Buon pomeriggio, oggi torniamo a bomba sull’argomento scrittura.

Mi sono resa conto, girando fra i vari gruppi social dove vengono postati estratti di romanzi, o racconti o pezzi nati lì per lì su richiesta, che le persone si soffermano su caratteristiche specifiche: punto di vista, show don’t tell, il tutto usando un linguaggio stringato come quello dei telegrammi di una volta. Come se scrivere punto di vista invece che pov avesse un costo in denaro per ogni singola lettera. Tutti quanti lì intenti a snocciolare sigle, nomi, tecniche e nessuno che si prenda più la briga di leggere ed emozionarsi per ciò che un pezzo trasmette. “Qui manca questo, lì manca quello”, “un testo senza questo e quest’altro non lo prendo neanche in considerazione!”

Forse sarò  ripetitiva, ma come scrissi qualche giorno fa in un altro articolo, non credo che Manzoni, o Tolstoj o Dumas badassero al pov o al sdt, non credo che nei salotti letterari del tempo, si snocciolassero meriti su corsi di scrittura creativa. Scrivevano e basta! E ciò che ne è uscito lo consideriamo tutt’oggi capolavoro. Allora mi chiedo, saremo noi, autori della generazione degli anni venti del duemila, che facciamo troppo gli schizzinosi e che forse dovremmo metterci a scrivere semplicemente senza fare troppo i saccenti, visto che chi ci ha preceduto è osannato tutt’oggi, mentre noi che badiamo a tutti questi tecnicismi ancora non siamo arrivati da nessuna parte? 

Ecco il significato del titolo di oggi: tutte queste tecniche di narrazione, tutti questi maestri e nessuno che scriva più con naturalezza e spontaneità,  e poi succede che si legge un libro e ci sembra artefatto!

Simona del Buono