotto casa ed entrò, l’eco del vuoto le risuonó attorno, non la aspettava nessuno. Non aveva figli, ne un gatto, ne un cagnolino, Giulio non lo aveva permesso, anche questo era nell’accordo. Ma che razza di vita era la sua?

Il display  si accese. Rimase qualche secondo con il telefono fra le mani e la lettera chiusa che le ammiccava davanti.

Aprimi!

Lo spense.

I bagagli erano già stati fatti, l’aereo partiva l’indomani, aveva dimenticato che fosse così presto. Prese di nuovo il telefono e, di nuovo lo rimise sul tavolo fingendo di avere da fare. Suo marito non sarebbe rientrato che a tarda sera.

Prese di nuovo il telefono, c’era ancora la busta sul display, visualizzava così i messaggi.

-Sono sotto casa tua.

-Scendi, devi dirmelo guardandomi negli occhi che non mi ami e che noi due non siamo niente. Che non siamo stati niente quando ci siamo amati! Lisa, per me non è stato solo sesso, io ti amo!

Chiuse il telefono, prese il primo blocco che gli capitó fra le mani.

“Fai ciò che vuoi, la mia prigione è finita, non partirò con te!” furono le uniche parole per Giulio.

Mise la pagina bene in vista, sul tavolo, lasciò le chiavi e tutto il resto, chiuse la porta dietro di se.

La paura le attanagliava il cuore, ma almeno non era più legata a quella vita non sua.

-Dani io…

Dimmi solo cosa siamo noi due.

Lisa si avvicinò a lui e lo baciò, a lungo, quasi fino a perdere fiato.

-Siamo questo.

-Questo è amore!

-Si

-Allora tu…

-Si, ti amo!

-E allora perché?

– Credevo che non fosse possibile, ma ce l’ho fatta, ho spezzato la mia catena e ora sono libera.

-Di amarmi?

-Si, se lo vuoi ancora.

-Lo voglio ancora, lo voglio per sempre.

La volta che Fantozzi navigò in internet

 

La signora Pina e Uga, la nipotina, erano uscite insieme e sarebbero state fuori per almeno due ore. Fantozzi si era ritrovato, così, libero di andare a curiosare nella stanza della nipote ormai adolescente.

Fantozzi non si spiegava come potesse, anche lei, avere una vita “sessuale” anche sé la Pina gli ripeteva ogni volta che era una babbui… ehm una bambina come tutte le altre

Non si poteva certo dire che Uga fosse bella, ma… nemmeno piacente… nemmeno un tipo! Insomma era proprio brutta, ma brutta sul serio! Quasi peggio della madre, il che era tutto dire!

Ugo entrò di soppiatto nella stanza e rimase sbalordito dai poster appesi alle pareti, poi voltandosi verso il tavolo, vide un oggetto misterioso: IL PERSONAL COMPUTER!

Si ricordò di averne visti altri negli uffici della megaditta, ma lui se ne era sempre tenuto rispettosamente a distanza.

Fantozzi, da prima ci girò intorno con timore, senza realmente avvicinarsi, poi la curiosità ebbe il sopravvento sulla sensazione di rassegnata inferiorità che sempre lo affliggeva al cospetto di oggetti sconosciuti.

Si sedette di fronte alla scrivania ma pian piano il tavolo divenne sempre più alto e lui più basso fino a scivolare completamente. Dopo essersi rialzato da terra provò a rimettersi seduto e questa volta rimase nella postazione.

Digitò un tasto a caso sulla tastiera. Un riquadro si aprì sullo schermo e nel riquadro si formò la scritta che lui drammaticamente conosceva fin troppo bene: MERDACCIA!

Fantozzi  indietreggiò all’improvviso e pensò: “ma come fa a saperlo…”

Il computer rispose: “LO SO E BASTA!

“Chi ha parlato?”, domandò Ugo.

“Sono stato io! Sono la voce del computer!”

“Piacere, ragionier Ugo Fantozzi!” tendendo la mano verso lo schermo (non dà la mano)

“Fantocci usi il mouse!”, rispose la voce.

“No, veramente è FantoZZi con due zeta!”, puntualizzò voltandosi il berretto fieramente.

“E poi, scusi mi da del tu?», aggiunse.

“E’ congiuntivo, merdaccia!”

“Badi a come parla!” Lei non sa chi sono io!”, ringhiò, iniziando ad essere leggermente alterato.

Il computer rispose di nuovo: “Si che lo so, sei una mer…”, a quel punto Fantozzi tolse definitivamente il volume a quella voce impertinente e maleducata.

Non si sa come, ma riuscì a trovare l’accesso ad internet e iniziò ad esplorare foto e siti.

Vide delle foto che lo fecero andare su di giri. Era già linguato e andò in bagno a rendersi più presentabile. Si lavò e rasò in appena tre secondi e si tirò addosso mezza bottiglia di quella terribile colonia che sua moglie gli aveva regalato il natale precedente. Si guardò allo specchio abbastanza soddisfatto, poi guardò nei pantaloncini e lì crollò mestamente tutta la sua esultanza.

Decise di ritornare nella stanza di Uga, ma dopo appena cinque minuti che aveva ripreso a guardare le foto, di nuovo linguato e ingalluzzito come un dongiovanni  navigato, sentì la chiave girare nella toppa e le voci di Pina e sua nipote Uga.

Per far si che non lo scoprissero, dopo alcuni secondi di terrore dipinti sul suo volto, si buttò con tutto il monitor, sotto il piumone del letto, senza accorgersi che la nipote, entrata di soppiatto, senza parlare, lo stava fissando.

Fantozzi, rosso come un peperoncino di cayenna, in viso, iniziò a incespicare con le parole. Disgraziatamente aveva riattivato il volume del computer e lo aveva alzato al massimo.

La voce iniziò a parlare, sempre più forte.

“FANTOCCI!” LA SMETTI DI GUARDARE LE DONNE NUDE!”

Fantozzi ebbe la sua solita reazione sottomessa.

“Ma mi da ancora del tu!”
No è congiuntivo merdaccia MERDACCIA! MERDACCIA ! MERDACCIA….

“COME E’ UMANO LEI!!!, rispose e poi aggiunse.

“Ma puttana evaaaaaaa!

Buttandosi per la vergogna, dal terrazzino della camera finì sul 57 barrato delle colline.

Cambio al vertice

“Ma tu sei fuori di testa!”, tuonò Alan.

“Perché?”

“Come fai anche solo a pensare una cosa del genere! Io che da qua mi muovo, prendo l’aereo e torno fra le nebbie milanesi! Credimi, da qua nessuno mi schioda, non ci penso nemmeno!”, rispose John, piuttosto seccato dalla chiamata.

“Capo, ma per certe questioni serve la tua firma, servi tu! Non ti dico mica di restare, prendi un aereo, arrivi  leggi due rapporti, firmi e te ne rivai da dove sei venuto, che poi se dobbiamo dirla tutta, tu laggiù ci vivi con i soldi della società, mentre noi siamo qua e non ci dai nemmeno le ferie quando ci spettano!”

“Ti dimentichi che la società è mia, tu hai solo una percentuale minore quindi vedi di stare nel tuo e non assumerti meriti che non ti spettano.  Quando me ne sono andato ho impostato tutto: deleghe, compiti, affidi e gradi di decisione proprio perché non volevo avere noie e tu mi chiami per una cazzo di firma su un rapporto? Risolvila da solo o considerati fuori dal team! Adesso chiudo che ho due appuntamenti a cui non posso e non voglio mancare! Se ti azzardi di nuovo a chiamarmi  sarà peggio per te!”

“Va bene!”, rispose e scaraventò il cellulare contro il muro.

“Che ti ha detto John?” domandò Mara, vedendo il cellulare a terra ridotto a briciole.

“Niente, Mara, quello è talmente stronzo!”, poi si accorse di aver fatto una mezza gaffe “Oddio scusami non volevo, state insieme, non dovevo parlare così.

“Non importa Alan, non credo che la nostra relazione abbia basi solide, io sono qui e lui é dove sai, quanto credi che gliene importi di me?”, si sentiva ferita anche se non voleva darlo a vedere. Lei e John si erano sposati, ma poi lui aveva preteso la libertà di vivere come e dove voleva e allora che significato aveva avuto sposarsi.

“Mara, sinceramente non so che pensare, alla fine l’azienda è sua per la maggioranza, ma sembra che a lui non gliene importi nulla, farò da solo, come ho sempre fatto del resto!  Pensa, mi ha pure minacciato dicendo che se non avessi risolto la questione da solo avrei dovuto considerarmi fuori dal team. E intanto lui si gode le isolette del pacifico, i massaggi, la piscina e…”

“E cosa?”, disse Mara.

“No, niente!”, non poteva dirle altro.

“Alan, puoi dirmelo, pensi davvero che io non sappia che mio marito si diverte allegramente, sapendo che io sono qua e non posso vederlo?

” Mara, mi dispiace, ma credo che lui non ti stia rispettando, come non rispetta nessuno di noi. Sono mesi che non ci facciamo un solo giorno di riposo, mesi che tutti quanti lavoriamo senza sosta, ho sentito del malcontento anche fra gli altri del team, dobbiamo fare qualcosa!”, propose.

“Hai ragione Alan e forse io so come fare: possiamo togliergli la sua quota, lui ha delegato tutto come ha poco fa detto al telefono e noi lo lasceremo in mutande! Voglio vedere poi come riuscirà a mantenersi nella sua vacanza!”.

“Puoi farlo?” le domandò Alan incredulo.

“Certo che posso!” Lui ha disposto tutto ma ha commesso una leggerezza, mi ha dato più potere di quanto creda, questo errore gli costerà il posto in azienda e molto altro.

La sabbia, il mare, i massaggi.. John era veramente preso dal suo paradiso terrestre, ma un pensiero lo riportò con i piedi per terra.

“Forse avrei fatto meglio a tornare, almeno un paio di giorni! Ho un dubbio atroce e ho paura che mi crei qualche problema! “; pensò fra se, mentre si preparava per la cena di gala nel club esclusivo del suo hotel

” John sei pronto?” domandò Janis  dopo aver bussato alla porta della sua suite.

“Si quasi, ma entra pure è aperto!”, Janis era bellissima, capelli lunghi e neri, lucidi e morbidi le contornavano le spalle lasciate nude dal vestito. Si avvicinò a lui e iniziò a stuzzicarlo.

“Janis per favore, così non arriveremo mai in tempo!”, ma inutile, lei non aveva nessuna intenzione di smetterla.

“E adesso? le disse John mentre si accendeva una sigaretta dopo aver fatto l’amore.

” Adesso lo rifacciamo!”, rispose lei.

Ormai la festa era caduta nel dimenticatoio, la loro notte d’amore li aveva trasportati altrove.

“Paga con contanti o carta?”

“Che?”, rispose John sovrappensiero.

“Paga con contanti o carta?”

“Carta!” rispose questa volta a tono e tolse la tesserina dal portafogli.

La ragazza strisciò la carta sul POS.

“Signore questa carta è vuota, non ne ha un altra?”, John la guardò sgranando gli occhi.

“Come vuota? Controlli meglio, non può essere vuota, quella carta ha credito illimitato, non può assolutamente essere come dice lei, vedrà che il suo POS è rotto!

La ragazza provò di nuovo.

“Signore non è il mio terminale il problema, ma la sua carta che è vuota! Può darmene un altra?”, iniziando a spazientirsi.

“Va bene, provi questa, con questa non dovrebbe avere problemi!”

“Signore, forse è meglio che chiami qualcuno che possa garantire per lei, anche questa carta è vuota, lei non ha denaro per pagare il conto! Se non lo fa sarò costretta a chiamare la polizia!”

“Signorina, ma sta scherzando? Io sono un titolare d’azienda in Italia, probabilmente c’è qualche malfunzionamento con il collegamento internazionale, vedrà si risolverà tutto in pochissime ore!”

“Va bene, aspetteremo, ma per adesso deve lasciarmi qualcosa in garanzia, per favore mi lasci il passaporto, le assicuro che non appena avrà saldato glielo restituirò!”

“Lei non può farmi questo?”

“Certo che posso! Altrimenti chi mi garantisce che lei non se ne andrà via lasciando il conto in sospeso? Con il passaporto in ostaggio almeno sono sicura che non andrà da nessuna parte.

John, prese il passaporto dalla valigia e lo pose sul bancone della reception.

“Ok allora adesso può andare a provare a risolvere il suo problema, sappia però che ha solo dodici ore di tempo, poi: o paga i € 6.000 euro che ci deve o chiamerò la polizia.

John uscì dall’hotel sommerso dalle domande che affollavano la sua mente: cosa poteva essere accaduto, dove erano finiti tutti i suoi soldi?

Prese il cellulare e chiamò Alan.

“Alan mi spieghi cosa avete combinato? Stavo per pagare e non ho più un centesimo sulle carte di credito!”

“John, sono Mara, te lo spiego io cosa è successo: ti abbiamo estromesso, tu da oggi non hai più nessuna autorità, nessun potere decisionale e le tue carte sono state svuotate e disattivate, la colpa è solo tua, dopo questa chiamata disattiveremo anche la tua scheda telefonica, il telefono te lo lasciamo, ma non provare a contattarci mai più, hai finito di fare il traditore e di spassartela con i soldi aziendali, da oggi in poi dovrai cavartela da solo. Ah dimenticavo, ti arriverà il conto dell’avvocato per il divorzio, ma non preoccuparti, non voglio nessun mensile, quello che volevo l’ho già avuto, addio!”

John rimase interdetto, avrebbe voluto rispondere, spiegarle, o provare a risolvere, ma Mara aveva già chiuso la chiamata e adesso erano veramente cavoli amari!